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In francia
Il caso Deranque imbarazza la gauche: l'assistente di Raphaël Arnault tra i fermati
A Lione l’omicidio del militante della destra identitaria diventa un caso politico nazionale: Jacques-Élie Favrot, collaboratore del deputato della La France insoumise, non è più una comparsa ma uno dei nomi chiave dell’inchiesta. Interrogato anche un altro assistente
Parigi. A sei giorni dalla morte di Quentin Deranque, studente di matematica di 23 anni e militante della destra identitaria lionese massacrato di botte e lasciato esanime su un marciapiede da almeno sei militanti dell’ultrasinistra, si aggrava la posizione di Jacques-Élie Favrot, l’assistente parlamentare del deputato della France insoumise (Lfi) Raphaël Arnault. Colui che aveva annunciato tramite il suo avvocato di voler sporgere denuncia per diffamazione “contro tutti coloro che lo accusano di essere responsabile della morte di Quentin Deranque”, è una delle undici persone fermate martedì pomeriggio e mercoledì mattina dagli agenti della Bri (Brigade de Recherche et d’Intervention, corpo speciale della polizia francese), e poste in stato di fermo. Peggio. Favrot non solo era presente al durante il linciaggio, ma avrebbe anche inferto i colpi mortali assieme ad altri cinque fermati. “Era uno dei principali obiettivi dell’operazione di martedì. Non è un sospettato secondario o marginale”, ha detto al Figaro una fonte vicina all’inchiesta. La procura di Lione, sollecitata dal quotidiano conservatore, ha confermato che l’assistente parlamentare è attualmente interrogato “nell’ambito del caso della morte di Quentin Deranque”. Lunedì la presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha deciso di sospendere a titolo precauzionale “il diritto di accesso” in aula a Jacques-Élie Favrot. “La sua presenza potrebbe causare problemi di ordine pubblico”, ha dichiarato Braun-Pivet. Attraverso un comunicato, l’avvocato di Favrot, Bertrand Sayn, aveva annunciato domenica che il suo assistito “si dimette dalla carica di assistente parlamentare per tutta la durata delle indagini”, con un’aggiunta: “Minacciato di morte dall’estrema destra in tutto il Paese e in Europa, non può svolgere correttamente le sue funzioni”. Ma difficilmente tornerà a sedere sui banchi dell’Assemblea nazionale. Membro del collettivo di estrema sinistra della Jeune Garde, fondato nel 2018 dal suo datore di lavoro Raphaël Arnault e sciolto lo scorso anno dal ministero dell’Interno, Favrot era finito nel registro degli schedati “S” (la lettera con cui l’intelligence marchia gli individui considerati pericolosi per la sicurezza dello stato) per le sue azioni violente. Secondo le informazioni del Figaro, Favrot sarebbe inoltre noto alle forze dell’ordine per almeno quattro reati, tra cui “furto”, “detenzione di armi” e “lesioni personali”. Ieri il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli ha segnalato che Raphaël Arnault era a Roma il 7 gennaio 2026 “a presidiare una manifestazione antifascista contro l’anniversario della strage di Acca Larenzia. Di questa presenza abbiamo trovato il video nel quale con virulenza davanti al centro sociale Alberone chiama alla difesa antifascista di Roma accusando il presidente del Consiglio Meloni come responsabile della recrudescenza e la crescita dei movimenti neofascisti e neonazisti”. “Nonostante la sua pericolosità fosse stata ampiamente nota, il presidente dell’VIII municipio del Comune di Roma Amedeo Ciaccheri di Avs, uomo dei centri sociali capitolini, ha donato una targa con il logo ufficiale del Comune, ad Arnault. In una delle immagini sui social di quel giorno, il presidente Ciacchieri si è fatto riprendere con il collaboratore di Arnault, Jacques-Élie Favrot, presunto responsabile del pestaggio e dell’uccisione di Quentin Deranque”, ha aggiunto Rampelli, che ha depositato una seconda interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ha chiesto un’informativa urgente in aula del ministro sui collegamenti tra antifà francesi e italiani. Altri quattro dei sei principali sospettati, anch’essi militanti della Jeune Garde, sarebbero schedati “S” e attivamente sorvegliati dai servizi segreti. Non farebbe parte del gruppo antifà che ha ucciso il militante della destra identitaria, ma c’è un altro collaboratore di Raphaël Arnault nel mirino degli inquirenti. Si tratta di Robin Chalendard, anch’egli membro della Jeune Garde e noto con il nome di Robin Michel in qualità di assistente del deputato Lfi. Secondo le informazioni del Figaro, Chalendard sarebbe stato interrogato per “favoreggiamento di un criminale sfuggito all’arresto o alle ricerche”. In altre parole, gli investigatori lo accusano di aver dato rifugio o fornito un alloggio a uno degli imputati del caso, probabilmente al suo collega Jacques-Élie Favrot. Su France Info, questa mattina, la portavoce del governo francese Maud Bregeon ha invitato la France insoumise a prendere provvedimenti contro il deputato Arnault. “Chiedo alla presidente (del gruppo parlamentare Lfi, ndr) Mathilde Panot di escludere Raphaël Arnault dal suo gruppo, almeno temporaneamente, per dare un segnale chiaro e dire no alla violenza”, ha dichiarato Bregeon. In mattinata, la sede parigina del partito di Jean-Luc Mélenchon è stata brevemente evacuata per un allarme bomba. Secondo una dipendente di Lfi contattata da Libération, l’evacuazione è avvenuta in seguito alla ricezione da parte della polizia di un’e-mail con toni minatori che faceva direttamente riferimento alla morte di Quentin Deranque. “Ho appena piazzato degli esplosivi nei vostri locali, ho fatto bene il mio lavoro (di notte) in modo che non possano essere trovati, vi ucciderò tutti”, si legge nell’e-mail. A mezzogiorno, dopo l’intervento sul posto della polizia, i dipendenti di Lfi sono rientrati in ufficio.