Foto Lapresse

il ritratto

“Maria era pro aborto”. Il nuovo evangelismo di sinistra di James Talarico

Marco Bardazzi

Dopo il trionfo alle primarie del Partito democratico per diventare il candidato ufficiale al Senato, il trentaseienne entra in scena proponendo la Bibbia come programma politico, alla ricerca di una ricetta contro Trump

Mentre seppelliscono Jesse Jackson, i democratici americani si innamorano di un altro reverendo, un nuovo protagonista entrato in scena impugnando la Bibbia e proponendola come programma politico del partito alla ricerca di una ricetta contro Donald Trump. Tutto lo stato maggiore democratico, inclusi gli ex presidenti Joe Biden, Barack Obama e Bill Clinton, oggi sarà a Chicago per i funerali di Jackson, e negli intervalli della cerimonia si parlerà molto di quello che è successo in Texas e dell’ascesa di James Talarico.

                                  

Il trentaseienne Talarico in realtà non è formalmente un pastore protestante come lo era l’ex candidato nero alla Casa Bianca, ma era la strada che avrebbe voluto seguire se non si fosse lanciato in politica. Seguendo le orme del nonno, che era un predicatore battista, Talarico ha frequentato e completato la propria formazione religiosa in un seminario presbiteriano. La vocazione per la politica ha vinto però su quella pastorale e invece di prendere i voti religiosi, il giovane James ha cominciato a raccogliere voti – tanti – nelle campagne elettorali. Fino all’incoronazione definitiva nel martedì elettorale del Texas, quando ha trionfato alle primarie del Partito democratico per diventare il candidato ufficiale al Senato. E ora sembra pronto a strappare ai repubblicani il seggio texano nelle elezioni di midterm di novembre: sarebbe clamoroso, visto che un democratico dal 1994 non vince un’elezione di dimensioni statali in Texas (Trump nel 2024 si è aggiudicato lo stato con 14 punti di vantaggio su Kamala Harris) e quel seggio è nelle mani dei repubblicani dal 1961.

Potrebbe essere l’ennesima illusione texana dei democratici, come già era avvenuto nel 2018 quando Beto O’Rourke perse la sfida per il Senato contro il repubblicano Ted Cruz, nel pieno del primo mandato di Trump. Ma la novità stavolta è l’approccio originale di Talarico, che si presenta come una specie di “Maga di sinistra”, un predicatore che usa la Bibbia come di solito fa una buona parte dei candidati di destra. Bisogna tornare agli anni di Jackson per trovare un esponente politico democratico che utilizzava senza riserve e senza pudori i testi sacri come arma politica. Ma Jackson, un combattente dei diritti civili cresciuto al fianco di Martin Luther King, li scagliava in modo talvolta apocalittico contro gli avversari, mentre Talarico, con la faccia pulita da bravo ragazzo single e seminarista, sta proponendo messaggi di unità e di conciliazione in un paese molto più spaccato e polarizzato dei tempi del reverendo nero.

E’ il motivo per cui di lui si sono innamorati anche personaggio influenti del mondo conservatore come il potente podcaster Joe Rogan e personaggi progressisti che di solito criticano il mix politica-religione, come Ezra Klein e il comico Stephen Colbert. Barack Obama non nasconde le proprie simpatie per il talento da predicatore di Talarico, che probabilmente un po’ gli ricorda il suo. Ma il grande interrogativo dei democratici, a prescindere da come finirà la corsa al Senato, è quanto sia spendibile a livello nazionale il messaggio religioso del candidato. Anche perché Talarico ha idee magari moderate in termini di programmi politici, ma sul piano religioso dice cose assai ardite, partendo dal presupposto – come ha raccontato più volte – che Gesù e san Paolo erano dei riformatori che sfidavano il pensiero dominante e che quindi bisogna sfidare prima di tutto le istituzioni religiose. E questo porta il giovane presbiteriano su terreni dove per esempio difficilmente potrà seguirlo buona parte dei settanta milioni di cattolici americani. L’esempio più lampante è il tema dell’aborto, che ha dilaniato i democratici per decenni e sfidato ogni esponente cattolico del partito, da John F. Kennedy a Joe Biden. Lo stesso Jackson era un combattente antiabortista negli anni Settanta della sentenza Roe v Wade, per poi cambiare completamente posizione quando è entrato in politica.

Talarico per dichiararsi pro choice (a favore dell’aborto) si è spinto su un terreno di dibattito spirituale dove mai si era avventurato un politico democratico. Parlando nei podcast di Rogan e di Klein, ha spiegato con naturalezza che il “sì” di Maria all’arcangelo Gabriele che le parla dell’incarnazione sarebbe la base su cui si fonda la libera scelta della donna in tema di interruzione di gravidanza. Se la madre di Gesù ha scelto, liberamente, se accettare o rifiutare la gravidanza, allora nel vangelo di Luca – secondo Talarico – ci sarebbe il presupposto dottrinale per tutte le politiche pro choice mondiali.

E’ una posizione che finora era comparsa solo in ambienti marginali del mondo progressista, come il movimento “Reproductive Justice” dell’ala unitaria della chiesa episcopale. O come il gruppo “Catholics for Choice”, che fa campagna pro aborto diffondendo magliette con la scritta “Mary had a choice. You should to” (Maria ha avuto una scelta, dovresti averla anche tu). Talarico adesso la proietta nel mainstream e, più in generale, propone una sua libera lettura e interpretazione dei vangeli come base su cui costruire ogni proposta politica. Un approccio evangelico di sinistra che, se si rivelasse vincente a novembre in Texas, potrebbe far venire voglia ai democratici di testarlo anche su scala nazionale.

Di più su questi argomenti: