Ansa
Le dichiarazioni
Crosetto: "La reazione iraniana vuole il caos. Rischio attacchi all'Italia? No, ma c'è un tema terrorismo"
"A Hormuz non ci deve essere la presenza degli amici degli americani o di Israele, ma ci dev'essere la presenza del mondo" ha detto il ministro ai microfoni di Rtl 102.5. Poi ha avvertito della minaccia terrorismo: "Le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia"
La situazione in medio oriente "è molto difficile e complessa perché da una parte gli Stati Uniti avevano l'idea che bastasse decapitare il regime di Teheran per avere delle azioni che portassero a un cambio della leadership iraniana, mentre si sono resi conto che le reazioni avevano l'obiettivo di portare il caos". Lo ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto a "Non stop news" su Rtl 102.5 parlando del conflitto in medio oriente a venti giorni dal primo attacco lanciato da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Per reazione, Teheran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, dove passa un quinto del petrolio del pianeta e questa situazione sta condizionando "tutte le economie del mondo, in particolare quelle asiatiche", ha aggiunto il ministro. "Le guerre non dipendono dalla forza del più forte ma dalla capacità di sacrifici del più debole, la stessa cosa che è capitata alla Russia con l'Ucraina" e "lo stesso oggi stanno facendo gli iraniani", ha detto Crosetto, secondo cui "questo ha messo in difficoltà gli americani" e "ora il resto del mondo, che questa guerra non la voleva, deve gestire tutto questo". Dice il ministro ribadendo le parole che aveva già detto al Foglio in un colloquio con il direttore Cerasa: "A Hormuz non ci deve essere la presenza degli amici degli americani o di Israele, ma ci dev'essere la presenza del mondo", quindi dobbiamo "mettere insieme una coalizione di tutte le nazioni così che l'Iran non percepisca" questa presenza "come un attacco".
Il ministro poi ha parlato dei possibili rischi che possono derivare da questa guerra per il nostro paese: "Attacchi diretti all'Italia da parte dell'Iran non sono in questo momento presi in considerazione. Il tema invece è il terrorismo: le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento per fare un atto di terrorismo che comprenda il fatto di sacrificare sé stessi. Ma questo non da oggi, sono dormienti da anni e sono cllocate un po' in tutto il mondo, questo è il problema più grosso dal punto di vista interno per i paesi che non partecipano direttamente al conflitto".
Crosetto ha commentato anche la scelta di allentare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo dicendo che "non è una decisione italiana ma una decisione a livello europeo", però, secondo il ministro, il problema in questo momento "non è l'approvvigionamento del petrolio, ma il prezzo del petrolio". "Da Hormuz arriva il 4 per cento del consumo di petrolio e facilmente si può trovare da qualche altra parte. L'Eni ha contatti dal Venezuela alla Libia", ha spiegato Crosetto, aggiungendo che "è il prezzo il problema" e se "un domani si aprisse alla Russia ce lo venderebbe allo stesso prezzo". Pertanto, ha aggiunto il ministro, "mi sembra un discorso un po' approssimativo".
Parlando della situazione in Libano, Crosetto ha detto che il paese "sta diventando sempre più pericoloso, perché Hezbollah ha ricostruito un arsenale molto consistente, con grandi capacità missilistiche. Se non si riuscirà, attraverso un rafforzamento del mandato Onu e con il supporto delle forze armate libanesi, a ridurre in modo non violento il peso di Hezbollah, è probabile un conflitto diretto con Israele, che sarebbe estremamente violento". In Libano sono oltre 1.300 i militari italiani impegnati nella missione delle Nazioni Unite Unifil, ma il ministro ha assicurato che "nonostante lo scontro tra Israele e Hezbollah, non si sono registrati attacchi contro le nostre basi, come invece era accaduto in precedenza. Gli incidenti verificatisi finora sono stati causati da detriti derivanti dagli scontri. Se dovessimo ritenere non più utile la presenza militare italiana e delle Nazioni Unite, abbiamo già predisposto mezzi navali e aerei per il rientro dei nostri militari".
Dal conflitto in medioriente, Crosetto poi ha parlato del referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo. Quella della magistratura "non è una riforma politica, questo governo finisce fra un anno, le riforme costituzionali durano per i prossimi vent'anni. I governi passano, cambiano, le maggioranze cambiano. I cambi della Costituzione li fai perché le regole che hai scritto ritieni che facciano bene al paese". Il punto più importante, secondo il ministro, "è affrontare il referendum non come fosse un derby o una partita di calcio, fra ultras che si confrontano: l'obiettivo finale è che i magistrati siano più forti, più liberi", ha dichiarato, aggiungendo che "il referendum non toglie potere ma rafforza chi ha fatto la libera scelta di diventare magistrato". "Noi dobbiamo avere la garanzia che il giudice sia sempre terzo" e "la separazione delle carriere, su cui tutti eravamo d'accordo: mi ha sorpreso vedere gente che anni fa era a favore e ora si spaventa. Credo che la separazione delle carriere non sia una cosa che debba spaventare", ha spiegato.