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Editoriali
La guerra gemella di Islamabad contro l'Afghanistan dei talebani
Il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif, prendendo in prestito le parole di Trump, vuole la “resa incondizionata” dei talebani, ma osservatori e analisti credono che la capacità militare ed economica pachistana non sia sufficiente per raggiungere l’obiettivo
Ieri il Pakistan ha riaperto i collegamenti aerei con l’Arabia Saudita. Poche ore prima, il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar aveva di nuovo parlato al telefono con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, per chiedere ancora una volta di fermare gli attacchi nel Golfo – e soprattutto contro Riad, con cui Islamabad, potenza nucleare de facto, ha un accordo di mutua difesa. Mentre è impegnato a convincere l’Iran a non allargare la sua guerra, il potente generale pachistano Asim Munir, capo delle Forze armate e leader ombra, porta avanti la sua, di guerra. Quella contro l’Afghanistan dei talebani, cioè al confine orientale dell’Iran. Il conflitto fra Pakistan e Afghanistan è iniziato il giorno prima di quello fra Stati Uniti, Israele e Iran, e il governo del primo ministro Shehbaz Sharif sembra prendere in prestito anche le espressioni dal presidente americano Donald Trump: ieri ha fatto sapere che “non ci saranno colloqui” con i talebani: “Il terrorismo dall’Afghanistan deve finire”.
L’operazione Ghazab lil-Haq, cioè non a caso “Furia in difesa della verità”, mira quindi forse alla “resa incondizionata” dei talebani, ma osservatori e analisti credono che la capacità militare ed economica pachistana non sia sufficiente per l’obiettivo. Ieri il ministero dell’Informazione di Islamabad ha fatto sapere di aver ucciso 527 miliziani talebani e di aver distrutto 237 posti di blocco. Un portavoce dei talebani ha detto che le loro “operazioni offensive e di assalto” hanno eliminato, solo nella giornata di ieri, 109 soldati pachistani e distrutto 14 avamposti. Attualmente non è possibile verificare nessuno dei dati. Secondo la missione Onu in Afghanistan, le vittime civili a oggi sarebbero 185. In questo caos informativo e di destabilizzazione globale, ieri perfino la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha avuto il coraggio di affermare: “Invitiamo ancora una volta Kabul e Islamabad ad astenersi dallo scontro militare e a risolvere le loro divergenze attraverso un dialogo basato sul rispetto reciproco”.