Ansa
Editoriali
Le poche opzioni europee per superare l'ultimo ricatto di Orbán
Il premier ungherese vuole il greggio dall’Ucraina. Per sbloccare il prestito a Kyiv, i leader dell'Ue si sono rassegnati a fare più pressione su Zelensky per riparare l'oleodotto Druzhba. Ma potrebbe non bastare
Di fronte al ricatto di Viktor Orbán, che ha bloccato all’ultimo momento con il suo veto il prestito da 90 miliardi all’Ucraina, i leader dell’Unione europea si sono rassegnati a fare pressione più su Volodymyr Zelensky che sul premier ungherese. Ursula von der Leyen martedì ha chiesto al presidente ucraino di accelerare la riparazione dell’oleodotto Druzhba, che rifornisce di greggio russo l’Ungheria e la Slovacchia, ma le cui operazioni sono state interrotte per i danni provocati da un bombardamento russo. E’ la scusa usata da Orbán – e dal suo omologo slovacco, Robert Fico – per mettere il veto sul prestito all’Ucraina e sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia: Kyiv ritarda.
Zelensky ha risposto che riparare Druzhba ha “un costo molto alto”, dato che porterebbe ad altri bombardamenti e perdite di vite. La priorità, inoltre, è riparare le sue infrastrutture energetiche ucraine, distrutte all’80 per cento dalla Russia in pieno inverno. Ma far riprendere al più presto le forniture di greggio russo all’Ungheria potrebbe essere l’unico modo per uscire dallo stallo e sboccare i 90 miliardi che sono vitali a Kyiv per difendersi. Finora l’Ue non è stata in grado di mettere Orbán fuori dalle condizioni di nuocere. In campagna elettorale, con i sondaggi che danno l’opposizione di Péter Magyar in vantaggio di 20 punti (secondo l’ultima rilevazione indipendente), Orbán ha deciso di fare della guerra all’Ucraina e a Bruxelles la sua bandiera. Anche la ripresa delle forniture attraverso Druzhba potrebbe non bastare. Alcuni diplomatici temono che il veto sui 90 miliardi durerà fino al Consiglio europeo del 19 marzo, forse fino alle elezioni del 12 aprile, portando Kyiv alla bancarotta. Aspettare l’esito delle urne è una scommessa pericolosa. Orbán ieri ha accusato l’Ucraina di preparare un attacco e annunciato l’invio di soldati attorno alle infrastrutture energetiche. Alcuni osservatori temono una mossa per manipolare le elezioni. Se, come ha detto, von der Leyen ha altre opzioni per aggirare Orbán, è arrivato il momento di usarle.
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