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Apocalisse delle toghe

Il referendum secondo i profeti del No: non si vota sulla giustizia, ma sulla fine del mondo

Andrea Minuz

Il povero elettore pensava di doversi esprimere sulla macchina della giustizia, invece è chiamato sulle barricate come un riservista della Resistenza, Brigata Gratteri

L’adunata contro la riforma della giustizia pesca come da copione tra le file della Società Civile e della Meglio Gioventù: attori, cantanti, scrittori, mondo accademico, superstar dei talk-show e donazioni dell’Ordine dei giornalisti. E chissà cosa ci riserverà Sanremo! Un Fedez, un J-Ax, un Can Yaman che buttano lì un richiamo all’emergenza democratica. Chissà. Sono tanti i testimonial volontari dell’Associazione nazionale magistrati. Tutti in vetrina su Instagram o YouTube, in una clip per Articolo 21, intervistati da Rep., ospiti da Gruber, Floris, Berlinguer. Tutti a decantare le ragioni del No ma soprattutto le paure del Sì. Ai primi posti, in ordine sparso: fascismo e nazifascismo, il ritorno del regime, i Padri Costituenti che piangono, lo sfregio alla Costituzione più Bella del mondo, lo spettro di giudici estratti a sorte sulla ruota di Bari con una slot machine smossa da quelli di CasaPound. Poi anche generiche “diseguaglianze”, Orbán, Trump e l’Ice che ci spara per le strade con il via libera di Nordio (copyright Rocco Maruotti, segretario Anm). Il povero elettore pensava di doversi esprimere sulla macchina della giustizia, invece è chiamato sulle barricate come un riservista della Resistenza, Brigata Gratteri

“Io sono figlia delle Quattro Giornate di Napoli”, dice Marisa Laurito, “so di quali sacrifici è fatta la Costituzione, per questo voto No”. Si andrà a votare contro il fascismo e contro Meloni e per il free speech di Barbero. O si andrà a votare Sì per Meloni e contro i magistrati rossi. Poco cambia. Quel che conta è che il referendum sulla giustizia, della giustizia, non parla quasi mai se non per apocalissi e finimondo. Sarà la fine dell’imparzialità del giudice. Sarà la fine dell’indipendenza della magistratura. Sarà la distruzione del Csm. Sarà che “non essendo un giurista non saprei addentrarmi ulteriormente nella materia”, dice Alessandro Gassmann, spiegando perché vota No. E’ una lunga riflessione “social” in cui dice che dopo il “disastro del fascismo” e la distruzione del paese, oggi c’è chi vuole cambiare la Costituzione “senza avere assolutamente nessuna delle qualità delle grandi donne e uomini che la scrissero”. Siamo nani sulle spalle dei Costituenti. Finché non nascono altri Sturzo e Togliatti la Carta non si tocca. In tv Floris sfodera una grafica memorabile: “Padri Costituenti contro Sostenitori del Sì”. Sembra una puntata di “Ciao Darwin”: di qua Calamandrei, Terracini, Einaudi, Lussu, di là Delmastro, La Russa, Augusta Montaruli. Da chi comprereste un’auto usata? Mai però è dato sapere cosa penserebbero i Padri costituenti dei processi più lunghi d’Europa, di un’Italia che spadroneggia nelle classifiche su “tempi e costi delle controversie della giustizia”. Mah.

Colpisce però – per esempio rispetto al referendum di Renzi – l’attorcigliamento, la meditazione con cui si arriva alla sofferta decisione (“in questo video vi spiego perché ho deciso di votare No”). Segno che la Giustizia, qualche problemino ce l’ha. Ma che importa. Bisogna dare una sberla elettorale a Meloni. Bisogna fermare la deriva autoritaria. Sabina Guzzanti si affaccia su Instagram, scarmigliata, forse appena alzata, e le tira giù tutte, anche “Meta che mi bannerà il video”. Anche il colonialismo e la stolen land di Billie Eilish: “Questa è una riforma che vogliono fascisti, nazisti, colonialisti e razzisti”. C’è aria di Gaza anche qui. Genocidio delle toghe.

 

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