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Carmelo Licitra Rosa,
amore e altri scritti (d’amore)

Lo psichiatra e psicoanalista siciliano riordina parte dei suoi lavori sui temi cruciali trattati da Jacques Lacan, dal Seminario VIII a una lettura de “Il disagio della civiltà”, fino all’etica della psicoanalisi; dalla filosofia al discorso psicoanalitico, dall’angoscia al fantasma e ritorno, fino ad amore e godimento. Un viaggio nell’universo lacaniano per tentare di decifrare ciò che ci abita, ciò che ci spinge a interrogarci sull’Altro, sulla funzione dell’Altro

Davide D'Alessandro

Email:

filosofeggiodunquesono@gmail.com

28 Dicembre 2019 alle 22:37

Carmelo Licitra Rosa,amore e altri scritti (d’amore)

Carmelo Licitra Rosa. Foto tratta da dire.it

Ho conosciuto Carmelo Licitra Rosa intervistandolo. Un’intervista telefonica, rapida eppur pregnante sul lavoro dell’analista. Conoscevo alcuni titoli dei suoi lavori, senza averli letti. Dopo l’intervista mi ci sono tuffato perché quel dialogo mi aveva lasciato qualcosa di più di una semplice curiosità. Ascoltandolo avevo capito che dietro la parola si celava la stoffa dello studioso serio, portato più alla riflessione meditata e magari solitaria che al mostrare, al mettere in scena. Così, con Studi Lacaniani, La luce del logos negli abissi del desiderio, Forse tu non pensavi ch’io loïco fossi! e Scrivere ciò che non si può scrivere, tutti editi da Alpes, mi sono inoltrato in una storia di analisi e di introspezione durata qualche decennio. Ora mi ritrovo davanti Amore e altri scritti, edito da PandiLettere. La curatrice, Francesca Marelli, spiega: “Carmelo Licitra Rosa ci guida con piglio appassionato e sicuro, lucido e capace di tenere e trascinare con sé al contempo gli addetti ai lavori, gli studiosi come i neofiti della parola di Lacan, secondo un modo di procedere che tanto eccita quanto dispone la mente al pensiero di Lacan”.

Quante volte si è detto che Lacan è difficile, incomprensibile, inespugnabile? C’è del vero, ma esistono studiosi che, non detenendo la verità, detengono chiavi speciali per aprire la porta e consentire l’entrata anche ai più recalcitranti. Il metodo è la lettura piana, lenta e, soprattutto, rispettosa del testo. Un testo, sapete, lo si può piegare di qua e di là, lo si può volgere e stravolgere a piacimento, lo si può rovesciare per fini poco nobili e lo si può servire, mettendosi al servizio della lettera alla lettera. Licitra Rosa si fa servo, ci riesce fin dal primo capitolo dove, per spiegare il vuoto, si supera: “Il vasaio che crea la brocca propriamente non fabbrica la brocca né si limita a dare forma all’argilla: egli dà forma al vuoto. Per esso, in esso e da esso egli foggia l’argilla in una forma. Il vasaio coglie anzitutto e puntualmente l’inafferrabile del vuoto e lo produce come il contenente nella forma del recipiente. Il vuoto della brocca determina ogni movimento della produzione. La cosalità del recipiente non risiede affatto nel materiale di cui esso consiste, ma nel vuoto, che contiene. Indicando il vuoto come ciò che rende la brocca quel che è, Heidegger non si limita a operare uno scarto rispetto a una comprensione scientifica comune della cosa.  Il vuoto è un nulla nella brocca e questo significa che quel che fa essere una cosa non è a sua volta una cosa, non è dell’ordine dell’ente, ma è l’Altro dall’ente e da ogni determinazione oggettiva: il nulla, di cui il vuoto è qui una figura”.

Non manca, all’interno del volume, una sezione dedicata a padri e figli, una riflessione alta su un dibattito senza fine, la risposta sul tramonto del padre, su come la cultura dei diritti dell’uomo abbia soppiantato il simulacro paterno. Non manca mai un formidabile retroterra filosofico, non mancano i richiami ai filosofi, dei quali si scorge la presenza anche quando non vengono citati, ai filosofi che formano e consentono alla filosofia una navigazione parallela con la psicoanalisi, una navigazione che può persino incrociarsi senza scontrarsi, non per magia, ma per reciproco riconoscimento di grandezza.

Le pagine sulle classiche nozioni filosofiche di teoria e di soggetto, rimaneggiate nella prospettiva psicoanalitica, dicono di un rapporto serrato e vitale e arrivano dopo le due sulla modernità della psicoanalisi, con parole molto efficaci: “È l’etica analitica il segreto di giovinezza della psicoanalisi. È proprio in quanto pratica etica – e non psicologica – che la psicoanalisi può dirsi moderna, al passo coi tempi, capace di intersecare gli odierni assetti del Disagio della civiltà. È questa etica che permette di modulare il modo adeguato per rispondere alla domanda del soggetto, ivi comprese le deformazioni che tale domanda registra nell’attualità, in cui miracoli tecnologici e realtà virtuali si estenuano a colmare tutti i bisogni e a elargire comforts a buon mercato; è essa che può ricondurre il soggetto sulla via del proprio desiderio, rianimando tale desiderio dall’eclissi in cui il declino epocale della legge lo relega, al prezzo di depressione e smarrimenti, è essa che può promettere di tamponare l’insopportabile di un reale insensato, sempre più a nudo, pervasivo e devastante”.

Allora, di amore si tratta. Il libro avrebbe anche potuto avere per titolo Amore e altri scritti d’amore, poiché dappertutto si avverte la passione per una lettura e una rilettura che coinvolge l’intera struttura dell’umano. Chiude Licitra Rosa: “Il posto della psicoanalisi non è certo il salotto, l’intrattenimento o l’Accademia. Accanto all’omaggio sincero rivolto all’artista e alla sua prodigiosa capacità di anticipare, di precorrere lo psicoanalista, Lacan non ha mai dissimulato la sua diffidenza verso le elucubrazioni del pensiero – o folisofia, come anche egli le chiama nel seminario su Joyce – sempre sospette di essere asservite all’astuzia della ragione e di camuffare così la loro impotenza a restituire il semi-dire dell’inconscio e la densa opacità del reale. La psicoanalisi in quanto fa sintomo in quella cultura che pure indubitabilmente ha favorito la sua apparizione e la sua ascesa: è qui che si può cogliere un altro tratto essenziale della sua modernità”.

Che cosa vuol dire essere lacaniani? Risponde Licitra Rosa: “Essere lacaniani significa porsi all’insegna di una pratica il cui obiettivo è, attraverso il simbolico, di lambire, circoscrivere, intersecare il reale”. Il simbolico, che è presente nel libro, e il reale che viene lambito, circoscritto, intersecato, leggendo il libro, aprendosi ad altri viaggi, ad altri libri.

 

 

 

Davide D'Alessandro

Davide D'Alessandro

Saggista e consulente filosofico. Scrivo libri (i più recenti: Intervista a Machiavelli, con Antonio De Simone, La vita del potere, Potere & Morte. Le matite di Canetti, Morlacchi Editore), scrivo sui libri, sui loro autori, per interpretare e trasformare. Filosofeggio dunque sono.

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