L'editoriale dell'elefantino

Mozzorecchi in guanti bianchi a Crans-Montana

Giuliano Ferrara

Dal garantismo sussiegoso alla bestialità demagogica. Il governo muove guerra diplomatica e morale alla Svizzera perché un tribunale fissa una cauzione  per la libertà  degli indagati. Siamo un paese folle, costruito sulla gogna  per i presunti colpevoli 

Tanto valeva impiccare i coniugi Moretti al primo albero. Una cosa spiccia ma agile, semplice, corrispondente al sentimento generale verso il capro espiatorio prima e al di là di ogni regola e accertamento di responsabilità. Siamo un paese folle, costruito sulla gogna pubblica per i presunti colpevoli e sull’unità operativa e di carriera di chi accusa e di chi giudica, abbiamo l’abominio rigurgitante del carcere afflitto dalla piaga della custodia preventiva, e nel pieno di un referendum che si vuole riformatore della giustizia sommaria il governo si improvvisa sceriffo. Il capo del governo e il ministro degli Esteri, figlioccio di Silvio Berlusconi e di trent’anni di guerra intorno alle esondazioni della giustizia e al penalismo politico vendicativo, suffragato dalle lamentazioni delle tricoteuses, muovono guerra diplomatica e morale alla Svizzera perché un tribunale del riesame fissa una cauzione per la libertà personale dei due indagati per l’incendio e la strage dei ragazzi a Capodanno. Si grida all’oltraggio per la memoria delle vittime e per il dolore dei sopravvissuti. Come si faccia a passare con tanta disinvoltura dal garantismo sussiegoso alla bestialità demagogica è un mistero che l’orrore per quanto accaduto a Crans-Montana, per il sospetto che l’incendio devastante in un locale notturno risalga a responsabilità dovute all’avidità di profitto, non arrivano a dissipare e chiarire. 

Lo scandalo sarebbe e sarà, eventualmente, la conduzione omissiva delle indagini, la mancata puntuale, stringente, ricostruzione dei fatti e delle cause, la messa in questione del rispetto di quei controlli che, lo si è visto dopo il caso tragico di Crans, non si fanno con rigore non solo sulle Alpi a San Silvestro ma nemmeno nell’ordinaria vita notturna del Piper Club a via Tagliamento, Roma, e in chissà quanti altri luoghi di intrattenimento. Il dolore per le vittime del fuoco divoratore e dei sopravvissuti non ha niente a che vedere con la soddisfazione invocata: punire in catene due presunti colpevoli, fottersene della divisione dei poteri, dei controlli e delle garanzie di un processo giusto, elevare un patibolo, inventarsi un sistema di complicità ambientale e processarlo per vie brevi, sommariamente, perché si possa sanare l’inquietudine, lenire la rabbia e la sacrosanta volontà di giustizia della comunità offesa, garantendo nel contempo un consenso facile truce immediato a chi la spara più grossa, a chi per primo fornisce la corda per appendere alle sue responsabilità il fuorilegge del momento e magari il sistema e le classi dirigenti della Svizzera presunta colpevole. 

Il dramma nel dramma è l’educazione collettiva perversamente orientata a insinuare invece che accertare, il dilagare delle frasi e delle immagini a effetto sicuro, la diffusione del sospetto come anticamera e salone delle feste investigative. I feriti sono ancora nelle situazioni di emergenza, il numero di vite rovinate e tuttora in pericolo è altissimo, le lacrime sono un mare o un lago di montagna, e il rispetto per tutto questo dolore dovrebbe risolversi nell’accanita e puntigliosa ricerca della verità, niente che dipenda dalla decisione giurisdizionale sulla libertà personale di due indagati, che può essere in sé, giuridicamente, giusta o sbagliata, ma che non è giusto combattere con argomenti da mozzorecchi in guanti bianchi da ambasciatori.

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.