Barbel Bas e Lars Klingbeil dopo la riunione del comitato esecutivo dell'SPD a Berlino (Christian Marquardt/NurPhoto via Getty Images)
allarme a sinistra
L'Spd tedesca è in pieno smottamento elettorale. Un salvataggio inatteso
Il voto in Renania-Palatinato e a Monaco certifica il declino socialdemocratico e l’ascesa dei sovranisti “intoccabili” dell’AfD. Una crisi che agita la coalizione di Merz: il cancelliere invita all’unità, ma senza la Spd il governo federale non ha alternative
Berlino. Una domenica amara per i socialdemocratici, agrodolce per i Verdi, buona per la Cdu del cancelliere Friedrich Merz e, una volta ancora, ottima per l’AfD. Dalla camera oscura delle urne per le elezioni in Renania-Palatinato e dal turno di ballottaggio per la scelta del borgomastro a Monaco di Baviera esce ancora la fotografia di una Germania politicamente in subbuglio. Un paese in cui il partito cristianodemocratico del capo del governo federale si conferma forte ma non fortissimo, in cui i sovranisti sono il terzo partito nella seconda elezione consecutiva in un Land occidentale, in cui i Verdi – seppur ridimensionati rispetto ai risultati prebellici – tengono, e in cui l’Spd, il più antico partito di Germania, si conferma il grande malato, una specie di bestia da macello al quale viene crudelmente strappato un arto alla volta. Domenica Merz si è congratulato con Gordon Schnieder: il candidato Ministerpräsident per la guida del governo regionale di Magonza ha scalzato il governatore uscente, il socialdemocratico Alexander Schweitzer, ipotecando la guida dell’amministrazione. Nella piccola e florida Renania-Palatinato, feudo socialdemocratico noto per i vini pregiati ma soprattutto per i colossi chimici, farmaceutici e industriali come Basf, Boehringer Ingelheim e Deutsche Bahn Cargo, non succedeva da 35 anni.
Lunedì mattina l’Spd – che a Magonza ha lasciato sul terreno poco meno di dieci punti percentuali e che a Monaco ha perso la poltrona di sindaco a favore, in questo caso, dei Verdi – ha convocato una direzione. Una riunione di emergenza che, prima di tutti, ha preoccupato il cancelliere cristianodemocratico. E se, stufi di prendere schiaffoni dagli elettori ogni due settimane, i socialdemocratici decidessero di lasciare il governo federale? “Le elezioni ci spronano ad andare avanti insieme all’Spd: è quello che io desidero”, ha dichiarato a mezzogiorno di lunedì Merz fra l’inquieto e il pragmatico. D’altronde né alla Dieta di Magonza né al Bundestag a Berlino esistono maggioranze possibili al di fuori della grosse Koalition, non almeno senza includere i sovranisti “intoccabili” dell’AfD. Poche ore dopo il vicecancelliere e co-leader socialdemocratico Lars Klingbeil ha rassicurato l’alleato assieme all’altra co-presidente della Spd, Bärbel Bas: “Non getteremo il secondo più grande partito di governo nel caos”. E tuttavia nel partito deve partire “un dibattito molto duro”, ha affermato convocando per venerdì prossimo gli stati generali socialdemocratici. Parole che non escludono un cambio di leadership anche se al momento né Klingbeil né Bas hanno offerto le proprie. Certo, se la maggioranza degli iscritti lo chiederà, i due faranno un passo indietro. Un’ipotesi che la Welt, un quotidiano conservatore, considera senza senso, anzi, nociva. In un editoriale, il giornale di Amburgo ricorda che l’Spd ha perso più di due milioni di voti a destra nelle ultime elezioni del Bundestag e che lo stesso è successo domenica proprio in quei collegi ex operai, già roccaforti socialdemocratiche in Renania-Palatinato. Da cui l’invito a Klingbeil a restare “perché non ha più nulla da perdere e chi non ha più nulla da perdere può solo tornare a vincere”. Per farlo però serve “che l’Spd torni a essere un partito dei lavoratori, che premi la produttività anziché puntare solo alla ridistribuzione e che prenda sul serio i problemi della migrazione – non ignorarli”. Parole un po’ scontate che però puntano dritto al problema principale dell’Spd: se la Cdu regge (e con il 30 per cento può ancora appuntarsi al petto il distintivo di Volkspartei), i socialdemocratici si sfaldano, e ieri il candidato dell’AfD a Magonza Jan Bollinger, forte di quasi il 20 per cento dei consensi, ha versato sale sulle loro ferite affermando: “Mi rende felice che oggi il partito dei lavoratori sia l’AfD”.
In smottamento sul fronte destro a favore dei sovranisti, ma erosa a sinistra dai Verdi che l’hanno scalzata nell’altro loro feudo bavarese, la socialdemocrazia tedesca oggi può dunque contare su Klingbeil, in parte su Bas (più a sinistra del vicecancelliere) e soprattutto su Merz, ben consapevole che, senza i voti della Spd, il programma della coalizione resta al palo. Lunedì il cancelliere ha spronato l’alleato tramortito, “dobbiamo concentrarci su crescita, concorrenza e occupazione”. Le famiglie tedesche, ha spiegato, lottano contro il costo della vita, del lavoro e burocrazia. “La mia ferma convinzione è che possiamo farcela solo insieme”.