Foto Epa, via Ansa

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Una settimana di guerra in Iran e un bilancio inatteso

Claudio Cerasa

Nonostante le previsioni catastrofiche, l’offensiva contro il regime degli ayatollah ha finora isolato Teheran sul piano internazionale. Mentre i mercati restano stabili, resta aperta la domanda politica: questa guerra può davvero mettere fine al regime?

Nei primi sei giorni dell’offensiva contro il regime islamico iraniano, molti osservatori continuano a prevedere il peggio. Eppure, finora, i risultati sul campo sono stati sorprendenti. Nessuno sa come finirà la guerra, ma i dati disponibili indicano che la campagna militare sta andando meglio del previsto. I bombardamenti di precisione hanno colpito leadership militare, siti missilistici e infrastrutture strategiche; la marina iraniana è vicina al collasso e i lanci di missili balistici sono diminuiti dell’86 per cento rispetto al primo giorno, mentre i droni d’attacco sono calati del 73 per cento. Il dominio aereo americano consente inoltre di usare armi più economiche e abbondanti, aprendo la strada a operazioni contro i pilastri del regime, come le Guardie della rivoluzione. A questi risultati militari si aggiunge un dato politico rilevante: l’isolamento internazionale dell’Iran. Paesi del Golfo, europei e partner occidentali stanno rafforzando cooperazione militare e difesa regionale, mentre anche attori come Cina e Pakistan mostrano cautela o distanza. Sul piano economico, poi, non si sono verificati gli shock previsti: l’S&P 500 è quasi stabile e il petrolio resta attorno agli 80 dollari al barile. Il vero interrogativo resta politico: se una guerra può portare alla fine del regime degli ayatollah, è davvero illegittimo sperare che possa riuscirci?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.