Foto Epa, via Ansa

cosa ha detto la nuova guida suprema

Il messaggio di Khamenei jr, senza audio e senza video

Micol Flammini

Per rassicurare e compattare il regime Mojtaba scrive un messaggio e parla del pugno del padre morto in segno di lotta

La nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei, non è ricomparso. Per dire di esistere, di essere vivo, ha inviato un messaggio che è stato letto in televisione. Gli iraniani ancora non sanno che voce abbia, sanno chi era suo padre, sanno che è ferito. Tutti i dettagli puntano sulla continuità, anche le condizioni fisiche della nuova Guida suprema figlio della vecchia. Ali nel 1981 sopravvisse a un attentato che lo ferì alla mano al punto da lasciarla quasi paralizzata. Il ferimento di Mojtaba è presentato come un’ulteriore espressione di continuità, con cui coprire l’assenza, il vuoto, tutto ciò che non si vede e che il regime sta ancora costruendo dietro le quinte per dare messaggi di forza. Nel suo messaggio alla nazione, la Guida suprema ha detto di aver visto suo padre, quasi anche il momento della morte fosse un passaggio di testimone

 

Suo padre morto, dopo che il suo complesso residenziale era stato colpito dalle bombe di Israele nel primo giorno di guerra, aveva il corpo integro, sopravvissuto alla disintegrazione dell’esplosione. Mojtaba racconta che Ali Khamenei aveva il pugno chiuso, e nel gesto c’è quel segno di sfida, di lotta persistente, di diniego al cedimento che il regime ha bisogno di raccontare. La nuova Guida suprema ha scritto di giurare vendetta per la morte di suo padre e degli altri “martiri”, ha dato direttive militari, ordinando di mandare avanti tutte le operazioni, comprese quelle per bloccare lo Stretto di Hormuz. Ha avvertito che saranno aperti nuovi fronti contro il nemico, che i paesi che permetteranno attacchi all’Iran dal loro territorio non saranno risparmiati. Ha elogiato l’asse della resistenza, gli houthi che in realtà sono immobili, Hezbollah, che ha riaperto la guerra in Libano, e le milizie sciite in Iraq. Tutto è fermo, imbalsamato nel discorso scritto e nemmeno pronunciato di Mojtaba Khamenei. Il vuoto rimane, oggi l’attesa per la preghiera del venerdì è grande, comparirà o non comparirà, circolano immagini di lui ragazzo durante la guerra contro l’Iraq, nel tentativo di dare alla nuova Guida suprema una storia che non sia soltanto quella di essere figlio di suo padre. 

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)