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sostegno europeo

Macron sulla Charles de Gaulle rilancia la centralità di Parigi

Jean-Pierre Darnis

Il presidente francese si espone in prima persona e si reca direttamente sul teatro delle operazioni militari per dimostrare sostegno a Cipro. La Francia ha già mobilitato sull'isola una portaerei, due portaelicotteri, otto fregate e un numero non specificato di sottomarini 

Emmanuel Macron ha indossato la divisa di capo delle Forze armate francesi. Già la scorsa settimana aveva pronunciato un discorso sull’evoluzione della dottrina militare nucleare, davanti al sottomarino Le Téméraire, introducendo il concetto di “deterrenza avanzata” in collaborazione con alleati europei, tra cui la Germania. Lunedì scorso, Macron si è recato sulla portaerei Charles de Gaulle, richiamata d’urgenza dalla sua missione in Svezia per dirigersi verso Cipro e sottolineare così l’impegno della Francia nella sicurezza del Mediterraneo orientale e del medio oriente. Lì, circondato dall’equipaggio, ha concluso il suo discorso con La Marsigliese cantata sul ponte di volo. Con questa mossa, il presidente francese si espone in prima persona, recandosi direttamente sul teatro delle operazioni militari per dimostrare sostegno alle truppe e manifestare solidarietà a Cipro, che attualmente presiede il Consiglio dell’Ue. La Francia ha deciso di mobilitare una forza marittima notevole: accanto alla portaerei saranno schierati due portaelicotteri, otto fregate e un numero non specificato di sottomarini. La base di Tolone è quasi vuota, un segno impressionante della capacità francese di mobilitare risorse con prontezza. Contemporaneamente, Spagna, Italia e Paesi Bassi stanno inviando delle navi nella zona, mentre colpisce l’assenza della Marina britannica, che, nonostante la volontà di proteggere il territorio di Cipro (dove ospita una base ad Akrotiri), ha subìto ritardi nel rendere operativo il cacciatorpediniere HMS Dragon, suscitando critiche interne.


La protezione di Cipro e dell’Ue sembra già un obiettivo comune, mentre la Francia ha dichiarato l’intenzione di ristabilire la libertà di circolazione nello stretto di Hormuz, una missione ulteriore che non gode ancora del pieno consenso dei paesi dell’Ue, anche a causa dell’elevato grado di rischio. Macron ha trascorso gli ultimi anni sotto pressione a livello interno, pagando anche le conseguenze dell’errore commesso con lo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024, che ha eroso il suo sostegno politico. Da allora, la Francia ha attraversato una lunga crisi politica, segnata dalle difficoltà dei governi effimeri di Michel Barnier e François Bayrou. L’attuale primo ministro, Sébastien Lecornu, sembra aver raggiunto una relativa stabilità, sebbene a costo di molte rinunce. La Francia soffre di un problema cronico di disavanzo, causato dalla crescita incontrollata delle spese previdenziali e pensionistiche. Inoltre, il motore franco-tedesco sembrava inceppato, mentre Dassault e Airbus annunciavano la rottura del loro accordo per la produzione del caccia del futuro, il Fcas. Sotto molti aspetti, la Francia è apparsa come il “malato d’Europa”, un paese che si preparava a una serie di elezioni presidenziali e politiche l’anno prossimo, con lo scenario destabilizzante di una possibile ascesa al potere del Rassemblement National.


Nonostante questi giudizi negativi, Macron sembra aver trovato una nuova linfa. Le istituzioni della Quinta Repubblica francese conferiscono al presidente poteri specifici, e la guerra in Iran ha riportato in primo piano le esigenze strategiche. La questione della deterrenza nucleare ha messo la Francia al centro della sicurezza europea, ristabilendo anche il dialogo con Berlino. Parigi non si era preparata per una guerra con la Russia, ma la sua forza militare si è evoluta negli ultimi decenni per essere operativa in missioni fuori area, con proiezione di forza. Questa capacità, tutt’altro che scontata, sottolinea l’importanza della missione attuale nel Mediterraneo e permette al presidente francese di occupare la scena diplomatica. Questo posizionamento si è manifestato anche ieri, quando a una conferenza internazionale sull’energia nucleare la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto che la riduzione del nucleare civile in Europa è stato un errore strategico, convergendo con il piano di rilancio della produzione nucleare presentato da  Macron. Nel 1974, la Francia aveva reagito alla crisi petrolifera dell’anno precedente con un la costruzione urgente di centrali nucleari. Il contesto attuale potrebbe richiamare questo tipo di reazione anche in altri paesi europei, che dipendono in larga misura dalle energie fossili. Il presidente francese si ritrova quindi al centro del dibattito strategico europeo, una posizione paradossale se si guardano le prospettive politiche interne, ma che illustra anche una solidità istituzionale mentre la crisi provoca un riflesso di unità nazionale.

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