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Frattura nella sinistra
In Francia l'alleanza tra socialisti e mélenchoniani è stata respinta
Le elezioni comunali hanno certificato il fallimento dell’unione rosa-rossa, perché nelle città in cui i socialisti hanno ceduto alle avances dei mélenchonisti tra il primo e il secondo turno sono stati quasi sempre battuti. Al contrario, nei comuni in cui i candidati del Ps non sono scesi a patti con Lfi hanno trionfato
Parigi. Per Boris Vallaud, capogruppo dei deputati del Partito socialista (Ps), c’è un responsabile per i risultati negativi in alcuni bastioni storici come Clermont-Ferrand e Brest nel quadro delle elezioni comunali, e si chiama Jean-Luc Mélenchon, leader della France insoumise (Lfi), la formazione della sinistra radicale francese. “Per chi se lo stesse chiedendo, ecco la risposta. Sì, le alleanze con la France insoumise non hanno funzionato. Sì, la France insoumise ci ha fatto perdere”, ha dichiarato su Rtl Vallaud, seguìto dal deputato socialista Jérôme Guedj, secondo cui “frequentare” Mélenchon è diventato “tossico”. E’ il momento della resa dei conti a sinistra. Le elezioni comunali, ultimo banco di prova per i partiti prima delle presidenziali del 2027, hanno certificato il fallimento dell’unione rosa-rossa, perché nelle città in cui i socialisti hanno ceduto alle avances dei mélenchonisti tra il primo e il secondo turno, come a Limoges e Tolosa, sono stati quasi sempre battuti. Al contrario, nei comuni in cui i candidati del Ps non sono scesi a patti con Lfi, mantenendo la linea della fermezza anti estremisti, hanno trionfato. E’ il caso di Parigi, dove l’erede di Anne Hidalgo Emmanuel Grégoire ha vinto con più di dieci punti percentuali rispetto alla rivale gollista Rachida Dati, e di Marsiglia, dove il socialista Benoît Payan è stato riconfermato sindaco senza difficoltà.
Anche Olivier Faure, primo segretario del Ps, ha dato la colpa della sconfitta in diverse città alla “palla al piede” Mélenchon. Sono le “derive antisemite” e le “esagerazioni” del leader degli insoumis ad aver privato i propri candidati, e quindi tutta la sinistra, di una vittoria “alla portata” a Limoges e a Tolosa, ha dichiarato Faure su BfmTv. Eppure era stato proprio lui dare il placet alle alleanze con Lfi tra il primo e secondo turno: un’ambiguità che è stata denunciata da una parte dei socialisti, come l’ex presidente della Repubblica e oggi deputato François Hollande. Faure “non ha saputo stabilire regole chiare per gli accordi, né esercitare l’autorità necessaria per dire cosa fosse accettabile e cosa no”, ha detto Hollande, alludendo senza nominarle esplicitamente alle alleanze con i mélenchonisti. L’ex capo dello stato ha invitato ad “aprire ora” un dibattito all’interno del Ps perché “è giunto il momento di fare chiarezza”.
I pericoli elettorali di una fusione con le liste di Lfi, un partito che ha fatto della conflittualità permanente la sua dottrina politica e dal 7 ottobre 2023 ha radicalizzato le proprie posizioni, erano stati indicati alla vigilia del voto dal leader di Place Publique Raphaël Glucksmann, che esce da questa sequenza elettorale come il vero vincitore. “L’unica strada affinché la sinistra possa governare questo paese è quella della chiarezza”, ha detto l’eurodeputato su France Inter. “La sinistra repubblicana che rifiuta l’alleanza con Lfi vince a Parigi, a Marsiglia, a Lille, a Montpellier, a Rennes, a Saint-Étienne. E’ una lezione importantissima per il futuro: i compromessi non funzionano. Non si può dire: ‘Jean-Luc Mélenchon calpesta i princìpi repubblicani e fa dichiarazioni antisemite’ e quindici giorni dopo allearsi con lui; non funziona, gli elettori non lo vogliono. Lfi non è la sinistra”, ha aggiunto l’eurodeputato progressista, denunciando con queste parole l’ambiguità strategica di Faure, che gli elettori hanno sanzionato nelle urne.
Nonostante il “risultato storico” rivendicato dai suoi collaboratori, domenica sera Mélenchon ha dovuto accontentarsi di comuni come Roubaix, La Courneuve, Creil, Vénissieux, ben lontano dall’ambizione iniziale di conquistare grandi città. La colpa? Dei socialisti. “Il Ps ci ha trascinati nella sua caduta. Ma non abbiamo rimpianti”, ha scritto Mélenchon sul suo blog, puntando il dito contro la “vecchia sinistra tradizionale”. A tredici mesi dalle presidenziali, la frattura all’interno della sinistra è ormai evidente tra chi vuole continuare con Mélenchon e chi, come Glucksmann, vuole voltare pagina. Una cosa è certa: il Ps dovrà prendere rapidamente una decisione sulla linea da seguire.