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Negli Stati Uniti

Trump non ha abolito il ministero dell'Istruzione, lo ha rafforzato

Matteo Muzio

Il disegno di legge omnibus per finanziare il governo federale non solo nasconde tra le sue pieghe un finanziamento di 79 miliardi di dollari destinato proprio al dipartimento di Linda McMahon, ma vieta anche di "implementare o a riorganizzare una riduzione o una decentralizzazione del personale"

Donald Trump lo aveva detto e ripetuto: se fosse tornato alla Casa Bianca, avrebbe realizzato il vecchio sogno repubblicano di abolire il dipartimento dell’Istruzione. E, con un ordine esecutivo emanato il 20 marzo 2025, l’inquilino della Casa Bianca sembrava voler davvero dare seguito a uno dei pochi elementi che lo accomunano al suo predecessore repubblicano Ronald Reagan. Nel suo solito modo plateale, aveva detto alla sua segretaria all’Istruzione Linda McMahon di volere “che rimanesse presto senza lavoro”. L’ex amministratrice unica della Wwe, la maggiore organizzazione del wrestling statunitense e già a capo dell’agenzia per le piccole e medie imprese durante la prima Amministrazione Trump, aveva annuito entusiasta – è stata la prima presidente del think tank ipertrumpiano America First Policy Institute nell’aprile 2021, periodo in cui Trump era diventato infrequentabile per la maggior parte dei repubblicani. Com’è noto, Trump premia la fedeltà, specie nell’incoerenza, e così, a quasi un anno di distanza, la posizione di McMahon appare più salda che mai.

 

Il disegno di legge omnibus per finanziare il governo federale firmato dal presidente Trump lo scorso 5 febbraio nasconde tra le sue pieghe un finanziamento di 79 miliardi di dollari destinato proprio al dipartimento dell’Istruzione. Ci sono 200 milioni in più rispetto al finanziamento varato un anno fa e 12 miliardi in più rispetto alla prima bozza presentata a inizio 2026. E pensare che lo scorso novembre McMahon aveva annunciato il passaggio di due uffici interni, quello per l’istruzione elementare e media verso il dipartimento del Lavoro, e l’ufficio per l’istruzione dei nativi americani verso il dipartimento del Demanio. Quindi come mai un ministero dimagrito richiederebbe un budget rafforzato? Mistero. Possibile però che, nel silenzio, i repubblicani abbiano ceduto a un lavoro di lobbying dei democratici. Nella legge, infatti, si proibisce esplicitamente di utilizzare quei fondi per “alcuna attività correlata a implementare o a riorganizzare una riduzione o una decentralizzazione del personale o che ne alteri la struttura e la funzione”. Non solo: il testo afferma pure che “il dipartimento dovrà sostenere un giusto numero di dipendenti” per “condurre programmi, progetti e attività” finanziate dal Congresso.

 

E infine, un divieto assoluto di allocare i fondi in altri agenzie federali. La prima lettura è che ancora una volta le promesse di Donald Trump difficilmente vengono mantenute quando non hanno un riscontro politico (e del resto una grafica diffusa dai social del dipartimento esalta il presidente come “grande sostenitore” dell’istruzione). La seconda è che se le leggi non passano dal Congresso, anche un uso abnorme dei decreti esecutivi alla fine resta lettera morta (e serve solo a fomentare il pubblico Maga, l’unico che ancora crede ciecamente a tutto ciò che Donald Trump afferma). Terzo, in questo momento non si vuole dare alcuno spazio di manovra al deputato Thomas Massie, arcinemico di Donald Trump per quanto riguarda la mancata trasparenza sulla diffusione dei file sul caso Epstein e primo firmatario di un disegno di legge per abolire il dipartimento. Provvedimento mai approdato nemmeno in commissione.

 

Anche in questo caso, c’è un filo rosso che unisce Trump ad altri repubblicani prima di lui: a cominciare da Ronald Reagan, che durante la campagna elettorale del 1980 aveva promesso di abolire quel ministero voluto dal rivale Jimmy Carter quale simbolo della burocrazia di Washington. Otto anni dopo, alla fine del suo secondo mandato, chiedeva di aumentarne i fondi. Stesso percorso da parte di George W. Bush, che lo aveva utilizzato per sostenere il programma “No Child Left Behind”. Altri esponenti, come il deputato Ron Paul, avevano promesso di abolirlo, ma sembrava una classica sparata da campagna elettorale. Com’è stata anche quella di Donald Trump nel 2024, che ha realizzato che non si può disfare di un dipartimento senza lavorare attraverso il potere legislativo.

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