Il premier slovacco Fico (a sinistra) incontra l'ungherese Orbán prima del vertice informale Ue al Castello di Alden Biesen (Thierry Monasse/Getty) 

Di nuovo in ostaggio

L'Ue le ha provate tutte con Orbán, ma è stato inutile. L'ipoteca sul sostegno a Kyiv

David Carretta

Anniversario dell’invasione, l’Europa ostaggio dei veti di Viktor Orbán e Robert Fico sul pacchetto contro Mosca e sui 90 miliardi vitali per l’Ucraina. Così l’Ue rischia la paralisi. Tensione sul caso dell’oleodotto Druzbha. Le dure parole dell’Alto rappresentante Kaja Kallas

Bruxelles. Ursula von der Leyen e António Costa, i leader delle due principali istituzioni dell’Unione europea, oggi si presenteranno a Kyiv per il quarto anniversario dell’invasione su larga scala della Russia con tante belle parole di sostegno, ma a mani vuote. La presidente della Commissione e il presidente del Consiglio europeo proietteranno un’immagine di impotenza e paralisi, malgrado il fatto che l’Ue e i suoi stati membri abbiano fornito quasi 200 miliardi di euro di aiuti economici, militari e umanitari all’Ucraina e abbiano preso il posto degli Stati Uniti come principale contributore dello sforzo di difesa contro la Russia. La colpa è di Viktor Orbán e Robert Fico. I primi ministri di Ungheria e Slovacchia hanno messo il veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che l’Ue avrebbe dovuto approvare in occasione dell’anniversario della guerra. Fico ha dato seguito alla minaccia di tagliare le forniture d’emergenza di elettricità per stabilizzare la rete ucraina, gravemente danneggiata dai bombardamenti russi. Orbán ha già tagliato le forniture di diesel e minaccia di fare la stessa cosa sull’elettricità. Peggio: l’Ungheria sta bloccando il prestito da 90 miliardi di euro che i leader dell’Ue avevano promesso a Kyiv in dicembre e da cui dipende la capacità dell’Ucraina di continuare a difendersi. “Le sanzioni prima o poi saranno adottate. Il prestito è un tema molto più urgente”, spiega al Foglio un diplomatico europeo. Senza i 90 miliardi dell’Ue, Kyiv potrebbe andare in bancarotta alla fine di marzo, incapace di pagare stipendi, pensioni, soldati e armi. 

  

Il pretesto di Orbán e Fico è l’interruzione le forniture di greggio russo attraverso l’oleodotto Druzbha, dopo i danni provocati da un bombardamento effettuato dalla Russia in gennaio. Budapest e Bratislava rigettano la responsabilità sull’Ucraina per i ritardi nella riparazione. “La colpa è della Russia, perché ha bombardato l’oleodotto” e “l’80 per cento delle infrastrutture energetiche ucraine”, ha risposto ieri l’Alto rappresentante, Kaja Kallas. “Non posso davvero biasimare gli ucraini per aver riparato le infrastrutture energetiche di cui la loro popolazione ha bisogno a meno 25 gradi, per aver dato priorità alle persone che soffrono di questo problema rispetto a questo oleodotto”, ha aggiunto Kallas. Tutto inutile. Impegnato in campagna elettorale, con l’opposizione in testa nei sondaggi in vista del voto del 12 aprile, Orbán sta usando l’Ucraina per mettere gli elettori ungheresi contro l’Ue. Il ministro polacco degli Esteri, Radoslaw Sikorski, ha definito “scioccante” la strumentalizzazione elettorale delle vittime dell’aggressione russa. Inutile. “Sono sorpreso dalla posizione ungherese”, ha detto il suo omologo tedesco, Johann Wadephul, accusando Orbán di “tradire la lotta per la libertà e la sovranità europea”. Inutile. La Commissione di Ursula von der Leyen ha detto che il premier ungherese potrebbe violare il principio della leale cooperazione. Costa ha scritto una lettera per ricordargli che le decisioni prese dai capi di stato e di governo all’unanimità devono essere rispettate. Quando i leader raggiungono un consenso, sono legati alle loro decisioni”, ha scritto il presidente del Consiglio europeo, chiedendogli di togliere il veto sul prestito da 90 miliardi: “A nessuno stato membro può essere permesso di minare la credibilità delle decisioni prese collettivamente dal Consiglio europeo”. Tutto inutile.

  

Nell’Ue gli ottimisti sottolineano che i veti di Orbán non sono una novità e sperano che saranno superati una volta che von der Leyen e Costa torneranno da Kyiv. “Abbiamo già assistito a questo scenario in passato. Abbiamo anche visto che siamo riusciti a trovare soluzioni insieme”, ha spiegato Kallas. Il premier ungherese si accontenterà di una vittoria simbolica, come l’immagine di un’Ue impotente di fronte ai suoi ricatti, nel giorno più simbolico per l’Ucraina? Gli basterà l’impegno assunto da Costa nella sua lettera di parlare con Zelensky della riparazione di Druzhba? Forse. Ma l’episodio dimostra, ancora una volta, i limiti raggiunti dall’Ue in termini di capacità di tenere il passo della guerra. Sugli aiuti finanziari, sulle forniture di armi o sulle sanzioni, da quattro anni gli europei inseguono gli eventi sul campo di battaglia e a livello geopolitico. Che sia per divisioni interne o per avversione al rischio, gli europei hanno una responsabilità per non aver fatto tutto ciò che potevano ed era necessario per aiutare Kyiv a porre fine alla guerra. Compreso impedire a Orbán e Fico di fare del male all’Ucraina e all’Ue.

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