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Editoriali
Glovo sotto controllo giudiziario. La procura di Milano esonda sui rider
Il pm Storari entra a gamba tesa nel mercato del lavoro e si sostituisce al Parlamento. È l'ennesima incursione della magistratura in un terreno che non le compete, quello della regolazione del lavoro nella gig economy
La procura di Milano entra di nuovo a gamba tesa nel mercato del lavoro. Il controllo giudiziario imposto dal pm Paolo Storari a Foodinho-Glovo per il presunto sfruttamento di circa 40 mila rider, accompagnato dall’ordine di stabilizzarli tutti, non è solo un’iniziativa repressiva: è l’ennesima incursione della magistratura in un terreno che non le compete, quello della regolazione del lavoro nella gig economy. Il punto non è negare l’esistenza di compensi bassi o condizioni di lavoro discutibili. Il punto è capire se imporre alle aziende (come Glovo) l’assunzione dei rider sia davvero la soluzione. Come ha ben evidenziato il giuslavorista Pietro Ichino in un intervento pubblicato su Lavoce.info, il caso Just Eat sembra dimostrare il contrario: l’assunzione dei rider con contratti da lavoro dipendente ha significato meno flessibilità, più costi e soprattutto meno rider. Molti (circa il 70 per cento) sono rimasti esclusi. Qui sta l’equivoco di fondo: si continua a ragionare come se il diritto del lavoro fosse una leva morale e non uno strumento economico.
Imporre una “camicia di forza” contrattuale non crea automaticamente diritti, spesso distrugge opportunità. Il risultato non è lavoro migliore, ma meno lavoro. Non a caso la questione è oggi affidata alla politica. Nel 2024 il Parlamento europeo ha adottato una direttiva sul lavoro tramite piattaforme digitali che impone agli stati membri di legiferare entro la fine del 2026 proprio sull’inquadramento dei rider. E’ il riconoscimento esplicito che servono soluzioni normative nuove, capaci di tenere insieme autonomia e tutele. La soluzione, dunque, non è imporre l’assunzione generalizzata con contratti subordinati, ma introdurre nei rapporti di lavoro autonomo protezioni essenziali proprie del lavoro dipendente: compensi minimi, assicurazioni, limiti al potere algoritmico. Questo è il compito della politica. Quando a farsene carico sono le procure, il rischio non è solo lo sconfinamento istituzionale, ma quello – molto concreto – di lasciare molti rider semplicemente a piedi.