L'armada di Putin nell'Ue
Per far vincere l'amico Orbán, il Cremlino dispiega il suo guru della destabilizzazione e il Gru
Dietro la sfida tra il premier ungherese e Magyar non c’è soltanto una competizione politica interna, ma il tentativo del Cremlino di consolidare a Budapest uno dei suoi avamposti più preziosi nell’Unione europea
Alla fine dello scorso anno, la Social Design Agency, una società di consulenza legata al Cremlino e sotto sanzioni occidentali, ha presentato un progetto per la campagna elettorale ungherese – le elezioni sono previste per il 12 aprile – in cui il premier, Viktor Orbán, viene descritto come l’unico candidato in grado di garantire la sovranità dell’Ungheria e trattare da pari con gli altri leader mondiali. Il progetto – presentato direttamente al Cremlino e pensato in Russia – indica i messaggi di propaganda pro Orbán da far postare da personaggi popolari in Ungheria inondando i social network. C’è poi la parte di attacco al rivale del premier, il leader di Tisza Péter Magyar, che attualmente è in grande vantaggio nei sondaggi: Magyar viene descritto come “un pupazzo di Bruxelles che non ha alcun sostegno esterno”, ha scritto il Financial Times, che ha visionato la proposta della società di consulenza: Tisza è il partito “dell’incompetenza, della divisione e dei piani segreti”, alla mercé degli europei, mentre Fidesz, il partito al governo, gode del sostegno di Donald Trump, è un partner imprescindibile dell’America e la garanzia di sicurezza e stabilità.
La Social Design Agency è sotto sanzioni americane, inglesi e di altri paesi europei dal 2024, dopo che aveva orchestrato un’estesa campagna online nota come Doppelgänger – deepfake generati dall’intelligenza artificiale e notizie false – con l’obiettivo di diffondere propaganda anti Ucraina. In questo caso, la strategia scelta è diversa – si utilizzano influencer ungheresi – e l’agenzia si è guardata bene da avere contatti diretti con il governo ungherese, in modo da poter smentire chi parla di collusione tra Orbán e il Cremlino. Ma secondo un’inchiesta del sito investigativo VSquare, ci sono almeno tre agenti del Gru, il servizio segreto militare russo, dentro l’ambasciata di Mosca a Budapest: Magyar, che finora non aveva denunciato esplicitamente le ingerenze russe, ora ripete: “Russi, andate a casa”, proprio come fecero gli ungheresi nel 1956 contro l’Unione sovietica.
L’architetto della Social Design Agency e delle campagne di ingerenza in Europa – che forse come definizione è ormai riduttiva: è un’armada digitale, con annessi agenti segreti – per destabilizzare la politica europea e favorire l’ascesa di candidati anti Europa, anti Nato, filorussi è Sergei Kirienko, potentissimo vicecapo di gabinetto di Vladimir Putin, che era stato brevemente primo ministro alla fine degli anni Novanta guadagnandosi sciaguratamente la fama di tecnico e di riformista presso di noi occidentali superficialotti e speranzosi. Dopo essere stato a capo di Rosatom, nel 2016 Kirienko è arrivato al Cremlino, dove è diventato un punto di riferimento per Putin che lo apprezza perché è uno sportivo – quarto dan di aikido, cacciatore, pescatore, tiratore, subacqueo – e ancor più perché fa diventare realtà i suoi progetti di annichilimento del dissenso interno e della resistenza esterna. Nel 2020, Londra e Bruxelles hanno sanzionato Kirienko, assieme ad altre cinque persone, per il primo avvelenamento del dissidente russo Alexei Navalny; nel 2022, Putin ha nominato Kirienko responsabile dei territori occupati in Ucraina: l’idea del referendum illegale di annessione è sua, così come lo sono le campagne di indottrinamento e in parte quelle di deportazione. Il core business di Kirienko però è proprio l’armada digital-militare in Europa: il fallimento in Moldavia e in Romania lo ha frustrato e ora nell’Ungheria orbaniana non vuole e forse non può sbagliare nulla.