Se impari l’inglese, non voti Lega. Ohibò!

Da un’analisi banale del filosofo Axel Honneth a un giudizio superficiale di Corrado Augias: gli intellettuali continuano a sapere, ma a non comprendere e a non sentire. Anche con le felpe e le gru si fa la storia

Davide D'Alessandro

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14 Marzo 2018 alle 17:01

Se impari l’inglese,non voti Lega.  Ohibò!

Militanti della Lega a Pontida

In principio fu Karl Marx: “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi; ma il punto ora è di cambiarlo”. Eppure, non sono i filosofi a poterlo cambiare, soprattutto se continuano a interpretarlo male, per alterigia, per supponenza, per settarismo, perché si ritengono depositari di una verità destinata a non farsi mai carne.

In seguito fu Antonio Gramsci: “L’elemento popolare ‘sente’, ma non sempre comprende o sa; l’elemento intellettuale ‘sa’, ma non sempre comprende e specialmente ‘sente’. I due estremi sono pertanto la pedanteria e il filisteismo da una parte e la passione cieca e il settarismo dall’altra. Non che il pedante non possa essere appassionato, anzi; la pedanteria appassionata è altrettanto ridicola e pericolosa che il settarismo e la demagogia più sfrenati. L’errore dell’intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed esser appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l’oggetto del sapere), cioè che l’intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il “sapere”; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione". 

Chi ha studiato Marx e Gramsci, e certamente Axel Honneth è tra questi, non può, per spiegare tutta la sua delusione e amarezza sul voto italiano del 4 marzo scorso, consegnare alla penna di Benedetta Tobagi su “Repubblica” una simile banalità: “La scuola pubblica è stata sottostimata e impoverita, ma è lo strumento cardine per l’integrazione europea. Pensate all’importanza di studiare storia in chiave europea. E bisogna proseguire con decisione nell’insegnamento dell’inglese come seconda lingua comune, poter comunicare è un presupposto essenziale. Magari il figlio di un elettore della Lega, se impara bene l’inglese a scuola e partecipa a degli scambi, farà scelte diverse”.

Da non credere. Ma come? Il teorico della libertà sociale, il filosofo sociale, l’ex assistente di Jürgen Habermas, l’analista acuto dei fenomeni sociali e politici, azzanna il pensiero e se ne esce con un rimedio così triste? Se il figlio di un leghista impara bene l’inglese, magari non vota Lega. E che cosa vota? Pd? Leu? E chi dice che il figlio del leghista non conosca già e sappia parlare molto bene l’inglese? Francamente, cadono le braccia. Come sentire dalla voce di Corrado Augias, ospite di Giovanni Floris, che “la Lega non è un partito”. E che cos’è, un dentifricio? Una Leopolda? Ma se la Lega è l’unico partito rimasto, con un’organizzazione territoriale imponente ed efficiente, con la capacità espansiva di approdare persino al Sud, di eleggere deputati e senatori in Abruzzo e più in giù, com’è possibile continuare a non vedere, com’è possibile restarsene chiusi nelle proprie torrette d’avorio e continuare a interpretare e a pontificare senza comprendere, senza ascoltare, senza viaggiare, senza andare a vedere?

L’elemento intellettuale “sa”, ma non sempre comprende e specialmente “sente”. Bisogna leggere i libri e sporcarsi le mani. Parlare della gente, ma starci insieme alla gente. La gente, questa sconosciuta. La politica, questa sconosciuta. Il popolo, questo sconosciuto. Che però, ogni tanto vota e sorprende chi sa ma non comprende e non sente. La Lega non è un incidente di percorso. È una cosa molto seria, tremendamente seria. Se Augias, oltre a frequentare la nobile Parigi, avesse fatto un salto sul prato di Pontida, avrebbe capito molto di più. Se Honneth, oltre alle riflessioni sull’integrazione europea, avesse scambiato qualche battuta con i cittadini di Pescara, di Catanzaro, di Torre Annunziata, di Brindisi, avrebbe capito molto di più. Chi ha riso delle felpe e delle gru, chi ha pensato che la Lega non potesse andare oltre il Po, chi ha ritenuto Matteo Salvini un rozzo Masaniello del nostro tempo, ora si deprime e dispera. Ma anche con le felpe e con le gru si fa la storia. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. L’ha detto De André. Bravo con la lingua genovese, un po’ meno con l’inglese.

Davide D'Alessandro

Davide D'Alessandro

Insegno Ermeneutica filosofica all'Università di Urbino Carlo Bo, PhD in Etica e filosofia politico-giuridica, saggista e consulente filosofico. Scrivo libri (i più recenti: Intervista a Machiavelli, con Antonio De Simone, e La vita del potere, Morlacchi Editore), scrivo sui libri, sui loro autori, per interpretare e trasformare. Filosofeggio dunque sono.

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Commenti all'articolo

  • riflessivo

    15 Marzo 2018 - 19:07

    Parte seconda. Parliamo di Marx e del suo famoso detto:” I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi; ma il punto ora è di cambiarlo”. Ecco questa asserzione creduta vera e autentica per gran tempo è secondo me una delle più grandi sciocchezze, come si fa a cambiare il mondo se prima non lo si interpreta a dovere secondo logica e rigore scientifico? Probabilmente Marx intendeva dire di fidarsi di lui perché i filosofi precedenti avevano fatto solo chiacchere! Era facile dire ciò, la filosofia è una scienza di pensiero, non è così semplice capirla però è semplice dire sciocchezze facendo finta che siano cose fondatamente filosofiche e il detto di Marx conferma quanto ho affermato precedentemente. Continua nella terza parte.

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  • riflessivo

    15 Marzo 2018 - 19:07

    Parte prima. Molto spesso coloro che si credono intellettuali hanno delle cadute di pensiero direttamente proporzionali alla loro intelligenza! Viene affermata un’assurdità. Si coniuga il non apprendimento dell’inglese al voto alla lega! Ne avevo sentite tante di stupidaggini e assurdità nel corso dei miei studi ma questa le supera tutte! Dirò di più: è proprio pronunciare queste sciocchezze che distrugge la credibilità della cosiddetta classe intellettuale e fa preferire proprio quei partiti che non si fidano dei professori( e questo mi fa proprio male perché anch’io sono un professore che per fortuna non dice simili sciocchezze!) Per quanto mi riguarda se una persona si ritiene colta è assolutamente certo che riesce anche a sentire. Il commento continua nella seconda parte.

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  • rosannacipriani40

    14 Marzo 2018 - 20:08

    sottoscrivo pienamente questa analisi.

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    • vastopolis

      15 Marzo 2018 - 10:10

      mi fa molto piacere.

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