L'editoriale del direttore
L'Iran smaschera i finti amici della libertà
L’altro cambio di regime che serve all’occidente è la lotta contro gli utili idioti degli ayatollah
C’è un cambio di regime molto difficile quando si parla di Iran ed è quello di cui si parla ormai da tempo: la possibilità o meno che l’eliminazione progressiva dei vertici della dittatura iraniana porti davvero alla fine della stagione sanguinaria degli ayatollah. Immaginare che possa bastare l’uccisione della Guida suprema per determinare una rivolta in grado di riportare le lancette ai tempi in cui l’islamismo radicale non aveva ancora corroso l’identità dell’Iran non è facile. Ma c’è un altro cambio di regime non meno complicato di cui si dovrebbe parlare quando si discute del futuro dell’Iran e quel cambio di regime riguarda una postura politica più che una strategia militare: la possibilità o meno che l’emersione progressiva di tutto il terrore di cui l’Iran è stato veicolo in questi anni porti davvero alla fine della stagione degli utili idioti degli ayatollah. Parlare di Iran, per un pezzo non minoritario dell’opinione pubblica internazionale, è un elemento doloroso perché di fronte al regime iraniano le ipocrisie del cretino collettivo si disvelano all’improvviso in modo traumatico.
Per tutti coloro che ogni giorno parlano di quanto sia importante la difesa dei diritti, aprire gli occhi di fronte all’Iran significa dover riconoscere che chi prova a combattere la patria della violazione dei diritti, ovvero l’Iran, non può essere annoverato tra i nemici della libertà: a partire, naturalmente, dall’America, brutta e cattiva, e da Israele, sporco e criminale. Per tutti coloro che ogni giorno parlano di quanto sia importante dare un futuro a Gaza, aprire gli occhi di fronte all’Iran significa dover riconoscere che ridimensionare il potere dell’Iran è l’unico modo per dare un futuro alla prospettiva dei due popoli e due stati: più l’Iran sarà debole e più Hamas avrà difficoltà ad alimentare la macchina del terrore. Per tutti coloro che ogni giorno parlano di quanto sia importante la difesa del diritto internazionale, aprire gli occhi di fronte all’Iran significa dover riconoscere che il diritto internazionale è sacro, certo, ma se la difesa del diritto internazionale diventa lo scudo dietro cui si proteggono violazioni, terrorismo e impunità, allora il problema non è chi lo mette in discussione: è chi lo usa per paralizzarlo ed è chi cerca di difendere le regole solo per trasformarle in alibi. Per tutti coloro che ogni giorno fanno professione di sano e sincero antifascismo, aprire gli occhi di fronte all’Iran significa dover riconoscere che oggi, per essere antifascisti, occorre saper riconoscere i fascismi del presente e se la presenza del fascismo si misura in primo luogo dalla possibilità che vi sia un motore indisturbato di antisemitismo nel mondo, tutti coloro che ogni 27 gennaio festeggiano la Giornata della memoria non dovrebbero avere difficoltà a esultare di fronte alla possibilità di ridimensionare una macchina di antisemitismo globale chiamata Iran. Per tutti coloro che infine considerano un successo aver creato le condizioni per ridimensionare uno dei vertici del triangolo del terrore mondiale, aprire gli occhi di fronte a ciò che l’Iran rappresenta per il mondo libero è doloroso perché riconoscere il pericolo di avere un Iran in grado di minacciare il mondo significa anche riconoscere quanto sia pericoloso non fare contro gli alleati dell’Iran, come la Russia, quello che un pezzo di occidente, a partire dall’America, ha scelto di fare contro Teheran: l’uso massimo di un potere chiamato deterrenza.
Guardare negli occhi tutto quello che l’Iran rappresenta in purezza significa fare i conti con una serie di ipocrisie del presente che riguardano i sostenitori dei diritti a gettone, che riguardano gli umanitaristi un tanto al chilo, che riguardano gli antifascisti che si scagliano solo contro i fascismi del passato. Di fronte all’Iran, e al suo futuro, il cretino collettivo è costretto a cercare armi di distrazione (il caso Crosetto, per dire) per non andare al punto e per non riconoscere che la sfida lanciata ai regimi degli ayatollah costringe molti ipocriti occidentali a fare i conti con la propria coscienza e con la propria idea farlocca di difesa della libertà a causa della quale, in nome dell’odio contro l’America, contro Israele, contro l’occidente, contro il capitalismo, in molti hanno scelto di trasformare l’Iran non in un simbolo di terrore ma in un simbolo di resistenza. Prima ancora di capire che fine farà l’Iran degli ayatollah, il primo regime change a cui l’opinione pubblica occidentale potrebbe lavorare è questo: usare lo specchio del terrore chiamato Iran per dare un colpo definitivo agli utili idioti degli ayatollah.