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Von der Leyen apre alla revisione del mercato della CO2. Viva la svolta europea sugli Ets. Effetti e realtà

Redazione

La presidente della Commissione europea ha fatto due aperture importanti finalizzate a preservare l’Ets: in primo luogo definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030 e in un secondo momento presentare una proposta per rafforzare la riserva di stabilità del mercato

 

Il mercato europeo della CO2 non va rottamato perché rimane uno strumento efficiente. Oggi deve però fare essere adeguato ai tempi che sono cambiati, come del resto si è fatto nel passato in un contesto differente. E’ questo il senso delle parole con cui Ursula von der Leyen ha preso posizione nel dibattito che vede alcuni Stati membri – in primis l’Italia, e poi la pur più cauta Germania – invocare una revisione dell’Emissions Trading System (Ets), e altri, come la Spagna e i nordici, in difesa dell’attuale meccanismo. La presidente della Commissione ha riconosciuto che le preoccupazioni degli industriali sulla perdita di competitività sono fondate. Ha pertanto fatto due aperture importanti, finalizzate a preservare l’Ets mitigandone però l’effetto sui costi delle imprese e sui prezzi dell’energia elettrica: in primo luogo “definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030” (cioè probabilmente rallentare il tasso annuo di riduzione del “cap” alle emissioni nei settori Ets). La direzione di marcia non è in discussione; la velocità sì.

 

Secondariamente, la Commissione “presenterà una proposta per rafforzare la riserva di stabilità del mercato”. Questa venne introdotta con l’obiettivo di sostenere i prezzi della CO2 quando erano troppo bassi; si tratta di creare un meccanismo simmetrico di emissione straordinaria di permessi di emissione per tenerli sotto controllo quando superano i livelli di allarme. Infine, ha annunciato la creazione di una Industrial Decarbonization Bank a sostegno delle industrie energivore: nelle more del suo varo, “la Commissione Ue lavorerà a uno strumento ponte rapido, finanziato tramite quote Ets, con un’attenzione particolare ai Paesi a reddito più basso”. Di fatto, Bruxelles sembra accogliere molte richieste dell’Italia: i toni del governo possono essere stati sopra le righe ma il punto di caduta è ragionevole. Se quello della Commissione non è uno sparo nel buio ma il risultato di un lavoro sotterraneo già svolto per trovare un compromesso tra gli Stati membri, si può dire che finalmente la politica ambientale Ue entra nell’era del pragmatismo.

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