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L'altro fronte
Israele colpisce il Libano dopo che Hezbollah ha obbedito all'Iran e ha ricominciato gli attacchi
Nella notte fra domenica e lunedì il gruppo ha attaccato lo stato ebraico, che ha risposto con una campagna forte a Beirut per eliminare Hussein Makled, il capo dell’intelligence. “L’obiettivo adesso è eliminare le capacità militari del gruppo. Eliminare ogni possibilità di ricostruirle anche in futuro, come invece è accaduto in questo anno”, dice Sarit Zehavi, direttrice dell’Alma center
Israele e Hezbollah si combattono di nuovo, non avevano mai smesso davvero di farlo, ma dopo che il gruppo ha ripreso ad attaccare il nord di Israele, Tsahal ha ricominciato a bombardare come non faceva dal novembre del 2024, quando è stato raggiunto un cessate il fuoco, dopo che il gruppo militare sciita del Libano si era unito alla guerra di Hamas. Hezbollah rappresenta un pericolo costante per gli israeliani, agisce senza il controllo dell’esercito regolare del Libano, costruendo le sue capacità soltanto per una guerra contro Israele. Fra le clausole del cessate il fuoco del 2024, c’è l’impegno da parte del governo del Libano di disarmare il gruppo. In questi anni, invece, Hezbollah ha continuato a riarmarsi, a ricostruire la sua rete e Israele interveniva ogni volta che vedeva una violazione.
Il gruppo è lo spettro di quello che era dopo la guerra del 7 ottobre, Israele ha dato la caccia ai suoi leader, ha ucciso il capo Hassan Nasrallah che viveva rintanato in un bunker per paura che gli israeliani potessero raggiungerlo, ma alla fine lo hanno raggiunto anche lì. Ha eliminato uomini centrali, ha spaventato i miliziani con l’operazione dei cerca persone che sono saltati nelle mani di diversi esponenti, simultaneamente. Hezbollah è una creatura della Repubblica islamica dell’Iran e il regime ha lavorato nell’ombra affinché il gruppo libanese tornasse in forze dopo il colpo subìto da Israele. Hezbollah non si è in realtà mai ripreso, ma nella notte fra domenica e lunedì ha comunque attaccato Israele e Israele ha risposto con una campagna forte nel sud del Libano, dove ci sono le roccaforti di Hezbollah, e a Beirut per eliminare Hussein Makled, il capo dell’intelligence. “L’obiettivo adesso è eliminare le capacità militari del gruppo. Eliminare ogni possibilità di ricostruirle anche in futuro, come invece è accaduto in questo anno”, dice Sarit Zehavi, direttrice dell’Alma center, un centro che monitora la situazione al confine nord di Israele. Se Hezbollah ha sparato, è perché è stato l’Iran a chiedergli di unirsi nella guerra contro Israele e gli Stati Uniti e secondo Zehavi “in questi mesi, la priorità del regime iraniano è sempre stato Hezbollah, ricostruirlo, rafforzarlo. Il regime ha mandato soldi e soldati in Libano per armare e addestrare le nuove forze. Teheran è anche coinvolto nel processo decisionale di Hebollah”. Nonostante i problemi economici in Iran, le proteste e nonostante la perdita della roccaforte in Siria, il regime si è adattato, si è mosso per nutrire la sua creatura che comunque non è scomparsa, minaccia Israele e ricatta il Libano. “L’Iran non controlla più la Siria, ma ha mandato comunque armi attraverso la Siria, oppure le ha trasportate via mare”, spiega l’analista.
Nei prossimi mesi ci saranno le elezioni in Libano, dopo gli attacchi di ieri il governo ha detto di voler negoziare con Israele, il problema è che Hezbollah rimane in una zona d’ombra e nessuno a Beirut è pronto a fermarlo: “Il governo vieta le attività militari di Hezbollah, ma non lo ha mai designato come gruppo terroristico, lascia che abbia scuole, che rimanga un partito, che gestisca una rete sociale. La sua forza è molto più estesa di quello che immaginiamo, ma il governo libanese non è disposto a intervenire”. Per gli americani anche l’eliminazione di Hezbollah è diventata una priorità: la rinuncia ai gruppi armati è fra le condizioni poste all’Iran.