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Boots on the mullah

“Con le forze di terra, il regime iraniano è spacciato”. Parla il generale israeliano Eiland

Giulio Meotti

Per l'ex capo del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano senza una forza di terra la guerra contro l’Iran è destinata a finire senza una resa del regime, almeno nel breve termine

“Le dirò quale potrebbe essere il fattore principale, il fattore aggiuntivo che finora manca. Se gli americani riuscissero ad aggiungerlo all’equazione, allora sarebbe qualcosa di drammatico. E questo fattore sono le forze di terra”. Ex generale dell’esercito israeliano che ha preso parte alla guerra dello Yom Kippur, all’Operazione Entebbe e alla prima guerra del Libano, già capo del Consiglio per la sicurezza nazionale del governo israeliano, Giora Eiland pensa che senza una forza di terra la guerra contro l’Iran è destinata a finire senza una resa del regime, almeno nel breve termine. “Gli Stati Uniti sono riluttanti a usare proprie forze di terra” ci dice Eiland. “Dopo l’esperienza in Iraq e Afghanistan, parlare di ‘boots on the ground’ è inaccettabile. Tuttavia, ci sono due cose che gli americani possono fare. La prima stanno iniziando a farla. La seconda non sembra ancora mostrare segnali”.

La prima cosa che possono fare è schierare le milizie curde che oggi sono stazionate vicino al confine iraniano sul lato iracheno. “Sono ben addestrate e altamente motivate” continua Eiland. “Tra l’altro, molti di loro sono donne. Molti sono iraniani che sono dovuti fuggire in Iraq. Lì hanno aperto le loro basi e aspettano da anni questa opportunità: non la perderanno. Potremmo immaginare che pochi combattenti curdi con armi leggere non possano fare molto. Non è così. L’Iran è un paese enorme, i confini sono molto esposti. Non ci sono vere barriere lungo i confini e il numero di forze dispiegate lì è limitato. Inoltre, la maggior parte delle forze presenti non sono Guardie rivoluzionarie ma l’esercito regolare. La popolazione sul lato iraniano, soprattutto nelle regioni curde, sosterrà gli invasori. Se l’Iran rispondesse usando carri armati, artiglieria, elicotteri e aerei, a causa della totale superiorità aerea di Israele e degli Stati Uniti sui cieli iraniani, sarebbero spazzati via”. Questo crea una grande opportunità. “Dal punto di vista morale sarebbe qualcosa di drammatico. Pensi alle immagini e ai video che arriverebbero dove entrano i cosiddetti liberatori e le donne possono uscire per strada coi capelli al vento. Questo avrebbe un impatto significativo”.

La seconda forza che potrebbe essere coinvolta è l’esercito regolare iraniano. “Ci sono le Guardie rivoluzionarie e c’è l’esercito regolare, che opera spesso in aree remote: brigate, divisioni, carri armati, artiglieria e migliaia di soldati. E non sono fedeli al regime quanto le Guardie rivoluzionarie. In questa situazione, credo che per gli americani non sarebbe difficile persuadere alcuni comandanti di queste forze, anche se fossero opportunisti che vogliono apparire come eroi, a ribellarsi e prendere il controllo di alcune città. Se queste due azioni avvenissero gli eventi potrebbero accelerare rapidamente”. Eiland fa un esempio italiano. “Sa meglio di me cosa accadde in Italia nel 1943, quando gli Alleati sbarcarono in Sicilia e rapidamente l’esercito italiano, che non era molto fedele ai nazisti e a Mussolini, cambiò posizione. Queste azioni sono molto più importanti di un altro bombardamento”. Se questi due scenari non si realizzassero, la possibilità che il regime crolli si ridurrebbe. “La superiorità aerea e i bombardamenti non cambiano la situazione sul terreno. I civili iraniani, se decidessero di scendere in strada senza armi, sarebbero esposti a repressioni simili a quelle viste due mesi fa. Serve un fattore aggiuntivo. Ma posso dire che anche se questo non accadesse, il regime cadrebbe comunque entro un anno. Ma sarebbe un processo lungo e doloroso”. La domanda è se gli americani abbiano la resistenza per una guerra lunga. “Negli Stati Uniti esiste una forte pressione politica interna per porre fine alla guerra. Alcuni alleati americani nel Golfo sperano che il conflitto finisca. Anche i paesi europei non sono felici di questa guerra e dell’aumento dei prezzi di petrolio e gas. Questa pressione potrebbe spingere Trump a dichiarare vittoria tra una o due settimane. Potrebbe essere tentato di chiudere la guerra rapidamente. Questo non sarebbe negativo per l’occidente o per Israele, ma sarebbe molto negativo per il popolo iraniano. Gli iraniani conserverebbero comunque parte delle loro capacità missilistiche e il know-how. Sono molto pazienti e potrebbero lavorare per anni per tornare alla situazione precedente alla guerra. Anche se penso che il destino di quel regime sia segnato e che non potrà durare ancora a lungo”.

L’opinione pubblica occidentale non prenda sul serio la minaccia atomica iraniana. “Dopo la Seconda guerra mondiale, gli europei cercano pace e benessere” conclude Eiland. “Io amo l’Italia, mi piace venirci in vacanza. Le persone preferiscono una vita sicura piuttosto che affrontare situazioni rischiose. Lo abbiamo visto anche in Ucraina. Le persone e i leader cercano interpretazioni della realtà che confermino le loro speranze. E per gli europei è difficile capire che esistono regimi e leader con una mentalità molto diversa”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.