Editoriali

La piazza di Lione fa paura

Redazione

Destra identitaria, antifa e l’hooliganizzazione della politica francese

 

E’ alta la tensione in vista della manifestazione di oggi a Lione per commemorare Quentin Deranque, il giovane militante della destra identitaria ucciso la scorsa settimana da un gruppo di antifa a margine di una conferenza a Sciences Po dell’eurodeputata della France insoumise (Lfi) Rima Hassan. L’organizzatrice del corteo, che partirà alle 15 da Place Jean Jaurès e terminerà a 1,4 chilometri di distanza, sul luogo dell’aggressione, è Aliette Espieux, già portavoce del movimento antiabortista Marche pour la vie e compagna di Eliot Bertin, ex leader di un gruppo di estrema destra oggi dissolto, Lyon populaire. “Le persone che vogliono partecipare devono farlo per rendere omaggio, non per scontrarsi o altro”, ha dichiarato Espieux alla vigilia della manifestazione. Ma nonostante l’appello a una marcia pacifica il rischio di scontri tra militanti nazionalisti e membri di collettivi di ultrasinistra resta elevato. Secondo una fonte della polizia sentita da France Info, sono attesi a Lione decine di militanti di estrema destra da tutta Europa, e sui social diversi gruppi di estrema sinistra hanno lanciato un appello per “non lasciare la strada ai fascisti”: un invito mascherato a una contromanifestazione che rischia di generare incidenti.

Il clima di violenza politica potrebbe avere un impatto sulle elezioni comunali di marzo. Secondo un sondaggio Odoxa per il Figaro, il 76 per cento dei francesi giudica infatti necessario un “fronte repubblicano” per sbarrare la strada ai mélenchonisti nelle urne, in ragione dei loro legami con i gruppi antifa. Una percentuale che sale all’86 per cento tra i simpatizzanti del Partito socialista (Ps). Ieri il segretario del Ps, Olivier Faure, ha invitato Lfi a farsi “un esame di coscienza”, escludendo qualsiasi alleanza con i mélenchonisti a livello nazionale, mentre a livello locale accetterà dei “rari” avvicinamenti con Lfi al secondo turno se i suoi candidati si opporranno esplicitamente alla violenza politica, a quella che l’eurodeputato socialista Pierre Jouvet ha definito l’“hooliganizzazione della vita pubblica”.