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risiko e schermi
Controfferte, penali, Trump. La saga Warner Bros non finisce mai
Netflix si trova in una posizione di forza, Paramount cerca di ritrovare un dialogo, e la partita si fa sempre più politica. Tutti gli occhi sulla riunione con gli azionisti fissata al 20 marzo
La parola fine sulla vendita del gruppo Warner Bros Discovery (Wbd), che controlla l’omonimo studio cinematografico, la piattaforma streaming Hbo Max, recentemente arrivata in Italia, e alcuni canali via cavo tra cui la Cnn, non accenna a essere scritta. Due mesi fa il board dell’azienda aveva accettato l’offerta di Netflix, arrivata a 27,75 dollari per azione, per un totale, debiti inclusi, di 82 miliardi di dollari. Il gigante dello streaming, però, non comprerebbe tutto: ha infatti messo gli occhi solo sugli studios e su Hbo Max, mentre i canali via cavo resterebbero fuori. Warner ha interesse a costituire una nuova azienda che li comprenda, Discovery Global.
Infastidita per non essere stata considerata interlocutrice alla pari di Netflix, la Paramount, di proprietà di David Ellison, miliardario figlio del fondatore di Oracle Larry e oggi vicino all’Amministrazione Trump, ha rilanciato con una scalata ostile. Ha presentato una propria offerta, direttamente agli azionisti, da 30 dollari per azione, per un valore totale, debiti inclusi, di 108 miliardi. Il sostegno finanziario a questa offerta è dato per 54 miliardi da varie banche statunitensi, mentre il restante da Larry Ellison, dal fondo d’investimento Redbird Capital e dai fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi. La grande differenza è che Ellison vuole tutto, canali via cavo compresi. Nei giorni scorsi è stata annunciata a Warner la volontà di salire ancora nell’offerta. Per questo, Netflix ha concesso a Warner sette giorni di tempo per conoscere la nuova offerta di Ellison, proprio perché si trova in una posizione di forza: secondo l’accordo già firmato, Netflix ha il diritto di pareggiare un’eventuale offerta maggiore e, in caso di ripensamenti del board di Wbd, intascherebbe una penale di 2,8 miliardi di dollari. Nonostante la ripresa dei contatti, Warner ha informato gli azionisti di ritenere ancora migliore l’accordo con Netflix.
Dopo le accuse di scalata ostile, Paramount sta cercando di ritrovare un dialogo. Ha affermato che, se Wbd accettasse la sua offerta, pagherebbe la penale dovuta a Netflix e si impegnerebbe a risarcire Warner di 25 centesimi per azione se l’acquisto non fosse chiuso e approvato dagli enti regolatori entro il 31 dicembre 2026. Questo perché Paramount ritiene di trovarsi in una condizione migliore di Netflix in materia di antitrust e scommette sul fatto che il governo darà il suo assenso alla fusione in tempi rapidi. E qui la partita si fa politica: oltre a una vicinanza con Trump, Paramount ha appena annunciato l’assunzione come vicepresidente della global public policy di Rene Augustine, ex avvocata dell’Amministrazione Trump e, durante il primo mandato presidenziale, con un ruolo proprio nella divisione del dipartimento di Giustizia che si occupa di politiche antitrust. Trump continua a dire di non essere coinvolto in queste dinamiche, ma a novembre aveva incontrato il ceo di Netflix, Ted Sarandos, mentre pochi giorni fa ha avuto un colloquio con David Ellison.
Netflix non ritiene fondata l’affermazione di Paramount sulle maggiori possibilità di fusione e ritiene che la compagnia di Ellison non abbia alcuna corsia preferenziale: Sarandos ha detto che Paramount avrebbe fatto una campagna di disinformazione. Netflix sarebbe preferita da Wbd, nelle parole del chairman di Warner Di Piazza, “per il maggior valore dell’offerta, il percorso chiaro per ottenere l’approvazione regolatoria e le maggiori protezioni per gli azionisti”. Secondo alcuni analisti della banca d’investimento Raymond James, però, se la nuova offerta di Paramount, che scopriremo in questi giorni, salisse a circa 33 dollari per azione, dai 30 odierni, sarebbe difficile per il board di Warner giustificare agli azionisti, a livello economico, la preferenza di Netflix.
Il tempo non è più molto: il 20 marzo è prevista la riunione con gli azionisti che dovrebbe confermare l’accordo già in essere con Netflix. Il gigante dello streaming, in fondo, si trova in una posizione di vantaggio: può pareggiare la nuova offerta, uscire dallo stallo con circa 3 miliardi garantiti o dimostrare di essere sempre stata la più solida offerta di acquisto.