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Allarme antisemita

Il Mossad e l'esercito chiamati a proteggere gli ebrei europei dopo una serie di esplosioni

Giulio Meotti

Dopo otto attacchi antiebraici ad Anversa e la bomba a Liegi, i soldati garantiranno la sicurezza dei quartieri, delle sinagoghe e delle scuole ebraiche in Belgio. Intanto gli agenti del Mossad lavorano nell’ombra fianco a fianco con i servizi britannici per difendere gli ebrei inglesi

Prima un’esplosione ha colpito una sinagoga a Liegi, in Belgio, danneggiando l’esterno dell’edificio. Poi è stato appiccato un incendio all’ingresso della sinagoga ortodossa di Rotterdam, nei Paesi Bassi. Infine, un ordigno esplosivo è stato detonato all’esterno di una scuola ebraica nel quartiere di Buitenveldert ad Amsterdam. Particolarmente inquietanti la velocità e la frequenza con cui violenti attacchi antisemiti si stanno verificando nelle città europee e l’incapacità dei servizi di sicurezza di prevederli. Come dieci anni fa dopo gli attentati a Charlie Hebdo, quando il Belgio mandò cento paracadutisti a presidiare i quartieri ebraici di Anversa e Bruxelles, la storia si ripete come una maledizione. Dopo otto attacchi antiebraici ad Anversa e la bomba a Liegi, per il governo belga era il momento di dispiegare nuovamente l’esercito nelle strade del regno. I soldati garantiranno la sicurezza dei quartieri, delle sinagoghe e delle scuole ebraiche in Belgio. Soldati con fucili d’assalto davanti alle scuole, alle sinagoghe, ai centri comunitari. Uomini in mimetica che sorvegliano bambini con lo zaino sulle spalle e anziani che vanno a pregare. Anche nel ghetto di Roma in questi giorni sono aumentati i soldati per le strade. “In un contesto di crescente antisemitismo, l’attacco alla sinagoga di Liegi è servito da monito: la minaccia per la comunità ebraica in Belgio è molto reale” ha spiegato il governo.

 

Dopo la bomba alla sinagoga di Liegi, diversi leader politici avevano chiesto il dispiegamento di personale militare per garantire la sicurezza degli ebrei. Tutti concordavano sul fatto che il tempo fosse essenziale. Non tutti, a quanto pare. Annelies Verlinden, ministra della Giustizia belga, si è trovata in disaccordo con il ministro della Difesa Theo Francken e il ministro dell’Interno Bernard Quintin. All’interno del governo di coalizione, il Partito cristiano-democratico della Verlinden chiede che si trovi una soluzione al sovraffollamento carcerario prima di adottare ulteriori misure di sicurezza. E ha portato a una dichiarazione agghiacciante di Sammy Mahdi, presidente del partito della Verlinden: “Se si può trovare una soluzione rapida ai problemi di sicurezza della comunità ebraica, non si può semplicemente lasciare che il problema della sicurezza nelle carceri persista”. Dal primo gennaio scorso, il Belgio aveva ritirato la polizia federale dal quartiere ebraico di Anversa, nonostante il massacro di Hanukkah a Sydney e i leader ebraici avessero messo in guardia contro un vuoto di sicurezza. Ma non era più il momento delle formule disarmate. Intanto, dalla capitale dell’Unione europea, molti ebrei se ne stanno andando. Come Betty Dan, storica leader della comunità ebraica di Bruxelles, di cui ha diretto la radio, che ha deciso di fare le valigie e lasciare il paese per Israele. “Fino a qualche anno fa erano i pensionati a partire. Oggi sono le coppie con figli, vendono casa e lasciano tutto. Hanno paura”.

 

Il Community Security Trust della comunità ebraica inglese ha registrato 148 episodi di antisemitismo nel settembre 2023; quel numero è aumentato vertiginosamente a 1.390 un mese dopo, prima di stabilizzarsi su una media di trecento episodi al mese per tutto il 2024 e il 2025. Agenti del Mossad lavorano intanto nell’ombra fianco a fianco con i servizi britannici per difendere gli ebrei inglesi. Una collaborazione silenziosa, chirurgica, che stride con il gelo diplomatico calato tra Londra e Gerusalemme dopo l’inizio dell’Operazione Leone Ruggente, la campagna aerea che ha infiammato il medio oriente. Per dirla con Haaretz di ieri, “un attacco mortale contro un’istituzione ebraica in una città europea appare, in questo momento, come una terrificante inevitabilità”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.