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Il colloquio

Al congresso della Cdu, Merz è un po' stritolato. Il nodo del 30 per cento

Daniel Mosseri

Sulle pensioni il cancelliere è costretto a trovare un compromesso nel partito. Ma il suo cammino è stretto perché "si vorrebbe da un lato seguire una linea conservatrice, dall'altro si è costretti a scendere a patti con i socialdemocratici”, dice il politologo Vorländer

Berlino. E’ una Cdu nervosetta quella che conclude oggi a Stoccarda il suo 38esimo congresso. Il suo leader, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, si è fatto vedere negli ultimi mesi alla Casa Bianca, a Nuova Delhi e a Parigi ma in queste ore è il momento di guardarsi allo specchio e alcuni problemi sono ancora lì dove Merz li ha lasciati prima di salire su un aereo per una capitale straniera. Motivi di grande inquietudine non ci dovrebbero essere: la guida del governo è salda né si ha notizie di una fronda antiMerz. Ma la leadership di un paese misura i propri successi o in termini di crescita del pil o di voti raccolti alle elezioni e per adesso il cancelliere venuto dall’ovest non ha molte medaglie da appuntarsi al petto. Alle elezioni di un anno fa la Cdu è rimasta sotto al 30 per cento, decisamente al di sotto dell’immagine che la balena bianca tedesca ha di sé. A ricordare a tutti che in tempi non lontani il partito volava più in alto, venerdì si è fatta vedere in prima fila a Stoccarda Frau Angela Merkel, accolta con inusitato calore da Merz – i due si detestano da 30 anni – e applaudita con forza dal congresso. 

 

Con i sovranisti dell’AfD che occupano quasi tutto lo schieramento destro della politica in Germania, la Cdu si è fatta più piccola e forse le percentuali di una volta non torneranno mai più. Il bicchiere però, osserva il professor Hans Vorländer, politologo dell’Università di Dresda, può essere visto anche come mezzo pieno. Dei partiti tradizionali tedeschi, afferma, “la Cdu è l’ultimo Volkspartei (una grande formazione trasversale ai ceti e alle classi di età, nda) rimasto a livello federale. E’ il partito con il maggior numero di voti mentre l’Spd ha perso questo status. E dobbiamo anche considerare”, insiste, “che in altri paesi europei i partiti conservatori tradizionali sono tutti molto deboli, se non addirittura irrilevanti”. E accenna ai casi italiano e francese citando la vecchia Dc e i Républicains. I problemi della Cdu oggi non sono i numeri. Anzi, osserva il professore, alle regionali in Baden-Württemberg (in programma l’8 marzo) il partito è nettamente in testa nei sondaggi davanti ai Verdi e all’AfD mentre in Renania-Palatinato (il 22) la gara è più serrata ma anche qua il partito di Merz è il meglio piazzato. Vorländer spiega che il congresso farebbe bene a dare al cancelliere un mandato forte ma è alle elezioni di marzo che bisogna guardare per capire che tipo di sostegno gli verrà assicurato nei mesi a venire.

 

In attesa delle urne la Cdu discute: non tanto di politiche migratorie perché “ormai tutti nella Cdu come nella bavarese Csu sono d’accordo sul fatto che sia necessario un controllo più rigoroso e restrittivo dei flussi, che è poi quanto sta già avvenendo”. Semmai il partito si divide fra chi come l’ex presidente Armin Laschet punta molto sull’integrazione degli stranieri e chi esige che parlino meglio il tedesco e ricevano meno prestazioni sociali. Più divisiva è la questione delle pensioni “con differenze significative tra la generazione più giovane e quella più anziana”. Gran parte dell’elettorato del partito ha i capelli grigi, ricorda Vorländer, il che significa che se si tagliano le pensioni di oggi a favore di quelle di domani “si danneggia la propria base elettorale”. Un compromesso qua si impone e il problema sarà farlo digerire alla Spd, che dei pensionati è il partito per eccellenza. 

 

Se il cammino di Merz è stretto è proprio perché “si vorrebbe da un lato seguire una linea molto conservatrice, ma dall’altra parte si è costretti a scendere a patti con i socialdemocratici”. Ecco perché il cancelliere deve garantire il 30 per cento su base nazionale: “Finché ci riuscirà, continuerà a essere sostenuto”. Aprire a destra all’AfD oggi non è un’opzione. Certo, nel partito ci sono esponenti come Saskia Ludwig che chiedono di togliere il “cordone sanitario” steso attorno al partito sovranista, “ma questo non avverrà, non almeno a livello programmatico. Posizioni come quella della signora Ludwig sono singolari”, continua il professore. “Quello che vediamo, però”, aggiunge, “e bisogna dirlo sempre nello stesso contesto, è che nei consigli comunali delle regioni orientali, là dove l’AfD è molto forte, si stanno già verificando diverse forme di collaborazione fra i due partiti, e non potrebbe essere altrimenti”. Diverso è il livello regionale o nazionale. Qua per adesso il cordone sanitario regge: “Lo ha confermato lo stesso Merz nel suo discorso al congresso poco fa”.

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