La piazza tedesca
Sostenitori, soldati, famiglie: in migliaia a Berlino per l'Ucraina
A sfilare per le la capitale tedesca, insieme al sindaco di Berlino della Cdu, c'è anche chi è stato al fronte: "Noi combattiamo per la libertà, i russi lo fanno perché altrimenti diventano schiavi". Presenti anche manifestanti della Linke: "No all'imperialismo russo"
"La differenza tra me e un soldato russo è che io sono a casa mia, io ho ragione. Io combatto per il mio Paese, dentro il mio Paese, per me si tratta di proteggere la mia famiglia e i miei amici". Oleh è di Charkiv, ha 29 anni, di mestiere faceva l'educatore, ma da tempo è arruolato nella fanteria ucraina. Per qualche giorno ha lasciato il fronte ed è venuto in visita a Berlino, dove ieri sera si è unito a migliaia di manifestanti sotto alla Porta di Brandeburgo, illuminata appositamente con il giallo-blu della bandiera ucraina. Gli stessi colori sventolati nella folla da giovani e anziani, tedeschi e ucraini. Ci sono anche diverse bandiere georgiane, bandiere Ue e qualche simbolo della dissidenza iraniana. "La Russia è uno stato terrorista", "Basta scuse, ora armi a lungo raggio", "Dateci i Taurus", intonano i manifestanti, che per arrivare alla Porta hanno sfilato proprio davanti all'imponente Ambasciata russa che si trova lungo Unter den Linden.
Con Oleh c'è un suo compagno d'armi, Semen, stessa età, di mestiere direttore d'orchestra: "Non è iniziata quattro anni fa, sapevamo da dieci anni che sarebbe successo, la Russia ci attaccava da tempo". Nella folla ci sono anche Bohdan, 44 anni e tre figli, e Mykhail , 47 anni. Bohdan ha perso un braccio in battaglia, anche Mykhail è stato ferito. Sono arrivati a Berlino con un'associazione che aiuta i soldati feriti. Bohdan ha ricevuto una protesi, e ora dice: "Se il tuo vicino entra nella tua casa, violenta tua moglie, uccide i tuoi figli, sei l'aggredito. Anche voi difendereste le vostre case", e poi aggiunge: "Noi vinceremo. Le persone libere combattono e costruiscono un Paese libero, quelli che non combattono diventano schiavi, come i coreani del Nord." Quei coreani che lui stesso ha visto, prigionieri della sua brigata, anche se spesso proprio i nord-coreani non si fanno prendere, perché si uccidono prima. La guerra è orrenda, ma nessuno nella piazza di stasera vuole piegarsi a una resa a Putin. "Dite la verità sull'Ucraina, non guardate dall'altra parte", raccomanda Mykhail, prima di salutarci. Sul palco della manifestazione si susseguono le testimonianze: bombardamenti, vittime, fughe. Sale il sindaco di Berlino, Kai Wegner della Cdu: "Crediamo fermamente che Kyiv sarà una città libera e che l'Ucraina sarà un paese libero." Parla anche l'Ambasciatore ucraino a Berlino, Oleksii Makeiev, che ringrazia la Germania per il sostegno, ed esclama: "La pace non cade dal cielo, per la pace bisogna combattere". Kyiv e Berlino non vanno certo d'accordo su tutto, ma certe scaramucce con Olaf Scholz sembrano passate. L'altro ieri Friedrich Merz ha detto che la Russia, sotto la guida di Putin, "sta vivendo il momento più buio della sua barbarie" e che la Germania sta dalla parte dell'Ucraina "in modo chiaro, saldo e incrollabile". Alla serata della Porta di Brandeburgo, tuttavia, non sembrano esserci bandiere della Cdu. Ci sono però quelle dei Verdi e uno striscione dei liberali Fdp, i due partiti che più apertamente sostengono Kyiv. C'è anche un pezzo di sinistra Linke, i cui militanti scandiscono: "No all'imperialismo russo". Katrin, un'attivista tedesca dei Verdi, spiega: "Se continuerò a scendere in strada anche se durerà ancora dieci anni? Penso di sì. Finché la situazione non migliora, io ci sarò".
Fra pochi giorni Oleh e Semen torneranno al fronte, nei pressi della combattutissima Pokrowst, nel Donec'k. "Ho perso degli amici, ovviamente", dice Oleh, "sono morti per me, per noi, per voi in Europa". La guerra per lui è diventata una normalità, fatta di uccidere o essere uccisi. "Forse una delle cose più difficili è che in guerra devi essere sempre consapevole, attento. Se sei in posizione, o alla base, devi sempre essere nel momento, non puoi staccare mai", spiega Oleh, che un giorno vuole avere dei figli, bambini che possano semplicemente "avere una vita libera e normale". Viktoriya Feshak è portavoce di Vitsche, l'associazione che ha lanciato la manifestazione, a cui hanno partecipato in 10mila secondo gli organizzatori, 5mila secondo la Polizia. Anche Viktoriya parla del futuro, avvolta nella bandiera della sua nazione: "Ora mi impegno qui a Berlino, ma poi voglio tornare in Ucraina, fare la differenza, lavorare nella politica, nella difesa, ricostruire un Paese libero".
Nella piazza c'è anche Oleg Degusarov, 31 anni, che l'altro ieri ha partecipato all'apertura, in un bunker-museo berlinese, di un'esposizione dedicata agli attacchi con droni di Mosca. Nella mostra c'è anche il furgone di Oleg, devastato a Cherson da un drone russo, mentre lui e un suo amico viaggiavano come volontari civili in assistenza alla popolazione. L'amico è stato ucciso, Oleg è rimasto ferito, il suo amico è stato ucciso. Il 31enne ucraino è a Berlino con la moglie Alina e la figlia, ma fra pochi giorni torneranno tutti in patria. "Tutto quello che facciamo, lo facciamo per lei. Tutto, amico mio", mi dice Oleg, tenendo in braccio la bambina. La piccola ha un anno e quattro mesi, il suo nome è Solomia, che significa "pace".