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l'intervista

Il problema nazista nel Partito repubblicano. Parla Tom Nichols

Giulio Silvano

Dal cappotto in stile Gestapo dei comandanti dell’Ice alle frasi ufficiali usate dalle istituzioni federali che sembrano copiate dalla propaganda hitleriana, fino ai ritratti giganti di Trump appesi sulle facciate degli edifici pubblici. “Gli americani sono pessimi studenti di storia”, dice il politologo e saggista

“Come ha fatto il Partito repubblicano a diventare un porto sicuro per slogan e idee uscite direttamente dal Terzo Reich?”. Se l’è chiesto il politologo e saggista Tom Nichols, sulle pagine dell’Atlantic, in un articolo che parte dal presupposto che sì, il partito di Reagan, di Lincoln e dei Bush ha un problemino col nazismo. Non è solo il cappotto in stile Gestapo dei comandanti dell’Ice, o gli antisemiti che bazzicano i podcast, ma frasi ufficiali usate dalle istituzioni federali che sembrano copiate dalla propaganda hitleriana e i ritratti giganti di Donald Trump appesi sulle facciate degli edifici pubblici. “Gli americani sono pessimi studenti di storia”, dice Nichols al Foglio: “Per loro la Seconda guerra mondiale era un milione di anni fa. Restereste scioccati scoprendo quanti studenti universitari pensano che la Germania e l’Unione sovietica fossero dalla stessa parte. E questo è un problema più ampio nella cultura americana che precede di molto il trumpismo”.

Nel discorso sullo stato dell’Unione, Trump ha attaccato i democratici, ha parlato dell’“età dell’oro” e ha negato i grossi problemi dell’economia americana. “Trump ovviamente vorrebbe tanto essere un dittatore”, dice Nichols, che ha rintracciato però l’origine del “problemino nazista” del Partito repubblicano negli anni Novanta, quando la leadership ha deciso che la cosa più importante da fare era vincere. Nichols si ricorda quando, nel 1979, è entrato in un Gop che era “inospitale per i nazi”, in un’epoca in cui “essere affiliati a un partito non marcava visioni antitetiche sul mondo”. Con la nascita del movimento Maga, dice, non c’è stata più una selezione dell’elettorato. “I repubblicani hanno preso una decisione, e cioè che hanno bisogno di ogni singolo voto, e non andranno a litigare con l’estrema destra. I repubblicani non cambieranno fino a che non verranno sconfitti in modo decisivo alle elezioni, e allora entreranno nuove persone dentro al partito… ma potrebbe volerci molto, molto tempo”, ci spiega il politologo, che ha lasciato il Partito repubblicano nel 2018, all’apice della prima ondata trumpista. E se quella nazista fosse solo una fase? “Penso che la coalizione Maga sia molto fragile. Non posso dire che sia una ‘fase’, perché la demografia della base del GoP ci dice che dentro ci saranno elementi estremisti per gli anni a venire. In fondo, il movimento Maga è un culto della personalità intorno a un uomo, e non ha un vero contenuto ideologico”. Quindi si può riempire, anche, di confusa nostalgia per il Terzo Reich.

Le cose potrebbero cambiare quando Trump non ci sarà più. “Quando lui andrà via”, continua Nichols, “le lotte intestine probabilmente distruggeranno la coalizione”. E se invece un po’ di estremismo restasse, come in fondo accade con alcuni elementi radicali di sinistra nel Partito democratico? “Non penso che il socialismo stia diventando un elemento chiave del Partito democratico. Quello che abbiamo visto a New York”, con la vittoria di Zohran Mamdani, “è il risultato della strana politica di New York, non un trend nazionale. Direi che la nuova governatrice della Virginia, una centrista, è molto più rappresentativa del trend nazionale”.

Tornando al nazismo, c’è qualcosa di paradossale, visto che negli ultimi decenni il Partito repubblicano è stato un granitico difensore di Israele. “La destra ha sempre avuto una visione fratturata su Israele”, precisa Nichols: “Gli evangelici e gli estremisti e i centristi: per diversi motivi ogni gruppo ha avuto un suo particolare rapporto con Israele. Durante la Guerra fredda queste differenze sono state nascoste da una necessità strategica. Oggi quella coalizione si sta scollando perché non ha una il senso di una minaccia comune che la tiene assieme”.

Va detto che gli Stati Uniti non sono l’unica nazione in cui la destra sta subendo infiltrazioni estremiste. Il trend nazismo va forte anche in Europa. “Le persone gravitano intorno all’estremismo per molti motivi, e nessun paese ne è immune”, ci dice Nichols: “Negli anni Trenta del Novecento il catalizzatore del totalitarismo fu il grande sconvolgimento causato non solo dalle devastazioni della Prima guerra mondiale, ma anche dall’industrializzazione e dal rapido passaggio dalla vita rurale a quella urbana. Ironia della sorte, gli altri catalizzatore dell’autoritarismo sono la noia e la prosperità. Quando le persone hanno il tempo e le fortune per concentrarsi sulle più piccole lamentele, vanno alla ricerca della drammaticità e di un senso della vita nei movimenti sociali. Ecco perché le persone che hanno attaccato il Campidoglio il 6 gennaio del 2021 non erano operai di fabbrica o minatori disoccupati. Erano agenti immobiliari, chiropratici e dentisti. Questo è il vero pericolo in qualsiasi paese: una classe media annoiata in cerca di drammaticità”.

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