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Le crisi globali e la nostra urgenza di satelliti
L’alternativa europea a Starlink c’è già, e serve sempre di più. "Il contesto geopolitico è cambiato e oggi forse ci sono le condizioni per fare qualcosa insieme”. Parla Jean-François Fallacher, ceo di Eutelsat
All’inizio delle proteste, il regime iraniano ha dimostrato una notevole capacità di guerra elettronica e informatica, interferendo su diversi tipi di satelliti, quelli per le trasmissioni televisive e quelli per le comunicazioni, come Starlink. Quella capacità del regime sembra per ora compromessa dalla guerra, e alcune antenne Starlink introdotte clandestinamente nel paese sono di nuovo utilizzate per diffondere online informazioni strategiche. Ma la comunicazione è difficile, nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno. La crisi in medio oriente ha riaperto il dibattito su alcune infrastrutture cruciali su cui l’Europa sembra essere indietro, per esempio quelle satellitari. “La nostra costellazione è composta da 12 orbite a 1.200 chilometri, come spicchi di un’arancia. Su ogni orbita ci sono 55 satelliti che viaggiano a circa 17 mila chilometri orari”, spiega in una conversazione con il Foglio Jean-François Fallacher, ceo di Eutelsat.
“Noi abbiamo un vantaggio”, dice Fallacher, ed è che “i nostri satelliti sono più alti, a 1.200 chilometri, mentre Starlink è a 600 chilometri”. La scorsa settimana Fallacher era a Roma a parlare con alcuni rappresentanti dell’esecutivo italiano. Dopo che il governo Meloni aveva più volte manifestato interesse verso i prodotti di SpaceX di Elon Musk, in realtà, sottotraccia, si è riaperto anche un canale di comunicazione diretto con l’azienda di servizi satellitari francese. E il motivo è facilmente intuibile: Musk è sempre più considerato un partner poco affidabile, Eutelsat invece ha un profilo di garanzie ben più alto. A partire dalla sua proprietà, dove compaiono anche sia il governo britannico sia quello francese, oltre che diversi investitori privati e pubblici. E l’offerta finale è pressoché identica a quella di Starlink: oltre a essere uno storico operatore satellitare, tre anni fa, con l’acquisto di OneWeb, una costellazione di 650 satelliti, ha iniziato a offrire servizi di internet veloce a banda larga ovunque nel mondo. “Da almeno tre anni siamo l’unica alternativa a Starlink”, dice Fallacher. “Siamo operativi, e abbiamo molti clienti in tutto il mondo”.
Successore di Eva Berneke alla direzione generale di Eutelsat, Fallacher è alla guida dell’azienda da otto mesi, ed è già al suo terzo viaggio in Italia, che ospita anche diverse strutture di Eutelsat fra Roma, Torino e Cagliari. I clienti italiani, anche molto importanti, per ora sono quelli che si affidano al servizio di accesso alla televisione, ma presto anche l’Italia, come l’Europa, avrà bisogno della connettività. “Non abbiamo mai abbandonato l’idea di avvicinare l’Italia a Eutelsat. Siamo molto aperti a una cooperazione più stretta, sia direttamente in Eutelsat sia nel progetto Iris2”, cioè l’alternativa made in Ue alle costellazioni satellitari per internet che secondo il Commissario per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, sarà pronta entro il 2030. “Il messaggio che portiamo oggi è un messaggio di apertura. Abbiamo incontrato alcune autorità italiane e diciamo: lavoriamo insieme. Se guardiamo ai nostri concorrenti americani, e lo dico con grande rispetto, sono giganti. Giganti finanziari e tecnologici. E non sto neppure parlando dei cinesi. Per questo sosteniamo che i paesi europei dovrebbero lavorare insieme ed evitare la frammentazione”. Allo stesso tempo, dice Fallacher, “capiamo che ogni paese vuole un ritorno industriale per la propria industria. E l’Italia è più che legittimata a chiederlo, perché ha un’industria spaziale molto forte. Ma il contesto geopolitico è cambiato e oggi forse ci sono le condizioni per fare qualcosa insieme”.
Il segnale di OneWeb è disponibile ovunque, ma l’azienda ha un modello di business molto diverso da Starlink: lavora con i governi, le istituzioni, il business, ma non vende prodotti direttamente al consumatore finale, per questo può vendere servizi in 180 paesi nel mondo tranne in alcuni, dice Fallacher, come “Russia, Cina, Corea del nord, Iran, Cuba”, ovvero i paesi in cui non c’è un accesso al mercato sicuro. E’ attualmente uno dei pochi servizi satellitari che garantiscono comunicazioni sicure all’Ucraina: “Sopra ogni paese abbiamo una certa capacità di servizio. In Ucraina abbiamo venduto tutta la capacità disponibile”, spiega l’amministratore delegato. “E’ uno dei paesi in cui siamo più presenti. Non posso rivelare il numero di antenne o clienti, ma la capacità è completamente utilizzata. Un altro paese è Taiwan. Un altro ancora è l’Arabia Saudita, anche se per ragioni diverse”. Per spiegare come un’azienda commerciale sia diventata un asset strategico fondamentale in questi anni di crisi globali, Fallacher usa il paragone con il Covid: “Durante la pandemia abbiamo capito cosa significa dipendere da altri per beni fondamentali: mascherine, gel disinfettanti. All’improvviso la catena di approvvigionamento globale non funzionava più. Abbiamo capito cosa significa davvero la dipendenza. Qui è lo stesso. La sovranità può sembrare un concetto astratto, ma improvvisamente è diventata qualcosa di molto concreto. E questo, insieme al contesto geopolitico attuale e alle posizioni degli Stati Uniti su diversi temi, ci ha portato sotto i riflettori. Perché siamo una costellazione europea in orbita bassa e l’unica esistente non americana e non cinese”.