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l'editoriale dell'elefantino
Riluttanti sulla guerra giusta e vicini a Putin. Nel mondo Maga c'è qualcosa di peggio di Trump
Nonostante il presidente americano sia un abominevole aspirante autocrate, non ha perso il consenso del suo popolo, ma sta perdendo la feccia antisemita e antisraeliana. Una parte del movimento America First che è diventata vocale, visibile e che minaccia fuoco e fiamme
Karl Rove, l’architetto della vittoria elettorale di George W. Bush nel 2004, un uomo molto solido del vecchio establishment repubblicano, ha spiegato dati alla mano nel Wsj che Trump, un abominevole aspirante autocrate che ha fatto cose buone, tra le quali l’alleanza con Israele per distruggere il regime della Repubblica islamica dell’Iran ed eliminare il suo progetto nucleare, non ha perso il consenso del suo popolaccio Maga, i deplorables. Però sta perdendo la feccia, quelli come Joe Kent e Tucker Carlson, in via di valorizzazione da parte dell’opinione pubblica di sinistra, anche in Italia, quelli che Ali Larijani era un kantiano pragmatico, per capirci. Kent e Carlson non hanno bisogno di essere additati come soggetti peggiori di Trump e denigrati per questo: fanno tutto da soli. Si muovono agevolmente nel paese dell’Autocrate, salvo per le cose buone. Sono immersi in una cultura antisraeliana e antisemita, il loro suprematismo non è nemmeno strumentale e buffo, a suo modo, come quello dell’abominevole capo, è autentico, originario, sentito, cerebrale nonché emozionale, e si accoppia in Carlson a una blandizie verso Putin e a un odio per la lotta esistenziale degli ucraini che ha qualcosa di mostruoso, grottesco. Anche Steve Bannon, viscido ingegnere del caos (formulazione felice di Da Empoli), consigliori capace di tacere per il boss e farsi un mesetto di galera per questo ma caduto in disgrazia da tempo, fa parte della combriccola, e ora si è scoperto una vena di detestazione verso il tradimento di Meloni. E come sempre tra i loro finanziatori c’è il nemico dell’Anticristo, quel pretenzioso pensatore che come Bannon cerca gloria intellettuale e morale a Roma, non bastandogli quanto accumulato con l’impresa di Palantir e altre imprese tecnologiche lucrose alle quali manca il tocco della cultura umanistica e della religione cristiana, lontana, guarda un po’, dal loro transumanesimo condito di suprematismo bianco. Coccolare questa feccia, e berla a grandi sorsate, sembra il destino attuale dei nemici della guerra agli sterminatori di Teheran. Cinico, come destino, e probabilmente anche baro.
La loro America first! è un trumpismo del pieno di benzina e di una alleanza autocratica senza contraddizioni di sorta, senza le complicazioni del pragmatismo e senza il disegno abramitico di cambiare il medio oriente, e magari il mondo, attraverso l’impresa di Teheran, e il business, e l’alleanza con i Grandi Sunniti in via di modernizzazione, schiacciando la testa del serpente. Trovano osceno che ci si spenda per gli ebrei e per la loro “potente lobby americana”, tanto potente che i loro giornali sono contrari alla lotta per debellare il regime dei Khomeini e dei Khamenei e dei Larijani, preferendo all’esposizione, rischiosa, la leadership dissimulata, il leading from behind di Obama che qualcosina in morti ammazzati e in pericoli globali è pur costato, così, senza parere. Era inimmaginabile che ci potesse essere qualcosa di peggiore di Trump, in questa sua America first!, e invece quel qualcosa si è lasciato scovare, è diventato vocale e visibile, minaccia fuoco e fiamme e spalleggia il disorientamento dell’opinione pubblica di fronte alla guerra giusta, mentre appoggia senza riserve l’aggressione di Putin all’Europa.
la guerra asimmetrica