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Fondata sulla bugia

La campagna referendaria dell'Anm ha un metodo chiaro: la menzogna

Luciano Capone

Manifesti falsi e Comitato ombra. Il Comitato senza autonomia con il presidente “civico” come foglia di fico. Le falsità dell’Associazione nazionale magistrati

Se la Repubblica è fondata sul lavoro, la campagna referendaria dell’Anm è fondata sulla bugia. Non si tratta di errori o di eccesso di propaganda: è un metodo. Le citazioni false contro la separazione delle carriere dei defunti Falcone e Borsellino sono stati l’acme della manipolazione cialtrona a opera degli attivisti pià maldestri. Ma l’Anm ha fatto della contraffazione una regola, perché in questa partita si gioca tutto per tutto. E così ha deciso di mettere dare del Comitato per il No il massimo delle risorse economiche, come ha raccontato sul Foglio Ermes Antonucci, e di basare la propaganda sulla falsità. Il lancio della campagna è stato in grande stile, con i manifesti “Volete giudici sottomessi alla politica? Vota No!”: una chiara e consapevole menzogna, visto che la riforma sancisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, esattamente come nella versione attuale, e non sottopone al controllo della politica neppure i pm, figurarsi i giudici.

In questo contesto, la giornalista Gaia Tortora ha chiesto all'Anm sul social network X chi finanziasse la loro costosa campagna. Il sindacato delle toghe ha risposto che “è promossa e gestita dal comitato Giusto Dire No, quindi la domanda non è posta in modo corretto”. Loro non c’entrano nulla, si tratta di un soggetto politico autonomo e indipendente dall’Anm. In realtà il Comitato è stato fondato dall’Anm, ai suoi vertici ci sono dirigenti dell’Anm e da statuto (art. 1) deve dare “attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato Direttivo dell’Anm”.

Nella risposta l’Anm aggiunge che il Comitato “è di natura civica” e infatti non è guidato da un magistrato ma “da un docente universitario”, cioè Enrico Grosso. Un’altra bugia. Perché Grosso non “guida” il comitato: ne è solo il “presidente onorario”, che da statuto (art. 5) è nominato dal Consiglio direttivo (l’Anm) e ha solo “funzioni rappresentative”. Il “presidente esecutivo” (art. 4), quello vero, si chiama Antonio Diella e, guarda caso, è un membro del Comitato direttivo dell’Anm. Insomma, il “docente universitario” è solo la foglia di fico “civica” per coprire le vergogne di un comitato che coincide con l’Anm anche fisicamente, visto che la sua sede legale è presso la sede dell’Anm (art. 3 dello statuto).

Con la stessa logica capovolta con cui afferma l’autonomia e l’indipendenza del suo Comitato (sebbene lo statuto reciti il contrario), l’Anm giura che con la separazione delle carriere i magistrati verranno sottomessi al governo (sebbene la legge costituzionale sancisca il contrario). Il problema vero di questa campagna fondata sulla menzogna è che finirà per ridurre ulteriormente la credibilità della magistratura, indipendentemente dall’esito del referendum.

Luciano Capone

 

 

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali