Ansa
Il caso
L'ultimo sgarbo di Kushner senior a Parigi
L'ambasciatore americano e genero del presidente ha disertato la convocazione del ministro degli Esteri francese dopo le critiche dell’amministrazione Trump alla gestione della morte dell'attivista nazionalista Quentin Deranque
Parigi. “Non ne so granché di arte e di vino francese, ma so fare affari”, aveva detto Charles Kushner al momento della sua nomina ad ambasciatore americano a Parigi. Lunedì, il consuocero di Trump ha dimostrato anche di avere una scarsa conoscenza dei protocolli diplomatici, disertando la convocazione del ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot. Kushner era atteso lunedì alle 19 al Quai d’Orsay, dopo le critiche dell’amministrazione Trump alla gestione della morte di Quentin Deranque, il militante di destra ucciso a Lione dagli antifà.
Ma il fedelissimo di Trump, condannato nel 2005 a due anni di carcere per frode fiscale, non si è presentato all’appuntamento. “Di fronte a questa apparente incomprensione dei requisiti fondamentali della missione di un ambasciatore che ha l’onore di rappresentare il proprio paese, il ministro ha chiesto di negargli l’accesso diretto ai membri del governo francese”, avevano riferito fonti del Quai d’Orsay lunedì sera. Ieri pomeriggio, l’entourage di Barrot ha fatto sapere che Kushner ha chiamato il ministro promettendo di “non interferire nel nostro dibattito pubblico” e di presentarsi al prossimo incontro. Ma lo aveva promesso anche sei mesi fa quando Parigi lo aveva convocato per i suoi “commenti inaccettabili” sulla mancanza di “misure sufficienti” nella lotta all’antisemitismo, salvo poi mandare un suo collaboratore.