Ansa
il colloquio
“Dagli accordi all'attacco militare, ecco le opzioni contro l'Iran”. Parla Amos Yadlin
Uno dei più eminenti ufficiali e strateghi israeliani ritiene che nel conflitto contro Teheran ci siano cinque scenari possibili: "Un cattivo accordo, un buon accordo, un attacco limitato per rendere credibile la minaccia militare, una guerra aperta o una pressione prolungata sul modello Venezuela"
“La settimana scorsa mi sono concesso di volare alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Ci penserei due volte prima di volare da Israele all’estero questo fine settimana”. Dopo che così il generale Amos Yadlin ha parlato così lo scorso fine settimana la sensazione è che Israele si preparasse all’intervento militare americano contro l’Iran. Yadlin, uno dei più eminenti ufficiali e strateghi israeliani, ex generale di divisione, capo dell’intelligence e uno dei piloti che, in una missione top secret nel 1981, hanno messo fuori uso le capacità nucleari di Saddam Hussein, ritiene che ci siano cinque scenari possibili. “Il primo è un cattivo accordo” dice Yadlin al Foglio. “Uno simile a quello del 2015 di Obama e che sarebbe disastroso: lascerebbe intatti i proxy terroristici, non affronterebbe i missili balistici, tollererebbe l’arricchimento dell’uranio e, di fatto, abbandonerebbe il popolo iraniano dopo un massacro”.
Il secondo scenario è un accordo razionale, ci dice Yadlin: “Un buon accordo, non semplicemente un accordo ‘razionale’: zero arricchimento, esportazione fuori dal Paese dell’uranio iraniano arricchito al sessanta per cento e vincoli significativi sui missili balistici. L’accordo rimarrebbe valido solo finché il regime non spara contro le persone nelle strade”. Il terzo scenario: “Un attacco limitato concepito per rendere credibile la minaccia militare e riportare l’Iran al tavolo dei negoziati”. Il quarto scenario è una guerra aperta: “Un attacco su larga scala e una campagna più ampia, un’azione militare significativa su molteplici obiettivi e fronti, con l’obiettivo di degradare gravemente le capacità del regime e potenzialmente accelerarne la destabilizzazione. Una ‘guerra su vasta scala’ resterebbe comunque senza truppe di terra, cioè una grande campagna aerea e marittima (e potenzialmente in altri domini), ma non un’invasione terrestre”. Infine, l’ultimo scenario: “Pressione prolungata, una strategia sul modello Venezuela: pressione economica, diplomatica e politica continua nel tempo”.
Yadlin spera che l’accordo buono sia la strada. “Ma non vedo gli iraniani intraprenderla e quindi ci restano i tre scenari militari”. Gli Stati Uniti non sembrano però desiderosi di imbarcarsi in un’altra guerra mediorientale dopo l’Iraq. “Non c’è dubbio che ci sono forze politiche in America contro l’attacco: il 70 per cento degli americani non sarebbe a favore di una guerra in medio oriente. Sauditi, Qatar e Turchia inoltre sono contrarti, ma il presidente ha detto che ‘l’aiuto è in arrivo’ e Trump non vuole essere ricordato come un altro Obama dopo la Siria, le famose ‘linee rosse’. L’Iran è parte di un asse globale composto da Cina, Russia e Corea del Nord: Trump ha quindi una opportunità per rifare la competizione internazionale e per il medio oriente la scomparsa del regime iraniano sarebbe un sollievo che darebbe stabilità a tutta la regione. Sarebbe anche una grande legacy per Trump”.
Sebbene debole, Teheran resta il più formidabile attore militare del medio oriente dopo Israele. “E’ un regime malefico, religioso e radicale, una dittatura che vuole esportare la rivoluzione islamica nel medio oriente” ci dice Yadlin. “Si stanno armando con missili e uranio arricchito. Non li sottostimerei. Sono stati sorpresi nel 2025, ma restano una minaccia credibile importante. Hanno imparato molte lezioni dalla scorsa estate, ma il regime iraniano non è mai stato così debole come oggi, a causa del popolo iraniano che non li sostiene più”.
In caso di caduta degli ayatollah, l’islam radicale non finirebbe. “Per quanto riguarda gli islamisti oltre l’Iran è importante distinguere tra due categorie. Gruppi jihadisti (Isis, al Qaida e movimenti simili): la loro ideologia può essere estrema quanto quella dell’Iran, ma in genere non dispongono di capacità statali, in particolare missili balistici e un programma nucleare. I Fratelli musulmani e i movimenti affiliati, altamente sofisticati dal punto di vista politico ed economico, spesso operano attraverso istituzioni, partiti e alleanze. Tendono a essere meno aggressivi militarmente rispetto all’Iran in termini convenzionali, ma restano strategicamente rilevanti e richiedono vigilanza”.