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Fondata sulla bugia
La campagna referendaria dell'Anm ha un metodo chiaro: la menzogna
Manifesti falsi e Comitato ombra. Il Comitato senza autonomia con il presidente “civico” come foglia di fico. Le falsità dell’Associazione nazionale magistrati
Se la Repubblica è fondata sul lavoro, la campagna referendaria dell’Anm è fondata sulla bugia. Non si tratta di errori o di eccesso di propaganda: è un metodo. Le citazioni false contro la separazione delle carriere dei defunti Falcone e Borsellino sono stati l’acme della manipolazione cialtrona a opera degli attivisti pià maldestri. Ma l’Anm ha fatto della contraffazione una regola, perché in questa partita si gioca tutto per tutto. E così ha deciso di mettere dare del Comitato per il No il massimo delle risorse economiche, come ha raccontato sul Foglio Ermes Antonucci, e di basare la propaganda sulla falsità. Il lancio della campagna è stato in grande stile, con i manifesti “Volete giudici sottomessi alla politica? Vota No!”: una chiara e consapevole menzogna, visto che la riforma sancisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, esattamente come nella versione attuale, e non sottopone al controllo della politica neppure i pm, figurarsi i giudici.
In questo contesto, la giornalista Gaia Tortora ha chiesto all'Anm sul social network X chi finanziasse la loro costosa campagna. Il sindacato delle toghe ha risposto che “è promossa e gestita dal comitato Giusto Dire No, quindi la domanda non è posta in modo corretto”. Loro non c’entrano nulla, si tratta di un soggetto politico autonomo e indipendente dall’Anm. In realtà il Comitato è stato fondato dall’Anm, ai suoi vertici ci sono dirigenti dell’Anm e da statuto (art. 1) deve dare “attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato Direttivo dell’Anm”.
Nella risposta l’Anm aggiunge che il Comitato “è di natura civica” e infatti non è guidato da un magistrato ma “da un docente universitario”, cioè Enrico Grosso. Un’altra bugia. Perché Grosso non “guida” il comitato: ne è solo il “presidente onorario”, che da statuto (art. 5) è nominato dal Consiglio direttivo (l’Anm) e ha solo “funzioni rappresentative”. Il “presidente esecutivo” (art. 4), quello vero, si chiama Antonio Diella e, guarda caso, è un membro del Comitato direttivo dell’Anm. Insomma, il “docente universitario” è solo la foglia di fico “civica” per coprire le vergogne di un comitato che coincide con l’Anm anche fisicamente, visto che la sua sede legale è presso la sede dell’Anm (art. 3 dello statuto).
Con la stessa logica capovolta con cui afferma l’autonomia e l’indipendenza del suo Comitato (sebbene lo statuto reciti il contrario), l’Anm giura che con la separazione delle carriere i magistrati verranno sottomessi al governo (sebbene la legge costituzionale sancisca il contrario). Il problema vero di questa campagna fondata sulla menzogna è che finirà per ridurre ulteriormente la credibilità della magistratura, indipendentemente dall’esito del referendum.
Luciano Capone