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Cortocircuiti
Il copyright sul referendum secondo Gratteri
Il pm che ha usato un’intervista falsa di Falcone denuncia FdI per averne usata una sua vera, “senza autorizzazione”, dove si esprimeva a favore del sorteggio del Csm
Nel 2020 la rockstar Neil Young fece causa a Donald Trump in un tribunale statunitense per violazione del copyright, perché l’allora presidente degli Stati Uniti aveva utilizzato durante un comizio elettorale una sua canzone, la celebre “Rockin’ in the free world”, senza autorizzazione. Qualcosa del genere, anche se in maniera più grottesca come spesso accade in Italia, sta accadendo con il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha annunciato una denuncia contro il partito di Giorgia Meloni. La rockstar della campagna referendaria per il No alla riforma della magistratura ce l’ha con Fratelli d’Italia per aver rilanciato un video di Gratteri a favore del “sorteggio puro” per l’elezione dei membri del Csm, uno dei pilastri della riforma costituzionale. Si tratta di un’intervista rilasciata alla festa del Fatto quotidiano del 2021 in cui l’allora procuratore di Catanzaro definiva il sorteggio del Csm “la mamma di tutte le riforme”, “anche a costo di cambiare la Costituzione”. Esattamente ciò che è avvenuto con la riforma contro cui il procuratore strenuamente si batte ora. Il messaggio di FdI è: “ Sì, con il sorteggio metteremo la parola fine alle correnti politicizzate in magistratura. Gratteri, sì. Riformiamola”.
Il procuratore di Napoli non l’ha presa bene e ha annunciato di voler portare il partito di Meloni a giudizio: “La Costituzione e la democrazia sono prioritarie. Non si toccano. Provvederò a denunciare nelle sedi opportune”.
Gratteri non ci sta a vedere diffuso il suo vecchio intervento a supporto delle ragioni del Sì alla riforma: “Nessun partito è stato da me autorizzato ad associare il mio nome a questa campagna referendaria; il testo proposto per questo referendum per il sorteggio del Csm, temperato per i politici e secco per i magistrati, è molto lontano da quella che era la mia idea”.
Come Neil Young, Gratteri “non ha autorizzato”. Ma in questo caso non c’è da pagare né la Siae né i diritti d’immagine. L’argomento è pretestuoso dal punto di vista formale, perché quello di Gratteri era un intervento pubblico e non un prodotto d’intelletto protetto da copyright. Peraltro, il pulpito del magistrato calabrese non è il più adeguato per fare prediche di questo tipo. Perché Gratteri, per la campagna del No alla riforma, non ha esitato a ad arruolare Giovanni Falcone, diffondendo in tv un’intervista falsa in cui il magistrato ucciso dalla mafia si sarebbe espresso contro la separazione delle carriere. A chi, della famiglia Falcone, Gratteri aveva chiesto l’autorizzazione? La differenza con il video di FdI è lampante: le parole di Gratteri sono vere e lui è vivo, quindi in grado di ribattere e spiegare perché ha cambiato idea o è cambiato il contesto.
Proprio come FdI, nel legittimo tentativo di svelare le incoerenze degli avversari, l’Anm aveva diffuso un documento di trent’anni contro la separazione delle carriere sottoscritto dall’allora pm Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia avrebbe dovuto denunciare l’Anm?
Il caso Gratteri è però rivelatore di un problema che emerge da questo referendum. Da un lato i magistrati pensano di poter fare una campagna elettorale ritenendosi estranei alla dialettica e alla dinamica politica. Dall’altro non si rendono conto che, dopo una lunga campagna in cui partecipano come soggetto politico, qualunque sarà l’esito, saranno percepiti come meno credibili e imparziali dai cittadini.