Foto Epa, via Ansa
in europa
Orbán crea un'emergenza (a fini elettorali) dicendo di essere sott'attacco di Ucraina ed Europa
I video e gli appelli del primo ministro dell’Ungheria per inscenare un’emergenza che non c'è e tenere sotto scacco l’Unione europea
In un video generato con l’intelligenza artificiale, il partito al governo in Ungheria, il Fidesz del premier Viktor Orbán, denuncia l’Europa, la più grande minaccia per l’Ungheria (non la Russia, l’Unione europea che di fatto tiene su con i suoi fondi un paese altrimenti invero fragile: pare di sentir parlare il vicepresidente americano J. D. Vance), che nella sua furia antirussa finirà per reclutare forzatamente gli ungheresi. Una bambina chiede alla madre: “Mamma, quando torna a casa papà?”. Nella scena successiva il papà è incappucciato e in ginocchio in un campo di fango, un soldato gli si avvicina e gli spara in testa. “Non permetteremo che siano altri a decidere il futuro delle nostre famiglie – dice la voce narrante – Non correte rischi, Fidesz è la scelta sicura”.
Negli ultimi giorni la guerra finta degli europei e degli ucraini contro l’Ungheria s’è fatta quasi cinematografica.
In un video, Orbán riunisce il suo gabinetto di guerra in una cantina con mattoni a vista, parla con i militari e i consiglieri e dice che dal 27 gennaio non arriva più il greggio attraverso la pipeline Druzhba non per ragioni tecniche ma politiche: gli ucraini non vogliono che l’Ungheria abbia le sue risorse energetiche. Come è noto l’oleodotto, che parte in Russia e arriva in Europa attraverso l’Ucraina, è stato colpito dai russi in uno dei centinaia di bombardamenti che fanno ogni mese, ma questo a Orbán non interessa, lui vuole dire che sono gli ucraini che stanno attaccando l’Ungheria e che deliberatamente ritardano i lavori per aggiustare l’oleodotto. Dopo aver inviato i soldati a protezione delle infrastrutture energetiche in Ungheria (che nessuno sta attaccando), ieri Orbán si è rivolto, in un altro video con gli stessi colori da dramma in corso, al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dicendogli di riaprire il flusso di greggio e di avere rispetto per l’Ungheria e gli ungheresi.
Non è la prima volta che il premier ungherese sostiene che gli europei e gli ucraini vogliono portare la guerra in Ungheria: lo aveva già fatto nella campagna elettorale di quattro anni fa. Ma quest’anno, la situazione è diversa, perché nei sondaggi, per la prima volta dal 2010, il Fidesz non è il primo partito e la possibilità che Orbán debba cedere il potere al suo rivale (ex Fidesz) Petér Magyar è molto alta. Per questo la smania di inventare un’aggressione che non c’è è più forte, anche perché permette di creare uno stato d’emergenza fasullo che potrebbe – dicono alcuni esperti – condizionare lo svolgimento stesso delle elezioni previste per il 12 aprile. Orbán si mette in assetto di guerra e intanto boicotta l’unità europea mettendo il veto al prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina al quale lui nemmeno partecipa, sapendo quanto è vitale per la sopravvivenza finanziaria di Kyiv e per l’efficacia dell’alleanza europea. Ogni volta il prezzo del suo ricatto è più alto, gli strumenti di persuasione dell’Ue si sfilacciano, gli ucraini muoiono sotto le bombe dell’amico di Orbán.
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