Un incendio dopo l'attacco missilistico iraniano nel centro di Tel Aviv (Foto di Erik Marmor/Getty Images)
La notte di guerra dopo la morte di Khamenei. La vendetta dell'Iran contro Israele
Pioggia di razzi su Tel Aviv: è l’operazione “Magen Yehuda” e la risposta dei Guardiani della Rivoluzione. Un razzo ipersonico ha raggiunto il centro della città e distrutto un’intera via non lontana dal quartier generale dell’Idf. Colpite anche basi americane e paesi del Golfo. Intanto il popolo iraniano festeggia nelle strade di Teheran
Ieri alle 21.00, ora locale, la rete televisiva israeliana N12 annunciava l’eliminazione del leader degli Ayatollah, Ali Khamenei, subito dopo confermata anche dalla televisione di stato iraniana che confermava anche l’uccisione del Capo di stato maggiore delle Forze armate, Magg. Gen. Abdolrahim Mousavi, del Ministro della Difesa, Brig. Gen. Aziz Nasirzadeh assieme a circa trenta altre figure di rilievo trai Guardiani della Rivoluzione Islamica.
Questo annuncio ha portato all’inizio dei festeggiamenti da parte del popolo iraniano che, malgrado il pericolo dei bombardamenti, si è riversato tra le strade di Teheran.
L’entusiasmo per la notizia ha conquistato anche gli israeliani nutriti di grandi speranze per quello che potrebbe rappresentare la luce in fondo al tunnel, dopo 47 anni di agonia, sia per il popolo persiano che per quel quello ebraico.
Ciò nonostante, nessuno è uscito a festeggiare per strada, né si è allontanato dagli shelter, dove hanno trascorso la maggior parte della giornata - e tutta la notte - fin dall’annuncio da parte del Comando del Fronte Interno, la mattina del 28 febbraio, con l’inizio dell’operazione “Magen Yehuda”.
Come ha più volte ribadito dall’IDF, la difesa aerea, per quanto attenta e tempestiva, non è ermetica. Per tanto, la scrupolosa adesione alle indicazioni per la sicurezza è fondamentale per salvare più vite possibili.
E gli israeliani, ben abituati, hanno fatto il loro dovere, anche perché nelle sole prime 24 ore dall’inizio dell’operazione sono stati lanciati dall’Iran 180 missili balistici, di cui la maggior parte intercettati o deviati in luoghi disabitati.
Purtroppo, in tarda serata, nel corso di un attacco in contemporanea di una ventina di missili, un razzo ipersonico non è stato intercettato e ha raggiunto il centro di Tel Aviv, colpendo in modo devastante un’intera via non lontana dal quartier generale dell’esercito israeliano dove, oltre ai numerosi feriti e gli enormi danni infrastrutturali, ha perso la vita una donna di 50 anni di origine filippina, che non era riuscita a raggiungere in tempo il rifugio antimissili.
Stando al Comando del Fronte Interno, sono 40 gli edifici distrutti e oltre 200 cittadini – che hanno perso le proprie case – nel corso della nottata sono già stati evacuati in strutture alberghiere.
Sono moltissime le persone che a Tel Aviv – principale mira della Repubblica Islamica, colpita, in sole 24 ore, da 153 missili – hanno lasciato le proprie case trasferendosi negli shelter pubblici o nelle fermate della metropolitana, dove si aspettano di trascorrere i prossimi giorni.
Lo stato di allarme è ben visibile nelle strade, completamente vuote, e i supermercati – unico servizio aperto al pubblico – pieni, di cittadini in cerca di provviste.
Tuttavia, anche chi ha provato ad andare a fare la spesa tra un allarme e l’altro si è ritrovato bloccato, talvolta per ore, nei parcheggi dei supermercati, unico luogo in cui rifugiarsi tra una sirena e l’altra che non hanno fatto che suonare ininterrottamente per quasi 24 ore, lasciando pochi minuti per poter tornare nei rifugi.
Nel corso della notte anche gli ospedali sono stati evacuati, trasferendo tutti i pazienti nei parcheggi.
E gli israeliani si aspettano che questa situazione potrebbe durare ancora a lungo, fino a quando in Iran non verrà delineato un consiglio ad interim.
Ali Larijani, ex presidente del Parlamento iraniano, ha dichiarato che sarà presto istituito un consiglio temporaneo fino all’elezione del prossimo leader, e afferma che la Repubblica Islamica ha comunicato agli Stati Uniti - tramite l’Ambasciata svizzera - che se attaccheranno nuovamente, l’Iran continuerà a cercare di colpire le basi statunitensi nella regione, come ha già fatto nelle scorse 24 ore, poiché le loro forze armate sono determinate a proseguire la lotta.
La vendetta da parte del Regime, per ora, sembra non aver fatto sconti a nessuno, tanto meno ai civili, che sono stati direttamente attaccati in molti paesi del Golfo: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait e persino l’alleato Qatar.
Per la prima vola nella storia, dunque, stiamo assistendo non solo a un intervento congiunto tra Israele e Stati Uniti per eliminare l’headquarter dell’Asse della Resistenza, ma anche al sacrificio del Medioriente sunnita che sta venendo colpito duramente e in modo capillare – da centinaia di droni e missili balistici - da quel che è rimasto della Mezzaluna sciita.
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