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Dopo il raid contro un leader legato all'Iran cadono razzi su Baghdad

Shelly Kittleson

Cinque missili hanno colpito l’aeroporto internazionale della città e l'area circostante. Alcune fonti parlano della possibile uccisione o del ferimento del segretario generale di Kataib Hezbollah, la più potente e la più segreta tra le fazioni irachene sostenute da Teheran

Damasco. Intorno alle 19 di domenica sera, l’aeroporto internazionale di Baghdad e l’area circostante sono stati colpiti da cinque razzi “all’interno del perimetro aeroportuale, presso l’impianto di desalinizzazione dell’acqua, vicino alla base aerea Martyr Alaa e nei pressi della prigione centrale di Baghdad”, secondo quanto riferito in un comunicato ufficiale. La prigione è particolarmente sensibile: lì sono detenute migliaia di persone sospettate di essere combattenti o comandanti dello Stato islamico, recentemente trasferite dalla Siria.

All’alba del 14 marzo colonne di fumo si erano già levate sul quartiere di Karrada, a Baghdad. Molti erano svegli: sono gli ultimi dieci giorni del mese sacro islamico del Ramadan, quando ci si alza prima dell’alba per prepararsi alla giornata di digiuno. Questa volta però l’attacco ha colpito zone densamente popolate della capitale irachena, e non aree periferiche vicino al confine con la Siria o basi presidiate da forze irachene la cui fedeltà al governo centrale è stata talvolta messa in discussione. Il quartiere, costellato di hotel di lusso e ville, è circondato da grandi cartelloni con i volti dei leader e dei “martiri” delle fazioni della “resistenza” sostenute dall’Iran. Nelle vicinanze si trovano numerose basi e uffici di queste milizie. Ville opulente sono nascoste tra le strade del quartiere, sorvegliate ma con i nomi dei loro occupanti pronunciati solo sottovoce: il sospetto verso eventuali “spie” è profondo.

Raid aerei, ampiamente attribuiti agli Stati Uniti o a Israele, avrebbero colpito diversi obiettivi a Baghdad nel giro di poche ore. Alcune ore più tardi le “fazioni della resistenza” – ritenute responsabili negli ultimi giorni di una serie di attacchi contro la regione autonoma del Kurdistan iracheno, contro infrastrutture energetiche nel sud del paese e contro lo stesso aeroporto della capitale – hanno colpito di nuovo l’ambasciata statunitense a Baghdad, danneggiandone il sistema di difesa aerea e l’eliporto. Per la seconda volta in una settimana è stato preso di mira anche il consolato degli Emirati Arabi Uniti a Erbil.

Uno degli uomini colpiti a Baghdad è Raheef Qasim, noto anche come Abu Ali. Era stato comandante delle Forze missilistiche delle Brigate Badr, legate all’Iran, e secondo varie fonti sarebbe stato coinvolto in alcuni degli attacchi più recenti. L’Organizzazione Badr è oggi un potente partito politico con solidi legami con numerosi esponenti di alto livello del governo iracheno, ma nacque nel 1983 per iniziativa di religiosi iraniani e dei pasdaran come forza militare ausiliaria al fianco dell’Iran durante la guerra Iran-Iraq. Molti dei suoi attuali leader poterono tornare in Iraq solo dopo la caduta di Saddam Hussein, rovesciato dagli Stati Uniti con l’invasione del 2003. In seguito Badr e altre fazioni sostenute dall’Iran, parte della “resistenza” antiamericana e anti israeliana, hanno combattuto per espellere le forze statunitensi dal paese. Alcune fonti hanno inoltre parlato della possibile uccisione o del ferimento del segretario generale di Kataib Hezbollah, Ahmad Mohsen Faraj al-Hamidawi, noto come Abu Hussein al-Hamidawi. La figura potente e sfuggente alla guida di Kataib Hezbollah (KH), gruppo classificato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica, aveva avvertito a gennaio che un eventuale attacco all’Iran avrebbe portato a una “guerra totale”.

Da tempo KH è considerata la più potente e la più segreta tra le fazioni irachene sostenute da Teheran. Sebbene gran parte dell’organizzazione operi al di fuori del controllo governativo, tre brigate delle Forze di mobilitazione popolare (PMF) – il dispositivo paramilitare ufficiale iracheno – sono composte da membri di Kataib Hezbollah. Da anni si teme che queste brigate, pur pagate dallo stato, seguano più gli ordini di KH che quelli del governo.

Due di queste brigate sono da tempo schierate nelle aree dell’Iraq occidentale lungo il confine con la Siria, mentre una terza controlla una zona a sud di Baghdad. Gli abitanti originari di quell’area – chiamata Jurf al-Sakr dalla popolazione sunnita che vi viveva e oggi ufficialmente Jurf al-Nasr – sono ancora sfollati anni dopo che la zona è stata riconquistata allo Stato islamico nel 2014. Le fazioni sciite della “resistenza”, tra cui in primo piano proprio KH, sono state accusate di impedire perfino ad altre forze governative di entrare nell’area, presumibilmente per la presenza di fabbriche illegali di armi e altre attività fuori dal controllo dello stato. I governi che si sono succeduti a Baghdad hanno più volte cercato – o dichiarato di voler cercare – di ristabilire il monopolio statale sulle armi. Finora senza successo.

Poco più di un mese dopo il suo insediamento, all’inizio di maggio 2020, l’allora primo ministro Mustafa al-Kadhimi ordinò per esempio l’arresto di alcuni membri di Kataib Hezbollah accusati di aver partecipato al lancio di razzi sulla capitale. Fu costretto a rilasciarli poco dopo. Il 13 marzo un gruppo ombrello di milizie filo-iraniane legate a KH ha annunciato una ricompensa di 150 milioni di dinari iracheni – circa 114 mila dollari – per informazioni precise su posizione e movimenti di personale militare o di intelligence statunitense, allo scopo di “arrestarlo o neutralizzarlo”.

Nel pomeriggio del 14 marzo sono state diffuse online le foto di tre “martiri” di KH uccisi nel raid della mattina. Uno di loro, Abu Ali al-Amiri, era il comandante delle forze missilistiche del gruppo; tutti e tre – secondo fonti nella capitale irachena – erano vicini al leader di Kataib Hezbollah, Hamidawi. Il 15 marzo gli attacchi sono proseguiti: una base militare adiacente all’aeroporto internazionale di Baghdad è stata colpita di nuovo, mentre le “fazioni della resistenza” hanno rivendicato oltre due dozzine di attacchi contro posizioni “nemiche” nelle precedenti 24 ore.

Resta però senza conferma il destino di uno degli uomini più influenti nel mosaico delle milizie filo-iraniane irachene – alcune delle quali, oltre trent’anni fa, combatterono persino contro il proprio paese durante la guerra con l’Iran. Diverse fonti sostengono che il vero obiettivo dei raid del 14 marzo fosse proprio Hamidawi, e che il leader di Kataib Hezbollah sia rimasto ferito nell’attacco.

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