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Baruffe europee

Lo slittamento del vertice tra Italia e Francia è un segnale negativo. I dossier da rafforzare

Jean-Pierre Darnis

Di vertici fra i due paesi se ne parla dal 2020 ma non si riesce mai a fissare una data. Le due economie sono estremamente integrate, e i numerosi interessi aziendali incrociati richiedono una governance bilaterale all’altezza delle sfide. Cercasi accelerazione europea

Tra Roma e Parigi c’è stata molta agitazione, la scorsa settimana, attorno al caso di Quentin Deranque. La vicenda sembrava chiusa, ma è stato poi comunicato un rinvio a data ancora indefinita del vertice bilaterale previsto a Tolosa il 10 aprile. Dei vertici Italia-Francia se ne parla dal 2020 ma non si riesce mai a fissare una data, e mantenerla: dal Covid alla guerra in Ucraina fino ai calendari elettorali, la sorte pare decisamente avversa. L’interruzione di questa consuetudine risale al 2018, quando ci fu la crisi nei rapporti bilaterali tra la presidenza Macron e il governo M5S-Lega. In quel contesto, e in vista delle elezioni europee, la polarizzazione delle posizioni tra Emmanuel Macron e Matteo Salvini portò a tensioni che raggiunsero un loro apice nel 2019, in seguito alla visita di Luigi Di Maio a un comitato di “gilets jaunes” in aperta opposizione al governo francese.

Il lavoro di ricucitura, prima operato dal presidente Sergio Mattarella e poi sostenuto da Mario Draghi alla guida dell’esecutivo, portò alla firma del Trattato del Quirinale, che intendeva voltare pagina e definire strumenti di stretta consultazione. Un’iniziativa, peraltro, già promossa da Macron durante la conferenza stampa del vertice bilaterale di Lione del 2017. Anche in quell’occasione, però, le relazioni non erano idilliache: Italia e Francia erano divise su dossier come Stx-Fincantieri o la gestione della situazione in Libia, con la crisi migratoria che si abbatteva sulle coste italiane. Nonostante tutto, il vertice permise di individuare alcune aree di convergenza, un risultato non da poco.

La creazione dei vertici bilaterali annuali fu voluta da Mitterrand e Spadolini per segnare una svolta nella politica francese dopo l’elezione di un presidente socialista nel 1981. Questo meccanismo, inaugurato a Parigi nel novembre del 1982, divenne automatico – con rarissime eccezioni – fino al 2017. Si trattava di un appuntamento fondamentale: non solo permetteva di fissare un orizzonte di lavoro per i numerosi dossier bilaterali (per esempio quelli industriali del tipo Atr o St Micro), ma consentiva anche a Parigi e Roma di coordinare le proprie posizioni durante una fase storica delicata, quella della fine della Guerra fredda e della riunificazione tedesca. Fu durante il vertice di Milano del 1984 che Mitterrand e Craxi trovarono un accordo sulla gestione dei rifugiati italiani in Francia dopo gli “anni di piombo”, una questione delicata per entrambi i paesi.

In tempi più recenti, il vertice dell’aprile del 2011 a Villa Madama servì a placare gli animi dopo i dissensi emersi tra il governo Berlusconi e la presidenza Sarkozy su questioni migratorie e investimenti francesi in Italia.

Dopo la crisi del 2019, l’obiettivo del Trattato del Quirinale era quello di fare compiere un salto di qualità al rapporto franco-italiano, applicando alcuni degli strumenti che hanno fatto la fortuna del rapporto franco-tedesco dopo il Trattato dell’Eliseo del 1963. Il paradosso è che, dopo le ratifiche avvenute nel 2023, i meccanismi del Trattato del Quirinale sembrano funzionare, con un aumento del dialogo e della cooperazione interministeriale bilaterale. Tuttavia, si continua a inciampare sull’impossibilità di organizzare un vertice bilaterale, per motivi più o meno validi.

Stiamo attraversando tempi di crisi internazionali, in cui non mancano questioni di assoluto interesse comune dal rapporto transatlantico all’aggressione russa in Europa, fino alla destabilizzazione del Sahel. Le economie dei due paesi sono estremamente integrate, e i numerosi interessi aziendali incrociati richiedono una governance bilaterale all’altezza delle sfide, ma anche della vivacità di un tessuto imprenditoriale che supera quotidianamente i confini nazionali. Senonché, ci sono dossier prioritari come il futuro dell’alleanza spaziale tra Leonardo, Thales e Airbus, un rebus industriale che riflette politiche di grande rilevanza strategica. In questo contesto, un potenziale rilancio nazionalista dell’industria aerospaziale tedesca potrebbe scombussolare gli equilibri esistenti. Sono tutte questioni che spingono a ricercare un’accelerazione europea su tutte le tematiche, anche per ampliare il “gioco a tre” con la Germania.

Pure se il rinvio del vertice Italia-Francia avrà le sue motivazioni, manda un segnale negativo: quello di non essere né al passo con l’urgenza dei tempi, né all’altezza del recente passato.

 

 

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