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La guerra elettorale di Orbán, lo scontro con Kyiv, l'arresto di sette ucraini

Redazione

In vista del voto del 12 aprile, l’Ungheria ha intrapreso una guerra immaginaria contro l’Ucraina, accusandola di sabotare le riserve energetiche e di voler trascinare gli europei in guerra. Kyiv è lo strumento che il leader magiaro sta usando per ingraziarsi Putin

Il premier ungherese Viktor Orbán ha trascinato l’Ucraina dentro alla sua campagna elettorale, al punto che sembra che il voto del 12 aprile dovrà essere un referendum su Zelensky. La tensione si alza, la paura indotta della guerra, che non tocca l’Ungheria, è uno dei temi su cui il premier martella di più, mentre tiene in ostaggio il prestito di novanta miliardi dell’Ue per Kyiv. Ieri Volodymyr Zelensky ha usato parole molte dure, minacce, Orbán ha risposto e anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha redarguito il presidente ucraino. Nel frattempo però, Budapest arrestava sette ucraini dipendenti della banca Oschadbank con l’accusa di riciclaggio.

 

Il portavoce del governo ungherese, Zoltán Kovács, ha scritto su X: “Le autorità hanno scoperto che l’operazione era supervisionata da un ex generale dei servizi di sicurezza ucraini, con un ex maggiore dell’Aeronautica militare ucraina in qualità di vice e assistita da persone con esperienza militare. Sulla base di queste conclusioni, tutti e sette gli individui saranno espulsi dall’Ungheria”. In serata sono tornati in Ucraina e nel frattempo Kyiv ha chiesto ai suoi concittadini di evitare viaggi a Budapest perché può essere pericoloso, parlando dei sette trattenuti e poi espulsi li ha definiti “ostaggi”. Mentre in Europa il senso di allarme per un possibile attacco russo in futuro si fa sempre più concreto e si chiede ai paesi di rafforzare le proprie difese, in modo da mandare al Cremlino un messaggio di forza e prontezza, l’Ungheria ha intrapreso una guerra immaginaria contro l’Ucraina, accusandola di sabotare le riserve energetiche e di voler trascinare gli europei in guerra. Quattro anni fa, Orbán aveva tenuto un atteggiamento simile in campagna elettorale, accusando gli europei di essere guerrafondai. Ora la situazione è diversa, il suo avversario, Péter Magyar, è davvero temibile ed è proprio sugli argomenti internazionali che Orbán vuole farlo cadere. L’Ucraina è uno strumento: serve a ingraziarsi Putin e instillare un senso di insicurezza per le elezioni.

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