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Banca di Francia o politica? Il futuro di Christine Lagarde

Stefano Cingolani

La presidente della Banca centrale europea può lasciare in anticipo per fare un favore a Macron. In questo modo il presidente francese potrebbe scegliere il successore insieme al cancelliere Merz. Il bilancio dei suoi risultati alla Bce

Lascia o non lascia? Christine Lagarde sfoglia la margherita? Il Financial Times ha scritto che la presidente della Bce sarebbe pronta a dimettersi prima della scadenza. E’ stata eletta nel novembre 2019, dovrebbe passare il testimone nell’ottobre 2027, ma secondo il quotidiano britannico, vorrebbe mollare forse già quest’anno. Dal quartier generale di Francoforte non è arrivata una smentita vera e propria: nessuna decisione è stata ancora presa, la presidente è concentrata nel suo lavoro. Decisione no, ma tentazione questo sì. La risposta appare meno categorica rispetto allo scorso anno, quando indiscrezioni simili erano state neutralizzate con una dichiarazione ufficiale secondo cui Lagarde era “pienamente determinata a completare il mandato”. Che cosa è cambiato?

 

In primo luogo, si è ingarbugliata senza dubbio la situazione politica in Francia. Emmanuel Macron scade nella primavera del prossimo anno e gli equilibri politici sono segnati dalla tenaglia tra due populismi: quello di Marine Le Pen rappresentata da Jordan Bardella, e quello di Jean–Luc Mélenchon, mentre si stanno rimescolando le carte anche nell’establishment centrista. Si è messo in pista per l’Eliseo l’ex primo ministro Dominique de Villepin “per salvare l’Europa”. Era stato primo ministro dal 2005 al 2007, ma come ministro degli esteri nel 2003 aveva solennemente detto no all’invasione americana dell’Iraq. Ha annunciato le sue dimissioni anche François Villeroy de Galhau, presidente di Banque de France, una decisione inattesa. Lagarde aveva già detto a Macron che lei voleva rimanere alla Bce solo cinque anni, ma il presidente le aveva riposto che doveva restare per tutti gli otto anni del suo mandato. Ora potrebbe aspirare alla poltrona della Banca di Francia o scendere direttamente in politica? Le ipotesi sono molte come le ambizioni. Una delle spiegazioni fornite anche dal Financial Times è che in questo modo Lagarde consentirebbe a Macron di scegliere il successore insieme al cancelliere Merz. E’ sempre stato il duo franco–tedesco a decidere sul banchiere centrale dell’Eurolandia, tra il mugugno di tutti gli altri governi.

 

Nel 2019 lo scambio di coppia coinvolse sia Bruxelles, dove Angela Merkel piazzò Ursula von der Leyen al vertice della commissione Ue, sia Francoforte dove Macron inviò Madame Lagarde. L’eventualità che Bardella o Mélenchon possano prendere possesso dell’Eliseo fa tremare le vene ai polsi. Il toto–governatori vede un testa a testa tra lo spagnolo Pablo Hernández de Cos e l’olandese Klaas Knot anche se un olandese, Wim Duisenberg, è stato a Francoforte proprio agli esordi dell’euro. Il primo avrebbe il sostegno francese, l’altro il placet tedesco. Già si comincia a buttar giù un primo bilancio della gestione Lagarde che non ha un passato di banchiere. Avvocato di grido, Christine Lallouette (suo cognome da nubile) è stata ministro del commercio estero con Villepin (potrebbe aspirare al posto di primo ministro nel caso di una presidenza Villepin?) e dell’economia con François Fillon. L’allora presidente Sarkozy l’aveva spedita al Fondo monetario dopo una condanna del tribunale dei ministri per aver favorito il sulfureo uomo d’affari Bernard Tapie. Aveva da pochi mesi preso il posto di Mario Draghi ed ecco arrivare la pandemia che blocca l’intera economia europea. Poi l’invasione russa dell’Ucraina che scatena una crisi del gas e un’impennata dell’inflazione fino all’11 per cento annuo nel 2022. Lagarde sentenzia che era una fiammata momentanea e non alza i tassi d’interesse, a differenza da quel che aveva fatto la Federal Reserve. E’ il suo più grave errore. Costretta a ricredersi, aumenta i tassi dallo 0,5 per cento a 4, un colpo duro che riporterà l’inflazione vicino al target del 2 per cento, ma in ritardo e con un effetto depressivo sull’economia.

 

L’Eurolandia s’è avviata così verso una fase di sostanziale stagnazione aggravata dalla pur breve recessione tedesca. Acer in fundo, arrivano i dazi di Donald Trump il cui impatto nel primo anno è stato meno grave del previsto, ma ha comunque inchiodato l’Eurozona ad un modesto 1,3 per cento di crescia mentre gli Usa sia pur in rallentamento sono al 2,3. Dopo i fuochi d’artificio di Mario Draghi, quelli di Madame Lagarde sembrano fuochi fatui.

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