la guerra asimmetrica

Date e mappe della guerra dell'Iran contro le infrastrutture energetiche nel Golfo

Micol Flammini e Priscilla Ruggiero

Dopo l’attacco israeliano al giacimento di gas iraniano di South Pars, Teheran ha promesso una ritorsione contro gli impianti vitali dei paesi vicini, oltre che contro Israele. Quando è (veramente) iniziata la strategia asimmetrica del regime 

L’unità del Golfo ieri si è incrinata per la prima volta dall’inizio della guerra contro l’Iran, seguendo delle rotte prevedibili. Il Qatar, che  ospitava il ministro degli Esteri turco, ha detto che la “guerra deve finire immediatamente”, ha condannato Israele, ma  ha riconosciuto che “le affermazioni iraniane secondo cui l’obiettivo sono esclusivamente gli interessi americani sono respinte e ingiustificate”. L’Oman ha accusato Israele e gli Stati Uniti  più convintamente del Qatar. Diversa è stata la posizione degli Emirati Arabi Uniti e anche dell’Arabia Saudita. “Mi chiedo come gli iraniani possano affermare  di difendere la causa islamica mentre attaccano i paesi islamici”, ha detto ieri il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al Saud, facendo un elenco di paesi  presi di mira dall’inizio del conflitto: Qatar, Kuwait, Arabia Saudita,  Emirati, Iraq, Oman, Bahrein, Libano, Giordania,  Turchia. Dopo l’attacco  israeliano al giacimento di gas iraniano di South Pars, Teheran ha promesso una ritorsione  contro le infrastrutture energetiche del Golfo, oltre che contro Israele. La  strategia contro gli impianti vitali dei paesi vicini era però iniziata già da prima e legarla all’attacco israeliano è stata una mossa più psicologica che militare: Israele è convinto che il regime ceda  se colpito anche nelle sue fonti di guadagno, ma finora sembra che gli Stati Uniti, sotto pressione del Qatar, preferiscano rallentare questo genere di attacchi. Con le affermazioni confuse da parte di Washington, Teheran ha la prima conferma che gli attacchi asimmetrici per generare paura possono funzionare. Il regime insiste su quello che reputa il ventre molle dell’alleanza americana.   

Qatar

Raffineria Ras Laffan

Il complesso in Qatar ospita  il più grande impianto di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) al mondo – produce quasi un quinto della fornitura mondiale – ed è stato uno dei primi siti energetici a essere preso di mira da un drone iraniano pochi giorni dopo l’inizio della guerra in medio oriente, il 2 marzo scorso. L’emirato aveva deciso di interrompere la produzione nonostante non avesse subìto danni significativi, poi però mercoledì Teheran ha  sferrato sull’impianto un secondo attacco,  quattro missili sono stati intercettati ma  uno è riuscito a penetrare le difese  causando incendi e “ingenti danni”, ha detto la società statale QatarEnergy. L’attacco avrebbe messo fuori uso il 17 per cento della capacità di esportazione di Gnl del paese per un periodo massimo di cinque anni, per il ministero degli Esteri del Qatar rappresenta  una “pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità dello stato”. 

Centrale elettrica di Mesaieed

Il 2 marzo un secondo drone aveva preso di mira un serbatoio idrico nella centrale elettrica nella città industriale di Mesaieed, a sud di Doha. Dopo questo attacco, il 4 marzo   QatarEnergy aveva deciso di  interrompere completamente la produzione di Gnl.    

 

Kuwait

Raffineria di Mina al Ahmadi

 Ieri anche la Kuwait Petroleum Corporation, la compagnia petrolifera del paese, ha annunciato di essere stata bersaglio di un attacco di droni iraniani che ha provocato un incendio “di lieve entità” in uno degli impianti della raffineria di Mina al Ahmadi. La raffineria è una delle più grandi del medio oriente, con una capacità produttiva di petrolio di 730.000 barili al giorno. Un altro incendio è divampato nella raffineria di Mina Abdullah,  che ha una capacità di 346.000 barili al giorno.

 
Arabia Saudita

Raffineria Samref

Ieri un  drone iraniano ha colpito la raffineria   nella città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso,  di proprietà del colosso petrolifero saudita Aramco e della Mobil Yanbu Refining Company Inc., una filiale di ExxonMobil, facendo sospendere temporaneamente le operazioni di carico e scarico del porto,   uno dei due principali sbocchi di esportazione per il petrolio greggio proveniente dai paesi arabi del Golfo da quando l’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz.

Giacimento petrolifero di Shaybah

Situato nella parte orientale del regno, ha  una produzione di un milione di barili al giorno ed è stato ripetutamente preso di mira dai droni iraniani: la maggior parte sono stati intercettati. 

Raffineria di petrolio di Ras Tanura

Il 2 marzo era  stata attaccata anche la raffineria di Ras Tanura, il più grande impianto di raffinazione del greggio dell’Arabia Saudita di proprietà della Saudi Aramco,  che controlla il 12 per cento della produzione mondiale di petrolio.   

 
 
Emirati Arabi Uniti

Raffineria di Ruwais

 E’ una delle  più grandi raffinerie al mondo, il 10 marzo aveva sospeso le attività a titolo precauzionale dopo un attacco di un drone, dopo aver spento l’incendio le operazioni sono riprese.  

Porto di Fujairah

 Un altro importante sbocco per le esportazioni nel Golfo è il porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, che è stato oggetto di una serie di attacchi che ne hanno sospeso le operazioni: l’ultimo è stato martedì scorso, il    terzo attacco in quattro giorni. Il 2 marzo un drone aveva divampato un incendio anche nel terminal di stoccaggio di carburante di Musaffah. 

Impianto di gas di Habshan

I detriti caduti dall’intercettazione di un missile iraniano ieri  hanno costretto Abu Dhabi a sospendere le attività presso l’impianto di gas di Habshan. I missili intercettati erano diretti anche sul   giacimento petrolifero di Bab. 

Impianto di gas  di Shah

E’ uno dei più grandi giacimenti di gas  naturale al mondo, a circa 180 km a sud-ovest di Abu Dhabi. E’ stato colpito lunedì provocando un incendio che ha costretto l’impianto a sospendere le operazioni.   

 

Iraq

Giacimento petrolifero di Majnoon

 Lunedì il ministero del petrolio iracheno ha dichiarato  che il giacimento   situato nel sud del paese è stato preso di mira da un attacco di droni iraniani. Alcuni siti sono stati presi di mira dalle milizie sostenute dall’Iran.

Raffineria di Lanaz

 La scorsa settimana tre droni hanno provocato un incendio  a Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno, che ha causato la sospensione delle attività.

 

Oman

Porto di Salalah

 Il 10 marzo sono stati colpiti dai droni iraniani  alcuni serbatoi di   petrolio nel porto di Salalah, che è stato costretto a sospendere temporaneamente le proprie attività. Era stato chiuso anche  il  terminale per l’esportazione di petrolio Mina al Fahal, poi riaperto il 12 marzo.       

 

Bahrein

Raffineria Bapco Energies

Il 9 marzo la compagnia energetica statale del Bahrein ha dichiarato lo stato di forza maggiore per le sue spedizioni di petrolio dopo che un attacco iraniano ha incendiato l’impianto di Ma’ameer, che ha una capacità produttiva di 400.000 barili al giorno.

Di più su questi argomenti: