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Il Venezuela di Delcy
Come funziona il dialogo tra l'America e Venezuela e perché è difficile replicarlo altrove
Assumendo la presidenza ad interim, la vicepresidente non ha formalmente rinnegato Maduro, ma di fatto ha allineato il governo venezuelano agli interessi statunitensi. Però il "modello Delcy" resta unico: in Iran infatti non ci sono né interlocutori politici né oligarchi con cui fare affari
Non tutto è lineare nel processo di transizione in Venezuela. Il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez ha fatto sapere che più di 7.300 persone sono tornate in “piena libertà” grazie alla legge di amnistia, ma i familiari dei detenuti politici continuano a protestare: c’è ancora chi è rimasto in carcere. María Corina Machado, premio Nobel e leader dell’opposizione, ha dichiarato che potrebbe tornare in Venezuela per la settimana santa, ma il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello, le ha detto: se ci provi, potresti avere “una brutta sorpresa”. Nicolás Maduro Guerra, figlio dell’ex dittatore catturato dagli americani, fa proclami deliranti per mantenere la “egemonia assoluta” del chavismo. Ma il dipartimento di stato ha confermato la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Venezuela, interrotte nel 2019.
Dopo il raid con cui il 3 gennaio Maduro e la moglie sono stati portati negli Stati Uniti, la vicepresidente Delcy Rodríguez, nell’assumere la presidenza ad interim, non ha formalmente rinnegato il presidente, di cui chiede la liberazione. Ma di fatto ha allineato il governo venezuelano agli interessi statunitensi. Tra le sue prime misure, Delcy Rodríguez ha ceduto il controllo del settore petrolifero al capitale privato e ha riformato la legge sugli idrocarburi. Il presidente Donald Trump si è congratulato pubblicamente con lei per il suo lavoro e ha approvato l’agenda di cooperazione bilaterale. Secondo una dichiarazione ufficiale del dipartimento di stato, “gli Stati Uniti e le autorità ad interim del Venezuela hanno concordato di ristabilire le relazioni diplomatiche e consolari”. Questo passo mira a facilitare “sforzi congiunti per promuovere la stabilità, sostenere la ripresa economica e promuovere la riconciliazione politica in Venezuela”. All’interno della tabella di marcia definita da Washington, il processo comprende tre fasi: stabilizzazione, ripresa e transizione democratica. Il Venezuela ha nominato Félix Plasencia come suo rappresentante diplomatico presso gli Stati Uniti, mentre l’incaricata d’affari Laura Dogu è arrivata a Caracas a fine gennaio per riavviare la missione diplomatica statunitense in Venezuela.
Nel frattempo, il segretario all’Interno statunitense, Doug Burgum, aveva visitato il Venezuela per promuovere accordi in materia di energia e miniere. Burgum ha sottolineato di aver ricevuto “garanzie di sicurezza per qualsiasi azienda che operi nella zona”, riferendosi agli interessi statunitensi nell’arco minerario dell’Orinoco, una regione di 112 mila chilometri quadrati con risorse come oro, diamanti, bauxite e coltan. L’area è accusata di espansione dell’attività mineraria illegale e di degrado ambientale, e ci sono segnalazioni di bande criminali e gruppi armati. Nel settore energetico, Delcy Rodríguez ha promosso accordi tra la società statale venezuelana Pdvsa e la società britannica Shell, i primi annunciati nell’ambito della nuova legislazione che riduce il controllo statale e apre il settore al capitale straniero. Le risorse energetiche venezuelane, sotto embargo statunitense dal 2019, possono essere sfruttate solo da multinazionali con permessi speciali rilasciati a Washington. Burgum ha affermato che “ci sono stati più cambiamenti positivi per il popolo venezuelano negli ultimi due mesi che forse negli ultimi 20 anni”, attribuendo questi progressi alla leadership della Rodríguez. Secondo lui, il Venezuela supererà gli obiettivi di produzione di petrolio e gas del 2026. Il dipartimento di stato ha sottolineato che la collaborazione mira a sostenere il popolo venezuelano in un processo graduale verso lo svolgimento di elezioni libere e riconosciute a livello internazionale.
Questa evoluzione è esibita dal trumpismo come fiore all’occhiello di un modello di transazione che combina colpi brutali – come la cattura di Maduro, l’eliminazione della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, il blocco del petrolio a Cuba – al successivo dialogo con settori dei regimi individuati come “interessati”, in quanto con le mani in pasta a ricchezze accumulate proprio grazie ai regimi. I fratelli Rodríguez in Venezuela sono effettivamente collegati a una lobby di imprenditori privati che si sono adattati al chavismo e arricchiti. A Cuba si starebbe cercando di parlare con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, il nipote preferito di Raúl Castro. In Russia, al dialogo con gli oligarchi non è stata accompagnata alcuna “botta”. In Iran sembra che non ci siano né interlocutori politici né oligarchi con cui fare affari, ed è per questo che il “modello Delcy” resta per ora unico, e la situazione in Iran sembra senza strategia.