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In Francia

Nei comuni francesi al voto si misura la “fin de règne” macroniana

Mauro Zanon

Le elezioni daranno anche un’indicazione dell’umore politico del paese a un anno dalle presidenziali: "Ci sarà una nazionalizzazione del voto" dice Charles Sapin evocando anche la possibile fine del secondo quinquennio Macron

Parigi. Le imminenti elezioni comunali francesi – il primo turno si terrà il 15 marzo, il secondo il 22 – non avranno soltanto un impatto a livello locale, col rinnovo di 35 mila sindaci: daranno anche un’indicazione dell’umore politico del paese a un anno dalle presidenziali, in un momento in cui i candidati all’Eliseo dei due partiti estremisti dell’Assemblea nazionale, il Rassemblement national (Rn) a destra e la France insoumise (Lfi) a sinistra, sono dati al ballottaggio. Secondo un sondaggio pubblicato ieri dall’istituto Ifop, Jordan Bardella, presidente di Rn e candidato in caso di conferma dell’ineleggibilità di Marine Le Pen, è al 36 per cento delle intenzioni di voto in vista del primo turno delle presidenziali, e al secondo posto, al 13, non c’è il miglior profilo della sinistra moderata, Raphaël Glucksmann, ma il líder maximo della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon. “La vicinanza delle elezioni comunali a quelle presidenziali fa sì che ci sia una nazionalizzazione del voto”, dice al Foglio Charles Sapin, giornalista politico del settimanale Le Point, evocando anche la variabile “fin de règne”, ossia la fine del secondo quinquennio Macron: l’antimacronismo può essere un fattore determinante per l’esito delle comunali.

 

“Nel paese c’è un forte desiderio di cambiamento. Non potendosi esprimere in occasione di un nuovo scioglimento dell’Assemblea nazionale, molti elettori potrebbero essere tentati di concretizzare questo desiderio nelle urne già in occasione delle comunali”, spiega Sapin. Il famoso “dégagisme” più volte invocato da Mélenchon, ossia la tendenza populista a voler spazzare via, dégager, la classe dirigente esistente, sia essa di sinistra o di destra. “Abitualmente, ciò che caratterizza le elezioni comunali è il vantaggio del sindaco uscente: se si ricandida, parte da una posizione favorevole rispetto ai suoi concorrenti. La domanda è se sarà ancora così in queste elezioni, alla luce della polarizzazione del panorama politico francese”, sottolinea Sapin. 

 

I due partiti storici della Quinta Repubblica, i Républicains (Lr), eredi del gollismo, e il Partito socialista (Ps), sono in difficoltà a livello nazionale, in crisi di idee e di leadership, ma godono ancora di un forte radicamento locale. Insieme detengono la maggioranza delle città medie e grandi. “A livello locale, gli elettori cercano per la loro città un buon amministratore, un buon padre di famiglia, a differenza delle presidenziali dove si cercano figure che incarnino idee forti, un ideale. Per questo motivo, nonostante la debolezza a livello nazionale, gollisti e socialisti, radicati da decenni nel territorio e con molti sindaci uscenti, potrebbero limitare ai danni”, dice Sapin. I gollisti, in particolare, puntano al colpo grosso Parigi-Lione. Nella capitale francese, la candidata è Rachida Dati, ministra delle Cultura uscente ed ex star del sarkozysmo, che sogna di interrompere venticinque anni di dominio socialista Delanoë-Hidalgo, battendo il candidato della gauche Emmanuel Grégoire. A Lione, Jean-Michel Aulas, candidato di Lr col sostegno dei macronisti e dei centristi, è una figura molto popolare in città: perché è stato il presidente dell’Olympique Lione negli anni gloriosi del club calcistico, 2002-2008, quando la squadra vinse sette titoli consecutivi della Ligue 1. Nei sondaggi, è nettamente in vantaggio sul sindaco ecologista uscente Grégory Doucet. “Se vinciamo a Parigi e, insieme ai nostri alleati, vinciamo a Lione con Jean-Michel Aulas, è un trionfo. Potremo tornare a parlare di ondata blu”, afferma il senatore gollista Roger Karoutchi.

 

Di certo non ci sarà nessuna “ondata verde” come nel 2020: gli ecologisti rischiano di perdere non solo il fortino di Lione, ma anche Strasburgo, Bordeaux e Grenoble dopo un solo mandato. E i macronisti di Renaissance? L’ex primo ministro Gabriel Attal, che ha preso le redini del partito nel 2024, ha optato per la strategia delle alleanze con i candidati sindaco di centro e di destra già radicati nel territorio, limitando le candidature con l’etichetta Renaissance per evitare una débâcle come quella del 2020. La sfida più importante di queste comunali si giocherà tuttavia a Marsiglia, dove il candidato del Rassemblement national Franck Allisio è dato testa a testa con il sindaco uscente Benoît Payan, socialista. Una vittoria del Rn a Marsiglia, capitale del multiculturalismo e seconda città di Francia, provocherebbe un terremoto politico.

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