La psicosi del fronte del No, tra il fantasma di Dell'Utri e le bufale
L’ex senatore azzurro scambiato con suo fratello a un evento di FI sulla riforma. Ma anche la confusione su un presunto protocollo per fare propaganda al Sì nelle scuole e l'allarme (già sgonfiato) sul software spia nei pc dei magistrati. Le verifiche ridimensionano tutto, ma di rettifiche neanche l’ombra
Tra allucinazioni e bufale, il fronte del No al referendum è sempre più scatenato. Sabato è diventata virale la notizia della presenza di Marcello Dell’Utri all’evento organizzato da Forza Italia a Roma sulla riforma costituzionale. “C’è Marcello Dell’Utri, in seconda fila, quasi irriconoscibile”, ha scritto Conchita Sannino su Repubblica, soffermandosi sulla condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa subita dal co-fondatore di Forza Italia. Peccato che il Dell’Utri presente all’evento non fosse Marcello, ma il fratello gemello Alberto. Non un Marcello “irriconoscibile”, quindi, ma proprio un’altra persona. Infatti, il giorno dopo Repubblica si è affrettata a rimuovere l’articolo online (“Ops! Pagina non trovata”, è il messaggio che appare). Nessuna rettifica da parte del quotidiano, né da chi aveva già rilanciato la notizia sui social, come il direttore del sito del Fatto quotidiano Peter Gomez: “Tajani all’evento per il Sì con Dell’Utri in platea”. Anche questo tweet è stato rimosso, senza però alcuna rettifica. Così la notizia secondo la quale Marcello Dell’Utri fosse riapparso per sostenere la riforma Nordio si è comunque diffusa a macchia d’olio sul web, tra insulti e slogan: “La riforma piace ai condannati per mafia”.
Sempre sabato si è diffusa un’altra bufala, lanciata stavolta dal Fatto e da Domani, quella secondo la quale la Camera penale di Catanzaro avrebbe firmato un protocollo con “l’osservatorio Miur” per tenere degli incontri in alcune scuole superiori incentrati sulle ragioni del Sì al referendum. Gli articoli sono stati rilanciati dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, e la sezione distrettuale di Catanzaro del sindacato delle toghe è pure intervenuta con un comunicato stampa, “invitando il Miur e le istituzioni scolastiche ad assicurare sempre il pieno rispetto dei princìpi del pluralismo e della libertà di opinione nella formazione degli studenti”. Peccato, anche qui, che la notizia si sia rivelata basata su un errore grossolano: i quotidiani hanno infatti confuso “l’Osservatorio Miur” con una struttura del Ministero dell’Istruzione e del Merito, la cui sigla appunto non è più Miur dal 2020, bensì Mim. In realtà, l’Osservatorio Miur è una struttura interna alla Camera penale di Catanzaro, composta da avvocati penalisti, che da anni promuove incontri didattici rivolti agli studenti delle scuole secondarie incentrati sui princìpi costituzionali fondamentali del sistema penale e sul giusto processo. “L’accordo fra ministero dell’Istruzione e del Merito e Camera penale di Catanzaro per fare propaganda nelle scuole a favore del Sì al referendum sulla riforma della giustizia è una ‘bufala’”, ha dichiarato in una nota il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. “Chissà se chi ha diffuso questa notizia, in alcuni casi con tanto di mia foto in evidenza, avrà l'onestà di riconoscere il proprio errore”, ha aggiunto. Ma di rettifiche neanche l’ombra.
L’altra bufala rilanciata dal fronte del No nelle ultime ore è quella (annunciata) del programma Report, che ha parlato di un presunto spionaggio di massa dei magistrati da parte del governo. Come già evidenziato su queste pagine dal consulente informatico Giuseppe Dezzani, che con le procure ci lavora, il software in questione (per giunta definito da Report “sistema operativo”, a conferma della grande confusione in materia informatica) è in realtà un comune programma di gestione, aggiornamento e assistenza da remoto dei pc in tutte le organizzazioni pubbliche e private. Non è neanche vero, inoltre, che il tecnico che opera da remoto “non lascia tracce”, come sostenuto da Report, visto che ogni attività svolta da remoto viene tracciata in un file log del computer. Come se non bastasse, la procura di Roma ha svolto accertamenti dai quali “non sono emersi profili penalmente rilevanti rispetto al rischio di vulnerabilità informatica del sistema”. Nonostante ciò, la notizia dei “magistrati spiati dal governo” è diventata realtà inscalfibile.
Il colmo è che, in seguito alla messa in onda della puntata di Report, l’Anm ha chiesto nuovamente chiarimenti al ministro della Giustizia Nordio. Ma per avere rassicurazioni i magistrati potrebbero rivolgersi direttamente ai loro colleghi della procura di Roma.