Foto Ansa

l'intervento

Scongiurare la nascita della repubblica giacobina dei magistrati

Marcello Pera

I sostenitori del No  hanno così pochi argomenti che possono vincere solo trasformando la campagna referendaria in una crociata antigovernativa

Sul piano della valutazione del contenuto della riforma sulla separazione delle carriere, i sostenitori del No hanno così pochi argomenti che il procuratore Gratteri, con sprezzo del ridicolo, si è ora inventato che la separazione aumenterebbe le parcelle degli avvocati, mentre invece se il pubblico ministero andasse in giro a cercare non solo prove di accusa ma (come notoriamente fa il Gratteri) prove a discarico dell’imputato, ecco che il cittadino non solo si sentirebbe più garantito ma risparmierebbe anche un mucchio di soldi.

Con arditezze logiche come queste i sostenitori del No possono vincere il referendum con un mezzo solo: metterla in politica e trasformare la campagna referendaria in una crociata antigovernativa. Dicendo, ad esempio, che con la riforma si sottopone il pubblico ministero al governo (anche se non c’è scritto da nessuna parte), si indebolisce la lotta alla mafia (anche se le due cose sono connesse come il cavolo e la merenda), si agevola il fascismo (anche se quello introdusse l’unicità delle carriere). Potrebbe funzionare. Se mettete assieme Fratoianni e Bonelli con Renzi e Boschi, Schlein e Conte, e se aggiungete tutte le masse no Trump (è il caso del professor Mario Monti), no Israel, no Tav, no Olimpiadi, no Ponte, no Kyiv, no Pucci e no Venezi, pro pace e pro Pal, più ovviamente tutti i sinceri democratici antifascisti, è possibile che almeno per un giorno l’ircocervo del No si trasformi in un grazioso bambi allegro e in grado di vincere anche alle successive elezioni politiche.

Due conseguenze sarebbero catastrofiche.

La prima riguarda il governo dell’Italia. E’ un fatto difficile da negare che Giorgia Meloni ha assunto un ruolo e un peso internazionale quasi mai visto prima. La nostra presidente si è conquistata i galloni in Europa e in America, ha assunto una statura che la rende protagonista, ha mostrato determinazione, si è imposta dicendo sì e no, ha proposto soluzioni poi condivise come quelle sulle immigrazioni clandestine e quando ha affrontato enormi crisi storiche come quella transatlantica lo ha fatto in nome di una ricercata unità dell’Occidente, anziché schierando le nostre truppe ai confini degli Usa (come forse il professor Monti avrebbe desiderato). Certamente ci sono luci e ombre (frase ovvia e stupida), ma in termini di stabilità politica e finanziaria, coesione sociale, parametri economici, il risultato è sicuramente un successo. Se ora pensate a un governo con Conte agli Esteri, Fratoianni o Bonelli agli Interni, Boccia all’economia, Renzi agli affari suoi e Boschi dove le pare, avrete l’immagine di un disastro. Via dall’Europa (saremo pacifisti), distinta, distante e lontana dall’America (saremo democratici), aperta ai cinesi (marceremo sulla via della seta), simpatetica con Putin (un pezzo di Ucraina non si nega a nessuno, basta chiedere educatamente), l’Italia tornerebbe un’espressione geografica, tutta sole, mandolino, carloconti e sanremi.

La seconda catastrofe di un eventuale No al referendum riguarda la nostra politica e sarebbe peggiore della prima. Nascerebbe la repubblica giacobina dei magistrati, Mani Nostre dopo Mani Pulite. Intoccabile la costituzione per omnia saecula, inimmaginabile un Consiglio superiore della magistratura diverso da una bisca clandestina di posti, irriformabile il sistema delle correnti-cosche che obbliga i magistrati a iscriversi ad un sindacato per avanzare in carriera, esondazioni delle toghe sulla volontà politica, pareri preventivi e obbligatori su qualunque norma venga in mente al Parlamento, pena scioperi eversivi, garanzie stravolte all’insegna del “Ti sbatto in galera se non confessi”, economia stagnante, investimenti scappati, piani regolatori delle città spazzati via, politiche migratorie solo con benestare preventivo. La magistratura organizzata diventerebbe un partito radicale, opaco e violento, in grado di imporre sempre la propria volontà, curante permanente del proprio interesse, mai, o solo di risulta, quello dei cittadini. Se il popolo locutus est, chi potrebbe obiettare? Resterebbero solo i controrivoluzionari, i disadattati, gli indocili, cioè tutti noi povericristi che ancora serbiamo qualche parvenza di cultura liberale. Ma siamo avvertiti: o staremo zitti e ci sottoporremo o tutti in galera!

L’Associazione nazionale magistrati, nel sovrano silenzio delle sovrane magistrature che la temono, si è presa una responsabilità enorme. Contro il popolo italiano ha anticipato il Vannacci contro il governo: si è fatta partito politico. Sembra incredibile. Mentre capisco benissimo i magistrati a difesa dei loro privilegi e alla ricerca di nuovi poteri, non capisco per nulla lo spiritato dottore Cesare Parodi presidente-prigioniero della Junta revolucionaria dell’Associazione. Come è possibile che uno che parla come lui sia anche solo un magistrato italiano? Come è pensabile che, terminata la carica, diventi un magistrato credibile?

La segretaria del Pd Elly Schlein si illude. Ignara della storia italiana anche recente, poco addentro alla materia, palesemente disinteressata al tema, pensa di servirsi dei magistrati come dei facinorosi nei cortei violenti. Come Renzi, che pensa di fare lo stesso per accomodarsi al governo, naturalmente per poi sbarazzarsi del governo. Si sbaglia tragicamente Elly Schlein: se vince il No, non vince lei, al contrario, anche lei andrà al guinzaglio. I Parodi, quelli veri, sarebbero i veri trionfatori e le darebbero l’agenda da leggere e il programma da compitare.

E allora? Allora, se questo è il terreno scelto dai magistrati e dalla sinistra, c’è da chiedere alla maggioranza di governo che cosa pensa di fare. Al momento, seriamente impegnati nella campagna referendaria vedo solo gli ex riformisti del Pd estromessi dal Pd. Gli altri ancora non ci mettono la faccia. Ma se sei maggioranza di governo, se gli avversari dicono che il bersaglio è proprio governo, come fai tu a stare zitto o a giocare solo di flebile rimessa? Occorrerà pure qualcuno che spieghi bene il contenuto della riforma a quella maggioranza di italiani che pensano che la differenza fra magistrati giudicanti e magistrati requirenti sia roba da Ruota della fortuna e chiamano “giudici” indifferentemente gli uni e gli altri. E soprattutto occorrerà che qualcuno spieghi la posta in gioco del referendum, che riguarda la nostra libertà e la nostra civiltà. Penso, spero, che verrà fatto. Se no, tanto vale seguire l’invito di Voltaire: andiamo a coltivarci il giardino.

Di più su questi argomenti: