Antonio Di Ciaccia, la buca delle lettere dell'inconscio

Davide D'Alessandro

A colloquio con il noto analista lacaniano, che spiega: "L'inconscio è il funzionamento basilare dell'essere umano. Ma, per l'appunto, è inconscio, vale a dire fuori dalla portata del soggetto che non potrà averne se non la lettura di un sapere che si è iscritto nel suo corpo. Lo si coglie quindi tramite l'atto e il dire di ogni vero analista, il quale fa solco. Il problema è di sapere quale sia il solco che arrivi più lontano nella messa in chiaro della logica di questo funzionamento. Lacan è il più convincente dei maestri perché è il più logico. Senza di lui non me la sarei cavata"

Che cos’è e a che cosa serve l’analisi?

L’analisi è la messa in moto, in maniera artificiale, del funzionamento dell'apparato psichico. Cosa che Freud ha potuto fare solo quando le condizioni congiunturali lo hanno reso possibile: vale a dire solo dopo l'emergenza della scienza moderna che ha permesso di reperire l'inconscio individuandone quel funzionamento che Lacan ha definito strutturato come un linguaggio. A che cosa serve l’analisi? Come l'amore, non serve a niente e serve a tutto.

Perché tanti anni fa decise di affidarsi a un analista?

Perché stavo male.

Come scelse i suoi analisti?

Ci si fida, in questo come in tutto, della nomea ambiente. E a volte si casca male, ma lo si sa sempre troppo tardi. Quando incontrai Lacan, capii, ed ebbi la prova, che andavo sul sicuro. È la scelta più azzeccata che abbia fatto nella vita.

Che cosa occorre per fare un ottimo analista?

Che sia stato uno psicoanalizzante che non abbia avuto paura di sviscerare il fondamento del proprio desiderio. Cosa per cui il paziente suda sette camicie.

Le tante scuole in psicoanalisi aiutano o confondono?

L'inconscio è il funzionamento basilare dell'essere umano. Ma, per l'appunto, è inconscio, vale a dire fuori dalla portata del soggetto che non potrà averne se non la lettura di un sapere che si è iscritto nel suo corpo. Lo si coglie quindi tramite l'atto e il dire di ogni vero analista, il quale fa solco. Il problema è di sapere quale sia il solco che arrivi più lontano nella messa in chiaro della logica di questo funzionamento.

Perché ritiene Lacan il più convincente dei maestri?

Senza Lacan io non me la sarei cavata. A me basta questo. Poi, avendo tradotto o rivisto per Einaudi e Astrolabio tutti i seminari disponibili in francese, gli Altri scritti e tanti altri testi per la rivista "La Psicoanalisi", posso dire che, sì, Lacan è il più convincente perché è il più logico anche se si fa una grande fatica a percepire questa logica.

Per James Hillman siamo chiamati a “fare anima”. Per lei?

Non so che cosa voglia dire.

Chi o che cosa decide quando termina l’analisi?

L'analisi termina quando la persona è soddisfatta. Ho detto persona, non ho detto soggetto dell'inconscio. Ossia quando l'individuo calza come un guanto il desiderio inconscio. In altri termini quando l'individuo vuole consciamente quello che desidera inconsciamente. Se non c'è questa nuova alleanza, l'inconscio ritorna a bussare alla porta con la sua sofferenza tramite il sintomo. Per utilizzare dei termini di Lacan stesso, l'analisi termina quando il sintomo, fonte di sofferenza, si tramuta in sinthomo, fonte di gioia e di creazione.

Qual è la forma più grave di nevrosi che si trova frequentemente davanti?

Non mi pongo mai questa questione. Per me il problema è un altro: la persona che si indirizza all'analista è suscettibile o no di accettare di perdere la padronanza del suo pensiero e lasciarsi dire? In altri termini, la persona è pronta ad arrivare a chiudere la porta dell'agire e ad aprire la porta del dire? La capacità di intervento dell'analista è proporzionale a questa condizione - la quale comporta, a tempo debito e quando le condizioni lo permettono, l'applicazione della cosiddetta regola dell'associazione libera. Anche degli psicotici, quando si sottomettono a questo funzionamento, riescono a elaborare qualcosa del loro essere vittime di un inconscio tragico e di un grande Altro cattivo.

Curano di più le parole o i silenzi?

Quando lei sente musica noterà che le note non sono pensabili senza gli intervalli che ne permettono l'armonia. Il lavoro dell'analista è quello di mettere la punteggiatura al discorso dell'analizzante. Quando l'analizzante parla attenendosi alla regola freudiana, palesa l'interpretazione che l'inconscio ha già dato, ma si tratta di un'interpretazione selvaggia. Tocca all'analista, tramite la sua punteggiatura, a far sì che l'analizzante arrivi a interpretare il suo inconscio correttamente.

Anche l’analista, come il padre, va ucciso o, se preferisce, oltrepassato?

L'uccisione del padre, come l'Edipo, è un mito. Vale a dire sono modi di dire ciò che è dell'ordine della struttura. Non sono realtà, ma sono reali. Uccisioni, interdizioni, superamenti, trasgressioni e via dicendo sono modi immaginari, metaforici, di dire qualcosa che Lacan indicherà, purtroppo senza svilupparlo, in termini di entropia. Si può uccidere il padre, o l'analista, ma solo in parola e solo in seduta.

Come si lavora per far crollare le resistenze?

Lacan dice, in forma di boutade, che chi resiste è l'analista, non il paziente. In un altro passaggio dice che gli psicoanalisti hanno orrore di ciò che è loro rivelato, proprio come i cattolici, aggiunge ironicamente.

È più complicata la gestione del transfert o del controtransfert?

Secondo la doxa il transfert sarebbe l'investimento del paziente sull'analista e il controtransfert il suo rovescio. È così, ma in analisi non sono operativi né l'uno né l'altro, infatti li ritroviamo anche in altre situazioni, come con un avvocato o un professore e così via. Bisogna quindi precisarli. Il transfert è operativo in analisi quando ha come fulcro il soggetto-supposto-sapere. Se l'analista si prende per l'incarnazione del soggetto-supposto-sapere sarebbe meglio che non faccia l'analista e si limiti a fare il guru. Anche l'amore in gioco nel transfert è semplicemente indirizzato al sapere inconscio. L'analista in tutto questo non è altro che il portabandiera dell'inconscio o, con una metafora a me cara, la buca delle lettere dell'inconscio. Per quanto riguarda il controtransfert, esso è proporzionalmente presente nella misura in cui l'analista non è stato sufficientemente analizzato. Lacan non dice che il controtransfert non è presente nell'analista. Dice che non è un concetto operativo. Insomma, il controtransfert fa ostacolo all'analista nel suo lavoro. Lacan oppone al controtransfert, che è dell'ordine dell'immaginario, una funzione simbolica che egli chiama desiderio dell'analista, che non è il desiderio di questo o di quell'analista. È questa funzione a essere operativa in analisi.

Per Freud, il sogno è la via regia per accedere all’inconscio. Se viene ben interpretato, aggiungerei. È possibile avere conferma di una buona interpretazione?

Sì, se l'inconscio risponde con altre formazioni dell'inconscio.

Ha faticato di più a lavorare con il suo inconscio o con quello degli altri?

Ho faticato di più a tradurre Lacan.

Il costo elevato di un lungo percorso analitico ha spinto molti a orientarsi verso le cosiddette analisi brevi, ma può esistere un’analisi breve?

Non mi è mai capitato, in più di quarant'anni che mi presto a esercitare la funzione di analista, che qualcuno non abbia potuto mettersi in contatto con il suo inconscio a causa di soldi.

L’analisi è un cammino di libertà. Le piace questa definizione o è incompleta?

È una frase a effetto. Lascia il tempo che trova.

Qual è il rischio che si cela dietro l’angolo dell’analista?

Di prendersi sul serio, di incarnare L'Analista con la maiuscola. In questo caso, se è ancora possibile, è meglio che si faccia curare.

Per Thomas Ogden ci vogliono due persone per pensare, ma sono davvero soltanto due le persone che si incontrano durante la seduta?

In un'analisi ci sono due persone in presenza con il proprio corpo (e non in skype), ma c'è un solo soggetto: il soggetto dell'inconscio dell'analizzante. L'analista non funziona come soggetto, ma, a seguito della propria analisi, si presta a funzionare come sarebbe in elettricità il polo negativo lasciando all'analizzante di funzionare come polo positivo. La scintilla tra questi due poli si chiama desiderio soggettivato che appartiene alla persona analizzante. Se c'è un terzo, questo si chiama 'parola veridica'.

La sfera della sessualità è sempre al centro dell’analisi o c’è altro?

Il centro del funzionamento psichico è come una medaglia: ha due lati. Un lato è quello della sessualità, l'altro quello del linguaggio. Tutti e due non fanno altro che mettere in risalto che il centro del parlessere, per chiamare l'inconscio con il nome che Lacan gli ha dato, è bucato. Il che vuol dire che l'essere umano ha qualcosa che non va sia in un campo come nell'altro. Ma il segreto della psicoanalisi è proprio quel buco. Lacan lo dice in questo modo (cito un passaggio che ho appena tradotto per "La Psicoanalisi"): "Egli [il soggetto] si soddisfa di questo vuoto, nel quale può amare il prossimo suo, poiché questo vuoto è là che lo trova come sé stesso, e che può amarlo solo così". È la versione lacaniana dell' "ama il prossimo tuo come te stesso", comandamento che aveva fatto inorridire Freud.