Ansa
un record
Sulla sentenza Davigo 25 magistrati sono concordi: è colpevole. Farà il quarto ricorso?
L'ex magistrato ha sempre criticato l'eccesso di impugnazioni, che a suo giudizio sono uno strumento dei potenti e dei colletti bianchi per “farla franca”, ora è al quinto giudizio. Ma non è finita, perché per quest'ultima sentenza potrà fare ancora un altro ricorso in Cassazione
Roma. “Davigo ha intenzionalmente divulgato a molteplici soggetti, più o meno intranei al Consiglio superiore ella magistratura, i contenuti di quei verbali e talora consegnando materialmente copia dei verbali così violando innanzitutto quei doveri di riserbo e di silenzio che, oltre al codice di procedura penale, gli erano specificamente imposti dal suo alto ruolo” di membro del Consiglio superiore della magistratura. Repetita iuvant, dicevano i latini. E in questo caso siamo alla quinta volta. Sono state infatti depositate le motivazioni della sentenza dell’Appello-bis che ha condannato l’ex magistrato Piercamillo Davigo a 1 anno e 3 mesi per rivelazione del segreto d’ufficio nella vicenda dei verbali dell’avvocato Piero Amara sulla fantomatica “loggia Ungheria”. Piccolo riassunto delle sentenze precedenti. Davigo, che aveva indotto il pm di Milano Paolo Storari a consegnargli dei verbali secretati, li ha poi spiattellati in giro, a destra e a manca, a membri del Csm e gente a caso, al di fuori di ogni regola e procedura, a suo dire per tutelare meglio il segreto. La cosa, però, ha provocato una fuga di notizie senza precedenti, tanto che quei verbali sono finiti addirittura ai giornali.
Per questo reato Davigo è stato condannato in primo grado a Brescia a 1 anno e 3 mesi, sentenza poi confermata in appello. Successivamente la Cassazione ha confermato la sentenza per la rivelazione del segreto per un capo d’imputazione, rendendo la condanna definitiva, e l’ha annullata per un altro capo con rinvio per un ulteriore giudizio della Corte di appello di Brescia ma in una nuova sezione.
Secondo la Cassazione c’era un difetto nelle motivazioni. Per la parte che riguarda le divulgazioni a vari consiglieri del Csm, compagni di corrente, segretarie e addirittura un politico del M5s (allo scopo di delegittimare il collega del Csm Sebastiano Ardita citato nelle carte ma non indagato), c’era secondo la Cassazione poca chiarezza: l’imputazione riguardava un reato in concorso con Storari, mentre le motivazioni che erano sulla piena autonomia di Davigo in quanto membro del Csm.
La Corte d’appello di Brescia, in una nuova composizione, ha confermato la sentenza rispondendo ai rilievi della Cassazione. I giudici censurano il comportamento di Davigo in ogni suo passaggio, specificando che l’ex membro del Csm non solo non ha rispettato nessuna procedura prevista dalla legge, ma non ha seguito neppure dei criteri informali coerenti né trasparenti. Innanzitutto sapeva che le dichiarazioni di Amara non erano state verificate, tanto che poi si sono rivelate false, ma – scrivono i giudici – l’ex pm di Mani pulite ha utilizzato “modalità carbonare”, cioè “in cortile e a cellulari spenti”, parlando a diversi personaggi, anche del Csm, “ma in maniera singola e diversa da persona a persona”: a uno dava i verbali, a un altro ne rivelava un pezzo, a un altro spifferava mezza cosa. E ciò non in maniera casuale, ma “raccontando quello che riteneva e omettendo le circostanze che non gli pareva opportuno rivelare”.
In questo processo Davigo, che da magistrato inflessibile ha sempre criticato l’eccesso di impugnazioni, che a suo giudizio sono uno strumento dei potenti e dei colletti bianchi per “farla franca”, è al quinto giudizio. E’ alla quinta sentenza – primo grado, appello, Cassazione, ricorso straordinario in Cassazione e appello-bis – in cui 25 magistrati (19 giudici e 6 pubblici ministeri) sono stati concordi sulla sua colpevolezza. Ma non è finita. Sebbene una condanna sia definitiva, per quest’ultima sentenza potrà fare un altro ricorso in Cassazione. Sarebbe il quarto. Probabilmente un record.