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l'editoriale dell'elefantino
Il principe e il diavolo. Il problema nell'algoritmo impazzito del dossier Epstein è che tutto si mescola
Colpa e tentazione, perversione e vanità. Quando le carte sono tantissime la questione del discernimento diventa dirimente. Dopo il culmine drammaturgico dell’arresto del principe Andrea, chissà che cosa seguirà nella prossima scena
Il caso Epstein ha raggiunto ieri un altro culmine drammaturgico con l’arresto del principe Andrea, figlio prediletto della grande Elisabetta II, o Andrew Mountbatten Windsor, come ridenominato dal re Carlo III e da altri monarchici che inseguono il brusio dei titoli reali (Prince in/Prince out come vuole il sovrano). Marjorie Taylor Greene, una deputata della Georgia che si era mischiata assai con i teorici della cospirazione del celebre QAnon e del Pizzagate, quelli che i Clinton e altri democratici “nazisti” facevano le messe nere pedofile in un seminterrato di una pizzeria di Washington, prima sostenitrice sfegatata e poi “traditrice” di Trump per aver invocato la pubblicazione integrale degli Epstein files, aveva notato che, stringi stringi, nessun maschio del giro predatorio era stato arrestato. Ora è accontentata dalla Thames Valley Police, sebbene per accuse che riguardano la violazione, in combutta con Epstein, del codice di riservatezza dei funzionari di stato nel ramo del commercio internazionale. Chissà che cosa seguirà nella prossima scena. Di gente esposta ce n’è in abbondanza, la crema della crema delle classi dirigenti di finanza, accademia, politica e star system, e una pletora di avvocati, giornalisti investigativi, testimoni a vario titolo, cercatori d’oro frammisto a sterco, è vivacemente incline a esporre chi deve essere esposto.
Il caso Epstein è aperto, un open secret, dal 2008 almeno, quando il finanziere amico dei rich and famous, e per esempio di Donald Trump e di Elon Musk, fu arrestato e finì in galera in Florida per sex trafficking. Riuscì a comporla, la sua faccenduola, perché in America tutto si contratta, anche i dettagli del processo di giustizia secondo procedure legali complicate che portano ad accertare la verità possibile e alla emanazione di condanne con la stessa facilità con cui portano talvolta a occultare responsabilità penali e insabbiarle secondo la legge. Un sistema flessibile, di cui il finanziere approfittò largamente e che gli consentì di sopravvivere alla vergogna. Poi, dopo una fallita indagine con tanto di teste d’accusa e documentazione fotografica, e il teste era Jean-Luc Brunel, lo scout francese di Sharon Stone (vicenda perfettamente professionale e legale) e delle minorenni o giù di lì di ogni parte del mondo tratte in cattività di vita e sessuale per favorire le voglie del suo committente Epstein e del circolino dei potenti (provò a incastrare il socio nel 2016, poi rinunciò), nel 2019 il secondo arresto, lo scandalo mondiale, la galera a Manhattan, il suicidio o giù di lì. E forse stavolta “gli parve che la vergogna dovesse sopravvivergli”. Così è stato. Faranno seguito il suicidio in carcere di Brunel nel 2022 e il suicidio della principale testimone e vittima delle violenze sessuali, l’australiana Virginia Giuffre nel 2025. L’indagine è ormai cosa di morti più che di vivi. Che Epstein fosse il capo di una banda di predatori e un lobbista onnipresente ma non onnipotente, uno che alla fine realizzò ben poco e compì parecchio male la sua parabola denaro & donne si sa, carte alla mano.
Il problema è appunto nelle carte. Quando sono tante, tantissime, troppe, a milioni, quando mescolano frequentazione e complicità, colpa grave e tentazione spiccia, perversione e vanità, combriccola e associazione delinquenziale, la questione del discernimento diventa dirimente. E nell’algoritmo impazzito del Grande Dossier Mondiale, come in piccolo nella storiaccia italiana della P2 o nella altrettanto universale persecuzione della chiesa cattolica e dei suoi preti, tutto si mescola, il discernimento combatte con l’occhio avidamente strumentale, e il diavolo è ovviamente nel dettaglio, salvo che il dettaglio è il diavolo in persona.