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europa ore 7
Una seconda opportunità per l'Ue sui dazi di Trump
Il caos generato dal presidente americano potrebbe costringere Bruxelles a rivedere la sua strategia. Al momento la Commissione rimane in stand-by e in attesa di chiarimenti dagli Stati Uniti
Donald Trump ha perso, ma ha scelto di rilanciare il caos sui dazi, dopo che la Corte suprema americana venerdì ha annullato gran parte delle misure tariffarie che ha introdotto dal suo ritorno alla Casa Bianca. Il presidente americano nell’immediato ha annunciato dazi globali del 10 per cento, per portarli al 15 per cento già nella giornata di sabato, a cui si aggiungono i dazi normalmente applicati dagli Stati Uniti ai paesi terzi. L’accordo concluso da Ursula von der Leyen con Trump a luglio è totalmente rimesso in discussione. I dazi saranno più alti di quelli concordati sul campo da golf di Turnberry, in Scozia. Non più 15 per cento massimo, ma il 20 per cento e oltre. Altra brutta notizia per l’Ue: la sentenza della Corte suprema non tocca i dazi al 50 per cento su alluminio e acciaio, che colpiscono centinaia di prodotti derivati. Ma il caos di Trump potrebbe costituire un’occasione per l’Ue di rivedere la sua strategia di fronte al presidente americano. La stabilità promessa da Ursula von der Leyen con le concessioni a Trump non si è realizzata. Secondo diversi analisti, la sentenza della Corte suprema dà ragione a chi ha scelto di non fare compromessi con il presidente americano. Di fronte all’incertezza creata dalla sentenza della Corte suprema e alla reazione di Trump, per il momento la Commissione ha scelto di rimanere in stand-by. In un comunicato pubblicato ieri la Commissione ha chiesto all’Amministrazione di fare “piena chiarezza sulle misure che gli Stati Uniti intendono adottare". Secondo l’esecutivo di Ursula von der Leyen, "la situazione attuale non favorisce la realizzazione di scambi e investimenti transatlantici 'giusti, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi', come concordato da entrambe le parti e specificato nella dichiarazione congiunta Ue-Usa dell'agosto 2025". E’ un’ammissione che l’accordo di luglio è compromesso dai nuovi dazi aggiuntivi del 15 per cento annunciati da Trump.
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Eppure Ursula von der Leyen non vuole rinunciare all’intesa di Turnberry. Secondo il comunicato della Commissione, "un accordo è un accordo. In qualità di principale partner commerciale degli Stati Uniti, l'Ue si aspetta che gli Stati Uniti onorino i propri impegni stabiliti nella dichiarazione congiunta, così come l'Ue si impegna a rispettarli". La richiesta è di garantire ai prodotti europei "il trattamento più competitivo, senza aumenti tariffari oltre il tetto massimo chiaro e onnicomprensivo precedentemente concordato". Tradotto: i dazi complessivi su gran parte delle esportazioni dell’Ue non devono superare il 15 per cento. La Commissione ha anche assicurato che continuerà "a lavorare per ridurre i dazi" come previsto dall'accordo con Trump per "preservare un ambiente commerciale transatlantico stabile e prevedibile". Ma non tutti gli stati membri sono così prudenti. Il ministro francese del Commercio, Nicolas Forissier, ha detto al Financial Times che “se necessario l’Ue ha gli strumenti appropriati” per rispondere a Trump, compreso “il bazooka commerciale” dello strumento anti coercizione per colpire i servizi americani. Ma è soprattutto il Parlamento europeo, che potrebbe mettersi di traverso ai piani della Commissione di tenere in vita l’accordo di Turnberry. Ieri il presidente della commissione Commercio, Bernd Lange, ha annunciato che proporrà di sospendere la procedura legislativa per adottare l'accordo sui dazi con Trump dopo la sentenza della Corte suprema e i nuovi annunci del presidente americano. Il Parlamento europeo deve approvare la proposta della Commissione di azzerare i dazi europei sui prodotti americani, come previsto dall’intesa di Turnberry. Lange ha denunciato il "caos totale sui dazi da parte dell'amministrazione americana. Nessuno riesce più a capirci niente: solo interrogativi aperti e crescente incertezza per l'Ue". Secondo Lange, "i termini dell'accordo Turnberry e la base giuridica su cui è stato costruito sono cambiati", dopo che Trump ha annunciato altri dazi sulla base della sezione 122. "In ogni caso, nessuno sa se gli Stati Uniti rispetteranno questo accordo, o se saranno in grado di farlo", ha aggiunto Lange. Prima di procedere al voto al Parlamento vuole "una valutazione giuridica adeguata e impegni chiari da parte degli Stati Uniti".
E’ la seconda volta che il Parlamento europeo vuole bloccare l’adozione dell’accordo di Turnberry. Era già accaduto dopo la crisi sulla Groenlandia provocata dalle minacce di Trump di annettersi il territorio sotto sovranità della Danimarca. Lo scontro sulla Groenlandia, come la reazione di Trump alla sentenza della Corte suprema, dimostra che la stabilità e la prevedibilità tra le due sponde dell'Atlantico, che erano state promesse da von der Leyen con la sua strategia della sottomissione, non si sono concretizzate. Strada facendo la presidente della Commissione ha calpestato gran parte dei principi che dice di voler difendere sul commercio internazionale: un ordine fondato sulle regole, il rispetto delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio, lo stato di diritto. L’accordo di Turnberry non è giuridicamente vincolante. I pochi risultati ottenuti si stanno sgretolando. Forse è arrivato il momento di una strategia completamente diversa. Cina, Canada, India e Corea del sud sono tra i paesi che hanno accettato il rapporto di forza dopo i dazi del “Liberation day”, costringendo più volte Trump alla retromarcia per i danni provocati all’economia americana. La nuova aliquota del 15 per cento di dazi aggiuntivi di Trump è stata adottata ai sensi della sezione 122 del Trade Act del 1974. Quella legge prevede che i dazi possono restare in vigore al massimo 150 giorni senza l’approvazione da parte del Congresso, dove Trump non ha la maggioranza per una conferma. La Commissione potrebbe rispondere all’aumento dei dazi con le ritorsioni commerciali sospese lo scorso anno e perfino ricorrere allo strumento anti coercizione. In ogni caso si tratta di un nuovo test per von der Leyen. Accettare cinque mesi di dolore temporaneo, mentre gli Stati Uniti affondano nel caos tariffario di Trump, potrebbe rivelarsi più efficace per garantire il ritorno a una normalità nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti.
L'editoriale dell'Elefantino