in francia
La Francia si prepara alla manifestazione di Lione
Destra identitaria, antifa e l’hooliganizzazione della politica francese. La pressione sui potenziali scontri si riverbera sulle elezioni e sui rapporti tra socialisti e mélenchonisti
Parigi. E’ alta la tensione in vista della manifestazione di oggi pomeriggio a Lione per commemorare Quentin Deranque, studente di 23 anni e militante della destra identitaria ucciso la scorsa settimana da un gruppo di antifà a margine di una conferenza a Sciences Po dell’eurodeputata della France insoumise (Lfi) Rima Hassan.
L’organizzatrice del corteo, che partirà alle 15 da Place Jean Jaurès e terminerà a 1,4 chilometri di distanza, sul luogo dell’aggressione, è Aliette Espieux, già portavoce del movimento antiabortista Marche pour la vie e compagna di Eliot Bertin, ex leader di un gruppo di estrema destra oggi dissolto, Lyon populaire. “Le persone che vogliono partecipare devono farlo per rendere omaggio, non per scontrarsi o altro”, ha dichiarato Espieux alla vigilia della manifestazione.
Ma nonostante l’appello a una marcia pacifica il rischio di scontri tra militanti nazionalisti e membri di collettivi di ultrasinistra resta elevato. Secondo una fonte della polizia sentita da France Info, sono attesi a Lione decine di militanti di estrema destra da tutta Europa, Italia, Belgio e Germania, che andranno ad aggiungersi alle duemila-tremila persone che sfileranno per le strade della città, secondo le previsioni del ministero dell’Interno.
Sui social diversi collettivi di estrema sinistra hanno lanciato un appello per “non lasciare la strada ai fascisti”: un invito mascherato a una contromanifestazione che potrebbe generare incidenti. “La marcia prevista sabato a Lione è ben lungi dall’essere solo un omaggio alla vittima. E’ destinata a essere una vera e propria manifestazione di fascisti nelle strade”, ha dichiarato Manuel Bompard, coordinatore di Lfi, il partito della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, al centro delle critiche per i legami con la formazione di estrema sinistra Jeune Garde, da cui provengono diversi protagonisti del pestaggio di Quentin. “Sono attesi più di mille neonazisti da tutta Europa, animati da un desiderio di vendetta mortale”, ha aggiunto Bompard, che come il sindaco di Lione, l’ecologista Grégory Doucet, ha chiesto il divieto del corteo.
Il presidente del Rassemblement national, Jordan Bardella, ha dichiarato nei giorni scorsi che “Jean-Luc Mélenchon deve rendere conto delle sue azioni”, definendo il collettivo antifà all’origine del pestaggio, la Jeune Garde, “il braccio armato di Lfi”. Ma in vista della manifestazione di oggi a Lione e delle altre iniziative in programma invoca prudenza. “Vi chiediamo, salvo situazioni locali molto particolari e strettamente regolamentate (per esempio, un omaggio organizzato da un comune), di non partecipare a questi raduni né di associare il nome del Rassemblement national”, ha scritto Bardella in una lettera inviata ai suoi dirigenti. Gli organizzatori di questi raduni sono “molteplici, incerti” e i familiari di Quentin non sono all’origine di nessuno di essi, ha sottolineato il leader sovranista, che teme nuovi disordini.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, nonostante le pressioni, ha deciso d’intesa con la prefettura di Lione di mantenere la marcia, annunciando la presenza di un corposo dispositivo di gendarmi e Crs, i reparti antisommossa, per scongiurare incidenti e proteggere i luoghi sensibili. “Posso vietare una manifestazione solo quando c’è un rischio significativo di problemi di ordine pubblico e non sono in grado di contenerli. Pertanto, non chiedo il divieto di questa manifestazione, che si svolgerà sotto sorveglianza”, ha affermato ieri il ministro su Rtl. “Il mio ruolo è trovare un equilibrio tra il mantenimento dell’ordine pubblico e la libertà di espressione”, ha aggiunto Nuñez.
Il caso Quentin potrebbe avere un impatto sulle elezioni comunali di marzo. Secondo un sondaggio Odoxa per il Figaro, il 76 per cento dei francesi giudica infatti necessario un “fronte repubblicano” per sbarrare la strada ai mélenchonisti nelle urne, in ragione dei loro legami con i gruppi antifà. Una percentuale che sale all’86 per cento tra i simpatizzanti del Partito socialista (Ps).
Ieri il segretario del Ps, Olivier Faure, ha invitato Lfi a farsi “un esame di coscienza”, escludendo qualsiasi alleanza con i mélenchonisti a livello nazionale, mentre a livello locale accetterà “rari” avvicinamenti al secondo turno se i candidati si opporranno esplicitamente alla violenza politica, a quella che l’eurodeputato socialista Pierre Jouvet ha definito l’“hooliganizzazione della vita pubblica”.
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